In piazza per la Gre­cia e anche per noi

In piazza per la Gre­cia e anche per noi

È per la nostra vita che mani­fe­stiamo domani, a Roma, con­tro le poli­ti­che dell’Europa, che ne decide per tutti. Il nuovo governo greco ha il corag­gio e il merito di com­bat­terle per tutte e tutti. Un governo di sini­stra – certo in alleanza con un par­tito di destra come Anel – che per­se­gue un chiaro pro­gramma: pro­teg­gere le per­sone col­pite dalla crisi, miglio­rarne la vita per quanto pos­si­bile. Senza porsi obiet­tivi “finti” e con­fu­sivi, che nei decenni pas­sati hanno preso il nome di riforme e modernizzazione.

Con il risul­tato di distrug­gere quell’insieme di norme e wel­fare che ave­vano fatto dell’Europa un esem­pio da addi­tare, un posto dove valeva la pena di vivere.

Oggi a deci­dere è quella spe­cie di super-governo che è la Troika: com­po­sta dai tre orga­ni­smi non demo­cra­tici, mai eletti — Bce, Fmi, e Com­mis­sione Euro­pea — che hanno det­tato i para­me­tri e le regole a cui gli stati e i popoli si devono atte­nere. Anche quando scel­gono diver­sa­mente, attra­verso le ele­zioni, come in Gre­cia. Super-governo senza con­trolli con cui il governo Tsi­pras si rifiuta di trat­tare, vero punto poli­tico di que­sto con­fronto durissimo.

Per que­sto andiamo in piazza. Per ridare fiato alla respon­sa­bi­lità poli­tica, al pro­getto di un’Europa che mette al cen­tro la poli­tica, non l’ottuso per­se­gui­mento del pareg­gio di bilan­cio, ricetta eco­no­mica in salsa tede­sca. Una ricetta pesante: può ucci­dere, invece di sal­vare. Lo vediamo nel nostro mare, con tra­gica rego­la­rità, ogni volta sem­pre peg­gio. Quale logica può spin­gere in mare nel gelo e la tem­pe­sta su impro­ba­bili gom­moni, se non la dispe­ra­zione e la vio­lenza alle spalle? Per con­te­nere le spese, per sanare i debiti, non si può aiu­tare chiun­que ha biso­gno. Que­sto il man­tra euro­peo di cui il governo ita­liano si fa volen­te­roso interprete.

È anche per que­sto che mani­fe­stiamo per la Gre­cia. Per quel nobile e gene­roso impulso che spinge ad andare in soc­corso di chi ha biso­gno, e che solo una radi­cata cru­deltà del cuore può qua­li­fi­care sprez­zante di buo­ni­smo, come se soc­cor­rere per­sone che muo­iono assi­de­rate in mare sia segno di stu­pi­dità o peg­gio, di qual­che oscura colpa, come la parola debito in tede­sco. La seconda spinta, quella che fa met­tere radice alla scelta gene­rosa del soste­gno, è com­pren­dere che tutto que­sto ci riguarda. Qui, in Ita­lia, noi ita­liani e ita­liane. Per­ché l’Europa è il tea­tro della poli­tica, nell’ampio spa­zio comune in cui che si pos­sono dispie­gare i con­flitti che i con­fini nazio­nali ren­dono asfit­tici, schiac­ciati dalla dop­pia pres­sione e del gioco delle parti tra governi nazio­nali e istanze euro­pei. Siamo in Europa, affrontiamola.

La lotta della Gre­cia è la nostra lotta. E, forse può sor­pren­dere, lo dico come donna ita­liana, sfi­dando le cri­ti­che risen­tite di tante donne al governo greco, delu­dente mono­lite della cit­ta­della maschile della poli­tica. Scelta che ovvia­mente non con­di­vido, e ritengo vada tenuta sotto attenzione.

Ancor più del governo mono­ses­suato al maschile, il vero punto di discus­sione sono le prio­rità, il rischio che il gioco duro dell’economia renda tutto il resto secon­da­rio. Com­prese le rela­zioni uomo-donna, e tutta la cri­tica al patriar­cato svi­lup­pata dai diversi fem­mi­ni­smi ne risulti depo­ten­ziata. È un dub­bio, forse anche un timore, che attra­versa molte donne. Di sen­tirsi ricac­ciate alla con­di­zione di pro­blema secondario.

Credo invece che com­bat­tere la crisi sia un’occasione. Un’occasione poli­tica. Pro­prio per­ché è in gioco come si vive, quali sono le rela­zioni tra donne, uomini, gene­ra­zioni, sessi, generi. Nel futuro. Che cosa è la vita, se non que­sto? Il livello ele­men­tare del vivere: avere da man­giare, dove dor­mire, un tetto sulla testa, prov­ve­dere ai pro­pri cari, avviene nelle rela­zioni che si hanno.

La crisi, l’avvento del nuovo mondo del finanz-capitalismo le ha messe tutte sot­to­so­pra. È quello che viene defi­nito bio­po­li­tica, quel patto ori­gi­na­rio su cui si è fon­data la moder­nità sta­tuale e sociale, è stata but­tata all’aria dal neo­li­be­ri­smo. L’unica donna del governo greco, l’unica che appare nella foto­gra­fia è la vice-ministra del lavoro Rania Anto­nou­po­los, (ricavo le infor­ma­zioni dall’articolo di di Roberta Car­lini su www?.inge?nere?.it): pro­pone misure inno­va­tive, di job gua­ran­tee, lavori a basso com­penso e a ter­mine, finan­ziati dallo Stato.

Non è que­sta la sede per discu­terne, c’è più di un’obiezione pos­si­bile. Mi inte­ressa qui indi­care l’approccio inno­va­tivo: che sa che i lavori com­pen­sati nel set­tore dei ser­vizi, gene­rano a loro volta nuovi lavori e ric­chezza. È una visione della vita, delle rela­zioni, molto diversa da quella che fonda tut­tora le nostre poli­ti­che. È un pos­si­bile punto di par­tenza, per pren­dersi cura della vita, e di una poli­tica che parta dalla vita come è, ora. Molte donne, molte fem­mi­ni­ste di diverse gene­ra­zioni (non ne fac­cio l’elenco, non vor­rei dimen­ti­carne nes­suna) hanno fir­mato l’appello, saranno sabato a Roma. Con la Gre­cia, per cer­care lo spa­zio comune della politica.



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