E Novartis offre l’articolo 18 come benefit

Novartis, colosso del chimico- farmaceutico, ha appena assunto 13 lavoratori nella sua sede di Varese, mettendo nero su bianco di riconoscere l’articolo 18 a tutto tondo, ovvero la reintegra in caso di licenziamento illegittimo

VALENTINA CONTE, la Repubblica redazione • 27/3/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza • 1621 Viste

I sindacati esultano: «Si può fare a meno del Jobs Act». L’azienda sminuisce. Fatto sta che la Novartis, colosso del chimico- farmaceutico, ha appena assunto tredici lavoratori nella sua sede di Varese, mettendo nero su bianco nel verbale di accordo «la scelta di non applicare nei loro confronti le disposizioni del contratto a tutele crescenti». E dunque di riconoscere l’articolo 18 a tutto tondo, ovvero la reintegra in caso di licenziamento illegittimo. Una vittoria per i lavoratori, ingegneri e informatici altamente specializzati, alcuni anche con dieci anni di esperienza.
Un unicum quello della Novartis, da quando il Jobs Act è legge. Che però potrebbe replicarsi altrove. L’articolo 18 come benefit? «Non è vietato dalla nuova disciplina, si può fare nei contratti individuali come in quelli aziendali, e il giudice lo riconoscerebbe come trattamento di miglior favore per il lavoratore», spiega Raffaele de Luca Tamajo, giuslavorista. Novartis specifica che qui «si tratta di cessione di contratto tra società del gruppo», ma che «in caso di nuove assunzioni si avvarrà del Jobs Act». I tredici lavoratori assunti provengono da Alcon e Sandoz, due divisioni della Novartis, è vero. Per Pietro Ichino (Pd) «il vecchio rapporto non si interrompe, non c’era neanche bisogno di esplicitarlo». Ma allora perché l’azienda l’ha fatto? Per «l’assenza di oggettivi precedenti tecnico/giuridici», si legge nel verbale d’accordo siglato con Cgil, Cisl e Uil. Insomma «per superare l’incertezza delle nuove norme», spiega Fabio Pennati, Uiltec. «Fatto sta che così si supera il Jobs Act e si torna alla Fornero». Il rischio era «di perdere l’articolo 18», aggiunge Ermanno Donghi, Filctem Cgil. «E invece lo manterranno, assieme ad anzianità e stipendio».
È un tema, questo. Specie per i lavoratori qualificati, non giovanissimi, che cambiano azienda. «Certo si può fare, ma non credo sia una tendenza su larga scala », analizza Alessandro Laterza, vicepresidente di Confindustria con delega per il Sud. «Il fatto però che ogni azienda può andare per conto suo nei contratti non è un fatto positivo, anzi. Si apre un negoziato permanente, quando bisognerebbe spendere tempo per lavorare, non per negoziare ». Tornare alla Fornero è «una prerogativa delle parti, non mi scandalizza», aggiunge Mauro Maccauro, presidende di Confindustria Salerno. «E dimostra come il dibattito sull’articolo 18 sia un tabù politico- culturale, le aziende assumono quando hanno commesse e sono disposte a tutto pur di avere i lavoratori migliori».
«È un caso da studiare, senza dubbio, che svela un paradosso, quello sull’articolo 8 di Sacconi sulla contrattazione aziendale, prima osteggiato dai sindacati, ora benefico», osserva Carlo Dell’Aringa, deputato Pd, ex sottosegretario al Lavoro. «Perché no? Io valuterei un contratto con l’articolo 18 come benefit, se individuo un lavoratore che vale», confessa Luciano Cimmino, patron di Yamamay e Carpisa e deputato di Scelta Civica.

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