In Portogallo ai prof il 40% in più Noi 10 mila euro sotto la media Ue

l’Italia è all’ultimo posto in Europa per la spesa pubblica dedicata all’istruzione. Solo il 9,05% del totale. Peggio di noi nessuno

Claudia Voltattorni, Corriere della Sera redazione • 15/3/2015 • Copertina, Istruzione & Saperi, Lavoro, economia & finanza nel mondo, Studi, Rapporti & Statistiche • 646 Viste

ROMA Il punto di partenza è: l’Italia è all’ultimo posto in Europa per la spesa pubblica dedicata all’istruzione. Solo il 9,05% del totale. Peggio di noi nessuno. La media Ue è del 10,84. Spagna, Bulgaria, Polonia, Slovenia, Portogallo sono sopra. Noi, i meno «spendaccioni», siamo superati da Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania. Eppure, il nostro Pil permetterebbe di investire qualche soldo in più nella scuola. Invece, per la formazione dei nostri studenti ci limitiamo a destinarne appena il 4,70%. La media Ue è del 5,44 e, per avere un’idea, l’Irlanda per l’istruzione ne usa il 6,50, la Svezia il 7,26, la Danimarca l’8,72.
Ecco perché i nostri prof sono tra i meno pagati d’Europa. Secondo la relazione della Rete Eurydice commissionata dalla Commissione europea, lo stipendio di una maestra italiana della primaria a inizio carriera non arriva ai 23 mila euro lordi annui (22.903): a fine carriera diventeranno 33.740. In base al potere di acquisto di ogni singolo Paese, l’Ocse ha calcolato che quelle retribuzioni iniziali e finali sono rispettivamente di 28.907 e 42.567 dollari. E ancora: la media Ue, secondo i calcoli rielaborati dalla Uil Scuola, è di 26.212 euro alla partenza che diventano 43.416 alla fine: «Le retribuzioni dei docenti italiani — sottolinea la ricerca — hanno uno spread che parte dai 4 mila euro annui all’inizio della carriera per arrivare ai 10 mila alla fine». E questo solo per la scuola primaria.
Un professore laureato che insegna in un liceo italiano dal primo anno guadagna meno di 25 mila euro lordi l’anno (24.669): dopo 35 anni va in pensione con 38.745 euro (lordi). Il suo omologo in Portogallo parte con 21.261 euro lordi e arriva ai 43.285. Ma, sempre secondo l’Ocse, quella cifra per il prof portoghese vale oltre 60 mila dollari, cioè il 20% in più rispetto al suo collega italiano, il 40% se si fa il confronto tra gli insegnanti delle elementari dei due Paesi (in Portogallo non c’è differenza di stipendio da un ciclo all’altro). Una percentuale che sale ancora se guardiamo la busta paga di un prof di una superiore irlandese — 68.391 dollari a fine carriera —, per non parlare di un tedesco: 77.628 dollari (di potere d’acquisto) dopo 28 anni in cattedra. E sì che gli insegnanti italiani sono tra quelli che trascorrono più ore in classe: la media Ue per un maestro elementare è di 19,6 ore settimanali, per un italiano sono 22, come gli irlandesi. Ci superano francesi (24), spagnoli e portoghesi (25). I maestri tedeschi restano a scuola meno: 20 ore a settimana. Come alle superiori: 18 ore per un italiano (e un tedesco) contro una media di 16,3. In Francia, sono 14.
E meno male che ci sono gli scatti di anzianità. Li hanno tutti i maestri e prof d’Europa, svedesi esclusi. In Italia, per ora, sono l’unico modo per avere un aumento di stipendio ogni 9, 15, 21, 28, 35 anni. Con la riforma della Buona scuola il governo voleva toglierli o farli pesare meno sulla busta paga, appena il 30%, preferendo gli scatti di merito. C’è stata una sollevazione e i sindacati hanno portato a Palazzo Chigi migliaia di firme contrarie. Il disegno di legge appena approvato dal Consiglio dei ministri ci ha ripensato: gli scatti restano. In più però ci saranno 200 milioni di euro che i presidi potranno dare in premio ai prof «più bravi». E per tutti una «card» di 500 euro l’anno per l’aggiornamento culturale. Potrebbe essere una carta prepagata, suggerisce la Uil. Sono misure che, se approvate dal Parlamento, andrebbero a incidere sugli stipendi. Questo perché come dice il premier Matteo Renzi, «basta pensare agli insegnanti come l’ultimo grado della scala sociale sono la nostra più grande risorsa a cui affidiamo l’educazione dei nostri figli». Vedremo.
Claudia Voltattorni

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