Nigeria, le elezioni del presidente «salvate» dai mercenari bianchi

Oggi il generale Buhari sfida Jonathan. E i veterani sudafricani combattono Boko Haram

Michele Farina, Corriere della Sera redazione • 28/3/2015 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 1749 Viste

Il Paese più ricco del continente (l’anno scorso ha scalzato il Sudafrica) salvato da un pugno di vecchi mercenari bianchi guarda caso sudafricani, che trent’anni fa combattevano i seguaci di Nelson Mandela e oggi danno battaglia (notturna) ai miliziani di Boko Haram? Il Paese più popoloso dell’Africa (170 milioni di abitanti) che alle elezioni presidenziali non sa presentarsi con due candidati migliori di questi? E’ la Nigeria, bellezza. Un Paese di magnifiche-infernali contraddizioni (primo esportatore di petrolio, importa il 70% del suo fabbisogno perché le quattro raffinerie statali fanno acqua) oggi chiamato a scegliersi un leader.
Alle urne va in scena la rivincita del 2011: l’ex generale golpista Muhammadu Buhari, 71 anni, torna a sfidare il presidente uscente Goodluck Jonathan, che l’ultima volta ha stravinto con il 60% dei voti. Il musulmano del Nord contro il cristiano (pentecostale) del Sud. Il primo tenne il potere nel 1984-85, mise in galera centinaia di oppositori, e viene ricordato per la punizione ideata per i dipendenti pubblici in ritardo: accovacciati e costretti a saltare come le rane. Il secondo vanta un’infanzia povera e scalza, ma ai cronisti che gli chiedono delle sue ricchezze attuali (pare 100 milioni di dollari) risponde che non ne parlerebbe nemmeno se lo imponesse l’Altissimo: Goodluck ha studiato zoologia all’università, ha cominciato come guida ambientale. E’ il classico «vice» poco considerato che per fortuna e per astuzia fa una carriera folgorante e non rimane fulminato (prima prese il posto del governatore dello Stato di Bayelsa accusato di corruzione, poi — sempre da scialbo numero due — ottenne la poltrona massima alla morte improvvisa del presidente Yar’Adua nel 2010) .
Questa volta però lo zoologo fortunato rischia di perdere contro il domatore di rane ritardatarie. I sondaggi li danno testa a testa. Nel campo di Goodluck si percepisce impazienza, se è vero che la First Lady Patience (di nome ma non di fatto) è stata filmata in un comizio mentre ordina ai seguaci: «Se qualcuno vi parla di cambiamento, lapidatelo». Le preoccupazioni per le violenze post elettorali sono una realtà: nel 2011 morirono 700 persone. D’altra parte, sono gli scontri preelettorali nel Nordest del Paese a interessare di più. Boko Haram, il gruppo islamista che ha fatto diecimila morti negli ultimi anni (mille nel 2015) non è riuscito a incidere (con il ferro e il fuoco) sul voto. Anzi. Le elezioni previste per il 14 febbraio sono state rinviate proprio per il dilagare dei miliziani affiliati allo Stato Islamico in Siria. In queste sei settimane Boko Haram ha subito diverse sconfitte. Ha dovuto ritirarsi dalla roccaforte di Bama, nello Stato del Borno, e ieri il governo nigeriano ha rivendicato la riconquista di Gwoza (quartier generale del gruppo).
Il merito di questi successi militari, più che alle forze nigeriane, spetta ai soldati del vicino Chad, che hanno condotto operazioni decisive oltreconfine. E a un esercito ombra di mercenari e veterani semipensionati, ex commando delle forze speciali sudafricane al tempo dell’apartheid. In 300 sono accampati in un’ala dell’aeroporto di Maiduguri, chiuso al traffico civile. Sono arrivati con blindati, elicotteri d’attacco. Gli stipendi arrivano a 10 mila dollari al mese. Diplomatici occidentali hanno confermato al New York Times che sono loro a condurre la vera caccia alle squadracce di Abubakar Shekau. Molti appartengono alla Executive Outcomes, una compagnia che il Sudafrica democratico avrebbe (in teoria) sciolto da un pezzo con una legge che proibisce gli eserciti privati. I veterani di Executive Outcomes hanno combattuto i ribelli in Angola; negli Anni 90 hanno difeso il regime e le miniere della Sierra Leone. L’ultimo nemico è Boko Haram. La Nigeria ammette una vaga presenza straniera di «supporto». I sudafricani non sarebbero gli unici. Secondo il Financial Times , l’aviazione di Abuja avrebbe assoldato diversi contractor con un equipaggiamento di guerra che presuppone un certo coinvolgimento dei governi: elicotteri francesi Puma, mezzi russi, piloti ucraini. Operano al calar del buio, con i visori notturni. I «vecchietti» del vecchio regime di Pretoria fanno il lavoro sporco, martellano Boko Haram. Al mattino nei villaggi liberati entrano le truppe nigeriane. Tra gli applausi dello zoologo Goodluck.
Michele Farina

Articoli correlati

5 per mille

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This