A Kiev è in corso la resa dei conti tra gli oligarchi

L’Ucraina fa par­lare di sé in que­sti giorni non sol­tanto per il con­flitto nel Don­bass che, se pur con inten­sità molto atte­nuata dopo l’incontro franco-russo-tedesco-ucraino a Minsk del 12 feb­braio scorso, non è com­ple­ta­mente ces­sato. Infor­ma­zioni su lotte al ver­tice tra oli­gar­chi politico-economici a Kiev, si affian­cano a noti­zie fune­bri pro­ve­nienti dai luo­ghi di «esi­lio» della ex lea­der­ship ucraina depo­sta dal golpe del feb­braio 2014.

È stata con­fer­mata ieri la morte del figlio di 34 anni del depo­sto pre­si­dente ucraino Vik­tor Janu­ko­vic, Vik­tor Vik­to­ro­vic Janu­ko­vic, ex depu­tato della Rada, avve­nuta lo scorso 20 marzo, men­tre si tro­vava in vacanza sul lago Baj­kal. Secondo le prime rico­stru­zioni, l’auto su cui Vik­tor Janu­ko­vic junior si tro­vava, in com­pa­gnia di altri tre ucraini, sarebbe spro­fon­data su una lastra di ghiac­cio del lago, risul­tata più sot­tile del pre­vi­sto e il figlio dell’ex Pre­si­dente, con la cin­tura di sicu­rezza allac­ciata, non è stato in grado di uscire in tempo dalla vettura.

A Kiev invece, sem­bra che si fac­ciano più acuti i con­tra­sti inte­stini pro­prio tra coloro che, con le san­gui­nose gior­nate della cosid­detta «Maj­dan», ave­vano estro­messo il legit­timo pre­si­dente Janu­ko­vic. Tra accuse reci­pro­che di con­trab­bando e di intesa con gruppi mala­vi­tosi, il cam­bio mana­ge­riale alla dire­zione di «Ukr­tran­snaft», la com­pa­gnia appa­ren­te­mente sta­tale che gesti­sce il tran­sito del petro­lio in Ucraina, sta creando serie diver­genze tra il presidente-oligarca Petro Poro­shenko e l’oligarca-governatore della regione di Dne­pro­pe­tro­vsk (tra i suoi titoli di merito, anche essere spon­sor di Pra­vij sek­tor) Igor Kolomojskij.

L’estromissione del diret­tore di «Ukr­tran­snaft» Alek­sandr Lazorko e la sua sosti­tu­zione con Jurij Miro­sh­nik sem­bra non sia andata giù a Kolo­mo­j­skij, che accusa il secondo di essere agli ordini di Poro­shenko, ma teme soprat­tutto di veder dra­sti­ca­mente tagliate le pro­prie entrate. Lazorko infatti avrebbe con­sen­tito a Kolo­mo­j­skij di rea­liz­zare affari d’oro con cen­ti­naia di migliaia di ton­nel­late di petro­lio che, invece di venir dirette verso il Don­bass (sot­to­po­sto a blocco eco­no­mico), sono finite nei depo­siti dell’oligarca-governatore.

Tra irru­zioni armate di Kolo­mo­j­skij e com­pa­gni nelle sedi di «Ukr­tran­snaft» e «Ukr­nafta», e con­tro­mi­sure di poli­zia ordi­nate da Poro­shenko, al momento la situa­zione non sem­bra affatto paci­fi­cata e nel con­fronto si sareb­bero inse­riti anche reparti del neo­na­zi­sta «Dnepr-1». E sul fronte del Don­bass, il ces­sate il fuoco in vigore da oltre un mese, non ali­menta pur­troppo spe­ranze in una pace sicura. I rap­pre­sen­tanti della Repub­blica di Done­tsk regi­strano vio­la­zioni da parte gover­na­tiva un po’ lungo tutta la linea di con­tatto tra le parti, con l’utilizzo di mor­tai e carri armati «Pan­tera nera», a detta delle mili­zie, di pro­du­zione straniera.

Que­sto, a dispetto delle dichia­ra­zioni di Poro­shenko, secondo cui l’Ucraina non è in grado di riap­pro­priarsi del ter­ri­to­rio del Don­bass con la sola forza delle armi, ma deve pun­tare sulla «reintegrazione».

Vero è che Poro­shenko, incon­tra­tosi con la Pre­si­dente lituana Dalia Gri­bau­ska­jte, ha detto di spe­rare nell’aiuto euro­peo in armi. E d’altronde, i rap­pre­sen­tanti di Done­tsk e Lugansk sono a dir poco cri­tici rispetto alle affer­ma­zioni pre­si­den­ziali sulla rein­te­gra­zione di ter­ri­tori che la Rada ha decre­tato «tem­po­ra­nea­mente occu­pati»; secondo il rap­pre­sen­tante di Lugansk Vla­di­slav Dej­nego, Kiev si appre­sta «a togliere di mezzo tutti noi e a ripor­tare le due Repub­bli­che sotto il pro­prio potere», a dispetto degli accordi di Minsk sullo sta­tus del Don­bass, il rispetto dei quali, secondo le mili­zie, deve essere garan­tito anche da Ger­ma­nia e Fran­cia, fir­ma­ta­rie dei rela­tivi protocolli.



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