La sfida per Israele finisce in un pareggio

La sfida per Israele finisce in un pareggio

GERUSALEMME Il testa a testa significa che Benjamin Netanyahu avrebbe salvato la sua. Il «prestigiatore» — come lo chiamano avversari e sostenitori politici — sarebbe riuscito negli ultimi giorni prima del voto a recuperare il vantaggio del laburista Isaac Herzog: gli exit poll trasmessi dai canali televisivi israeliani danno un seggio in più al primo ministro in carica (27-28 contro 26-27).
«Bibi re per sempre», cantano al quartier generale del Likud chiamandolo con il suo soprannome. «Una grande vittoria contro tutte le aspettative. Adesso dobbiamo formare un governo stabile che garantisca sicurezza e benessere», proclama lui dal palco. Per ottenere un altro mandato (il quarto) e realizzare quel «per sempre» (ha già totalizzato nove anni al potere, secondo solo al padre fondatore David Ben-Gurion) deve convincere Moshe Kahlon a sostenere la sua coalizione. Con dieci deputati — sempre secondo gli exit poll — sarebbe lui a poter decidere il prossimo capo del governo. In campagna elettorale Netanyahu gli ha offerto il posto di ministro delle Finanze, senza ricevere risposta. E’ il ruolo che ricopriva già sotto Bibi, prima di lasciare il Likud (e il premier) per fondare il partito Kulanu (Tutti noi): gli israeliani lo ringraziano ancora per aver liberalizzato il mercato della telefonia mobile, bollette più basse per tutti.
A Herzog non basterebbero i 13 seggi conquistati dalla lista unita delle formazioni arabe. I gruppi che rappresentano il 20% della popolazione per la prima volta sarebbero il terzo partito più grande. Il leader laburista — oltre a loro, anche solo come appoggio esterno — dovrebbe riuscire a far sedere insieme nella coalizione la sinistra radicale di Meretz e la destra tradizionalista di Kahlon, il laico Yair Lapid e gli ultraortodossi dello Shas. Quando parla al quartier generale del partito, usa i toni della vittoria («miglior risultato dal 1992 con Yitzhak Rabin») e dice di essere pronto a guidare una coalizione che affronti le questioni socio-economiche.
Quella che la sinistra definisce «campagna isterica dell’ultimo minuto» ha funzionato. Netanyahu ha promesso agli elettori dell’estrema destra che se rieletto non avrebbe permesso la nascita di uno Stato palestinese ed è riuscito a sottrarre voti a Naftali Bennett. Nel pomeriggio di ieri ha avvertito che «gli arabi stavano votando in massa, andavano fermati» (è stato accusato di razzismo).
Il presidente Reuven Rivlin invoca un governo di unità nazionale. Netanyahu non sembra disposto però ad accettare una rotazione con Herzog. Ha già contattato Bennett, che guida il partito dei coloni, per iniziare le trattative. Si muove come se non ci fosse alternativa al suo incarico. Kahlon per ora gli ha detto di aspettare i risultati definitivi e gli analisti scommettono che, come nel 2009 con Livni, potrebbe essere Herzog ad avere la prima opportunità per tentare di formare una coalizione.
Davide Frattini


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