Mega paperoni si diventa: Cina batte Usa

Sul podio del re del solare con 26 miliardi

Cecilia Attanasio Ghezzi, Il Fatto quotidiano redazione • 4/2/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza nel mondo, Studi, Rapporti & Statistiche • 786 Viste

Pechino Il numero di ricchi continua ad aumentare. Secondo la lista Hurun 2015, il Forbes cinese, i miliardari nel mondo sono 2.089, 222 in più rispetto allo scorso anno. E circa la metà è originaria degli Usa (537) o della Cina (430). I dati Hurun, oltre a raccontarci lo scontro tra le economie che si contendono il primato mondiale, ci mostrano come la mobilità sociale sia però tutta concentrata a Oriente. Quest’anno la Repubblica popolare si aggiudica il primo posto per numero di paperoni “self made” ovvero quelli che sono partiti da zero, senza poter contare su nessun patrimonio di famiglia. Sono 395 su 430, più del 90%. Tra di loro anche 35 donne, la metà del numero globale. Ci sono poi 72 nuovi cinesi nella lista (contro i 56 americani) e sempre cinese è l’uomo che ha visto crescere maggiormente la sua ricchezza. Si tratta di Liu Qiangdong, proprietario di Jd.com?, l’azienda di ecommerce che comincia a far seria concorrenza ad Alibaba, il gruppo fresco dell’Opa più grande della storia. Il suo patrimonio è quadruplicato: dagli 1,5 miliardi di dollari dell’anno scorso ai 6,7 di quest’anno. E la concorrenza si sente. Jack Ma, che è appunto il patron di Alibaba, è sceso dal primo al terzo posto del podio cinese, nonostante a settembre avesse guadagnato 25 miliardi di dollari dalla quotazione a Wall Street della sua creatura.
IL PRIMATO quest’anno spetta al re del solare, Li Hejun che con i suoi 26 miliardi di dollari si colloca al 28esimo posto a livello globale. La sua azienda Hanergy è leader nel settore cinese del fotovoltaico (anche se ancora non è riuscita a dare una risposta convincente all’inchiesta sul Financial Times che lo scorso mese la accusava di “pratiche non convenzionali”). Al secondo posto si piazza Wang Jianlin, presidente del gruppo immobiliare Wanda con un patrimonio stimato in 25 miliardi di dollari, interessi nelle sale cinematografiche Usa e una quota del 20% nell’Atletico Madrid.
Sembra proprio che il baricentro del mondo stia cambiando, ma la massiccia presenza di cinesi tra i miliardari non deve farci dimenticare che la maggior parte dell’1,3 miliardi di cittadini dell’ex Celeste Impero ha un Pil pro capite al di sotto della media mondiale. Se si prende in considerazione questo dato, infatti, la Cina si colloca solo al 90esimo posto. Non stupisce che una delle dieci parole scelte dallo scrittore Yu Hua per descrivere la Cina d’oggi sia proprio “disparità”. Per dirla come lui “è come se fossimo seduti in un teatro bizzarro dove, contemporaneamente, su una metà del palco va in scena una commedia e sull’altra una tragedia”.

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