Cina, corsa al riarmo La spesa militare cresce del 10 per cento

Cina, corsa al riarmo La spesa militare cresce del 10 per cento

PECHINO L’economia della Cina sta rallentando, ma la spesa militare continua a crescere: quest’anno «intorno al 10%», ha annunciato ieri la signora Fu Ying, portavoce del Congresso nazionale del popolo, la versione pechinese di Parlamento che si riunisce per la sessione del 2015 a Pechino. «Siccome è un grande Paese, la Cina ha bisogno di una forza militare capace di proteggere la sua sicurezza nazionale e il suo popolo; la storia ci ha insegnato che quando siamo rimasti indietro siamo stati attaccati, non lo dimenticheremo», ha spiegato la signora.
Secondo i dati pubblicati a Pechino, l’anno scorso per la macchina militare sono stati spesi 132 miliardi di dollari, con un incremento del 12,2% rispetto al 2013. L’aumento del 10% porterà il bilancio delle forze armate a 148 miliardi di dollari. Molti analisti occidentali sostengono che in realtà la Cina spende circa il doppio rispetto al dato ufficiale, ma anche se il sospetto è fondato, si tratterebbe sempre di una cifra decisamente inferiore rispetto ai 585 miliardi di dollari stanziati da Barack Obama per la difesa degli Stati Uniti.
L’Esercito popolare di liberazione conta 2,3 milioni di uomini e donne e un terzo della spesa serve a pagare i loro stipendi: per addestramento, vestiario, armamento, paghe, ogni soldato cinese costa 57 mila dollari, una frazione di quello che ricevono i colleghi-avversari americani.
Resta il fatto che Pechino continua a far lievitare la spesa militare a un passo superiore alla crescita della sua economia. Il Prodotto interno lordo l’anno scorso è salito del 7,4% e il budget della Difesa del 12,2. Nel 2015 il Pil potrebbe rallentare ancora, attestandosi al +7% e i generali potrebbero contare invece su uno stanziamento di tre punti superiore.
Qualcuno sospetta che dietro questi numeri si celi la necessità del presidente Xi Jinping di garantirsi la lealtà dell’Esercito popolare proprio mentre decine di ufficiali cadono sotto i colpi della campagna anti-corruzione. In carcere sono già finiti il vicepresidente della Commissione militare (equiparabile al capo di stato maggiore della Difesa) e il numero due della logistica. La settimana scorsa una nuova decimazione: la Commissione di disciplina del partito ha arrestato 14 generali. Xi, che presiede la Commissione militare, ordinando di accrescere la spesa per l’ammodernamento delle forze armate, dice alla «parte sana» dei suoi generali che il Paese ha bisogno di loro.
L’ammodernamento dell’arsenale cinese è modellato soprattutto sulla proiezione di forza ad alta tecnologia al di là dei confini. Sono la flotta sottomarina e gli aerei stealth a beneficiare dell’impegno economico ingente. E l’ascesa della flotta cinese ha provocato una reazione a catena nella regione. Il Vietnam ha acquistato dalla Russia 6 sottomarini, 6 fregate e 36 caccia Sukhoi; le Filippine si sono rivolte agli Usa per 12 jet e due pattugliatori navali. I governi di Hanoi e Manila hanno con Pechino un contenzioso sulle isole del Mar cinese meridionale e vogliono mostrare al grande avversario di non essere disposti a cedere senza battersi. India e Giappone vogliono tenere il passo e così New Delhi ha ordinato alla Francia 136 caccia Rafale e agli Usa 22 elicotteri Apache e 8 aerei P-8I Poseidon da sorveglianza marina. Tokyo ha in cantiere 4 portaelicotteri e ha comperato dagli alleati americani 42 caccia F-35 e 17 aerei a decollo verticale V-22 Osprey. Spese multimiliardarie. Per i mercanti d’armi il business è infinito.
Guido Santevecchi


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