Depenalizzare can­na­bis e immigrazione

È neces­sa­rio che in mate­ria di dro­ghe si segua il nuovo modello sta­tu­ni­tense e si opti deci­sa­mente per la lega­liz­za­zione della can­na­bis

Patrizio Gonnella, il manifesto redazione • 18/3/2015 • Carcere & Giustizia, Copertina, Droghe & Dipendenze • 1214 Viste

In car­cere c’è più spa­zio gra­zie alle riforme seguite alla sen­tenza di con­danna della Corte Euro­pea risa­lente a due anni fa nel caso Tor­reg­giani. C’è stato un calo signi­fi­ca­tivo della popo­la­zione dete­nuta e sono state date diret­tive per ren­dere più nor­mali e dun­que meno ves­sa­to­rie e umi­lianti le con­di­zioni di vita interna. Non è facile capire cosa acca­drà nell’immediato futuro.

Tutte le strade sono ancora per­cor­ri­bili. Quella che noi auspi­che­remmo è quella della depe­na­liz­za­zione, della decar­ce­riz­za­zione e dell’umanizzazione. Due esempi per tutti.

È neces­sa­rio che in mate­ria di dro­ghe si segua il nuovo modello sta­tu­ni­tense e si opti deci­sa­mente per la lega­liz­za­zione della can­na­bis e la decri­mi­na­liz­za­zione della vita dei consumatori.

Il qua­dro inter­na­zio­nale non è ostile. Gli inve­sti­ga­tori nostrani lo auspi­cano. Sarebbe una scelta di effi­cienza e libertà. Invece noi siamo ancora a tar­ta­gliare in chiave resi­sten­ziale di fronte alle fronde puni­tive capeg­giate da Gasparri e Giovanardi.

Un secondo esem­pio è dato dalle norme in mate­ria di immi­gra­zione. Anche qui avremmo biso­gno di un radi­cale cam­bio di para­digma nelle scelte legi­sla­tive al fine di ren­dere age­vole l’acquisizione e la con­ser­va­zione del titolo di sog­giorno nel nostro Paese sulla sola base del rico­no­sci­mento del per­corso di vita del sin­golo indi­vi­duo. L’ingresso o la per­ma­nenza irre­go­lari non costi­tui­scono oggi più reato ma cen­ti­naia di migliaia di per­sone vivono in cir­cuiti for­zo­sa­mente ille­gali dove è facile che si opti per la via breve del reato.

Le due que­stioni – dro­ghe e immi­gra­zione — sono fra loro con­nesse in modo pro­fondo. Se agis­simo con­tem­po­ra­nea­mente in chiave anti-proibizionista su entrambi i fronti ne bene­fi­ce­rebbe il nostro sistema della giu­sti­zia final­mente libero nel potersi con­cen­trare sui reali biso­gni di sicu­rezza del Paese.

Ovvia­mente all’orizzonte è sem­pre forte il rischio che invece si torni a per­se­guire la strada del secu­ri­ta­ri­smo e dell’emergenzialismo penale, strada che ine­vi­ta­bil­mente por­te­rebbe a riem­pire nuo­va­mente le patrie galere. Anche in que­sto pro­pongo due esempi.

In primo luogo quando si annun­ciano norme più severe e pene più alte per i furti in appar­ta­mento solo per­ché sta­ti­sti­ca­mente in cre­scita, pur rico­no­scendo che tutti gli altri delitti decre­scono, si com­mette un grave errore con­cet­tuale. Il diritto penale deve essere sem­pre quello, non deve cam­biare a ogni rile­va­zione Istat. Altri­menti se dimi­nui­scono gli stu­pri dovremmo poi ridurre le pene relative.

In secondo luogo non è con­vin­cente la discus­sione intorno all’aumento dei tempi di pre­scri­zione a par­tire dalle note vicende di cor­ru­zione, anche in que­sto caso sull’onda dell’emergenza (qui è ridi­colo par­lare di emer­genza visto quanto acca­duto negli ultimi quarant’anni). La pre­ven­zione della cor­ru­zione non avviene allun­gando i tempi di pre­scri­zione anche per tutti gli altri reati, oltre che per quelli di con­cus­sione e corruzione.

Così si arriva a soste­nere che sia nor­male essere con­dan­nati a vent’anni dal fatto com­messo, anche se si tratta di un reato in vio­la­zione della legge sulle dro­ghe o di un furto. È inde­cente pas­sare un quarto della pro­pria vita in attesa di una sen­tenza di con­danna. C’è chi invece in Ita­lia non rischia mai alcuna con­danna. Si tratta della figura cri­mi­nale del torturatore.

In Ita­lia manca il delitto di tor­tura nel codice penale nono­stante gli obbli­ghi inter­na­zio­nali assunti. Nei pros­simi giorni riparte il dibat­tito in Aula alla Camera. Spe­riamo che non si perda o prenda ancora tempo.

L’autore è pre­si­dente di Antigone

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One Response to Depenalizzare can­na­bis e immigrazione

  1. […] di Patrizio Gonnella da Il Manifesto del 18 marzo 2015 tramite Diritti Globali […]

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