Ucraina, la sfida di Kerry “Soluzione diplomatica ma Putin accetti la sovranità di Kiev”

by redazione | 9 Febbraio 2015 9:13

SEGRETARIO Kerry, alla conferenza di Monaco il vicepresidente Biden ha detto che gli Stati Uniti avrebbero fornito assistenza all’Ucraina. Nelle sue parole c’era un’accusa implicita su ciò che la Russia sta facendo. Quand’è che gli Stati Uniti forniranno più assistenza e artiglieria pesante all’Ucraina?
«Non posso dire con precisione ciò che sarà fornito, ma non ho dubbi che all’Ucraina saranno destinati ulteriori aiuti, di natura economica e non solo. Lo facciamo perché ci rendiamo conto che non esiste una soluzione militare. La soluzione è politica e diplomatica, ma il presidente Putin deve accettare un’offerta. Noi siamo impegnati a difendere a qualsiasi costo la sovranità e l’integrità dell’Ucraina».
Ritiene che il presidente Putin si stia comportando in maniera razionale?
«Non ho intenzione di parlare di carattere. Putin sta lasciando alla comunità globale un’unica alternativa: continuare a imporre nuove sanzioni o fornire ulteriori aiuti all’Ucraina. Mi auguro che a un certo punto si renda conto che non sta solo danneggiando l’ordine mondiale, ma sta anche creando enormi danni alla Russia. Sono convinto del fatto che con il tempo ciò si ritorcerà contro di lui, e contro la Russia. Sta giocando la carta del nazionalismo, ma la gente in definitiva vuole solo vivere una vita migliore».
Cambiamo scenario: a che punto sono gli Usa nel cammino verso l’obiettivo di indebolire e in ultima istanza distruggere l’Is?
«Siamo sulla buona strada. Ne sono assolutamente convinto. La coalizione è forte e più determinata che mai, in particolare all’indomani dell’uccisione del pilota giordano. Il 22% delle zone popolate in mano all’Is sono già state riprese solo con gli sforzi dell’esercito iracheno, che è stato riaddestrato e messo nelle condizioni di rila prendersi alcuni territori. Abbiamo fatto fuori una parte significativa della dirigenza dell’Is. Le loro strutture sono state attaccate e non sono più in grado di comunicare apertamente come prima, né possono più spostarsi in convogli come facevano prima. Rimane ancora molto da fare. Lo abbiamo detto sin dall’inizio: questa è un’operazione che richiede tempo. Ma siamo convinti che tutto si stia muovendo nella giusta direzione».
Non tutti concordano sul fatto che gli Usa stiano facendo abbastanza. Il capo
della provincia curda in Iraq, Barzani, ha detto di aver bisogno di maggiori aiuti. Qual è la sua risposta?
«La parola chiave non è “velocemente”. Barzani ha detto che la situazione con il tempo si risolverà. E noi abbiamo più volte sostenuto che ci vorrà del tempo. Il fatto è che l’esercito iracheno deve essere rimesso in piedi. Per vincere questa guerra occorrono truppe di terra, ed è chiaro che non saranno americane né europee. Saranno truppe irachene. È ciò che gli iracheni vogliono. Tuttavia, non sono ancora pronti a passare all’azione: per loro sarebbe un grave errore muoversi prima di essere pronti. Comprendo dunque l’impazienza di Barzani. I peshmerga si sono dimostrati particolarmente coraggiosi e audaci; noi abbiamo fornito loro enormi quantità di munizioni e armi. I nostri alleati stanno facendo altrettanto ».
Ma non è stata proprio la pazienza, l’attesa prolungata, a permettere all’Is di affermarsi? È perché non abbiamo reagito con sufficiente prontezza che adesso paghiamo il prezzo?
«L’Is è riuscito a prendere piede in Iraq soprattutto perché l’esercito era diventato un’entità settaria e perché purtroppo nelle zone sunnite non vi erano abbastanza persone in grado di tenergli testa. Vi sono dunque molte ragioni per le quali oggi ci troviamo dove ci troviamo. Dobbiamo renderci conto però che sin dal primo istante ci siamo dati da fare per sostenere l’Iraq e mettere insieme una coalizione».
Parliamo del nucleare iraniano. Gli Usa vogliono una soluzione “tutto o niente”, o esiste anche la possibilità di accettare temporaneamente l’attuale status quo ?
«L’unico caso in cui riesco ad immaginare che si possa accettare una proroga dell’attuale status quo è se si stabiliscono i dettagli di un accordo. Se nelle prossime settimane non riusciremo a stabilire i punti fondamentali che devono essere fissati, credo sarà impossibile prorogarlo». ( Copyright Nbc)
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