La Bce parte a piccoli passi, l’euro va ancora giù

by redazione | 10 Marzo 2015 9:39

La giornata, la prima, del «quantitative easing» è iniziata subito nelle sale operative della finanza europea. Poco dopo la partenza delle contrattazioni, dagli operatori sono arrivate le prime indiscrezioni sugli acquisti di titoli di Stato da parte delle banche centrali dell’Eurozona: Bund tedeschi, Btp italiani, Oat francesi e Olo del Belgio. Fino all’ufficialità della Bce, con un «tweet», alle 11: il programma, in generale, è partito. Ma per sapere quali e quanti bond sono entrati nel portafoglio dell’Eurosistema, bisogna aspettare l’inizio della prossima settimana: ogni lunedì sarà pubblicato un rapporto con il dettaglio degli acquisti.
I mercati, intanto, hanno subito reagito. Spesso con piccoli, ma significativi, movimenti. La Borsa di Milano ha superato la soglia dei 22.500 punti, ai massimi da quattro anni, con l’indice Ftse Mib in crescita dello 0,57%. E l’euro ha continuato la sua discesa sul dollaro: il calo è stato ieri frazionale, ma è bastato per planare a quota 1,083, il minimo da 11 anni e mezzo.
A carburare più di tutti sono stati i Bund tedeschi: il rendimento a 10 anni (inversamente legato al prezzo) è calato di 8 punti base allo 0,31%, con tassi addirittura negativi per le obbligazioni fino a 7 anni. Il piano Bce prevede anche l’acquisto di bond a rendimento negativo (fino al -0,2%): resta ora da vedere come saranno ripartite nel dettaglio le relative perdite. Anche perché sono diversi gli Stati con tassi sottozero: non solo Germania ma anche Francia, Paesi Bassi, Finlandia, Belgio, Austria e Slovacchia.
Giù anche i tassi sui Btp, ma più lentamente di quelli di Berlino, tanto che lo spread italo-tedesco è risalito a 96 punti (1,27% il rendimento tricolore). Bene, tra alti e bassi, l’azionario europeo: l’indice Stoxx Europe 600 ha raggiunto i massimi dal 2007, sulla scia della nuova liquidità. Unica eccezione, la Grecia e la sua crisi: la Borsa ha perso il 4,2% e i rendimenti dei titoli di Stato a 10 anni sono cresciuti fino al 10% circa. Ancora più alti i tassi a due e cinque anni, intorno al 15% e al 13%.
Più in generale, le prospettive di un rialzo dei tassi negli Stati Uniti hanno comunque rappresentato un freno agli acquisti. Oltre Atlantico, poi, c’è attesa per nuovi risultati sul fronte degli stress test bancari.
Il piano della Bce porterà, nelle stime, ad acquisti di titoli di Stato italiani per 150 miliardi di euro sul mercato secondario. Quanto alle aste, ieri il Tesoro ha annunciato per giovedì un collocamento fino a 7,25 miliardi di Btp a 3,7 e 30 anni.
Giovanni Stringa
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