Resa di Lupi: “Mi dimetto ma lasciate stare mio figlio Il Rolex? Ho sbagliato”

Resa di Lupi: “Mi dimetto ma lasciate stare mio figlio Il Rolex? Ho sbagliato”

ROMA . Il sorriso tirato di chi vuole mostrarsi sereno.
Un bicchiere d’acqua per schiarire la gola prima che si accenda la luce rossa della telecamera. Poi le parole che escono in fretta, come per togliersi un peso: «Domani al termine dell’informativa rassegnerò le mie dimissioni». Maurizio Lupi sceglie Porta a Porta per annunciare il passo indietro. La “terza Camera” prima di Montecitorio, dove stamattina alle 11 il ministro delle Infrastrutture darà spiegazioni al Parlamento. «Una scelta saggia per sé, per Ncd e per il governo», commenta a tarda sera, e per la prima volta, Matteo Renzi. Mentre in video, un impietoso primissimo piano mostra gli occhi lucidi di un uomo che si difende. Capisce tutto, Lupi. L’uso delle intercettazioni, le domande della stampa, ma chiede: «Perché tirare in ballo la mia famiglia?». «Non ho visto Renzi garantista perché io non sono indagato racconta – dunque non c’è da essere garantisti. Mi ha detto “Non ti ho chiesto le dimissioni perché è una decisione tua e non posso farlo”». Spiega la scelta col bisogno di tutelare gli affetti: «Attaccate me ma lasciate stare mio figlio», si sfoga. Racconta del legame con Stefano Perotti: «Lo conosco da 13 anni, passiamo insieme ogni Sant’Ambrogio. Se avessi avuto bisogno del suo aiuto per trovare un lavoro a Luca, perché sarei dovuto passare per Incalza?». Di quel ragazzo laureato con 110 e lode al Politecnico racconta che è stato chiamato da un’azienda americana per i suoi meriti, che ora quella società è presa d’assalto da telecamere e giornalisti, che gli aveva proposto di incontrare Incalza solo perché ne ascoltasse i consigli («consulenze e suggerimenti, dice l’intercettazione, è questo il limite delle intercettazioni»). Dice che lui il Rolex da 10mila euro in regalo non l’avrebbe preso, «ma non me la sono sentita di dire a mio figlio di non accettarlo. Perotti l’ha visto crescere…forse ho sbagliato». A un certo punto si ferma: «Capisco fino in fondo che sono in difesa, per questo la cosa migliore è che mi assuma tutte le responsabilità». Il premier lo vedrà ancora questo pomeriggio «per capire come dare continuità al lavoro fatto». Poi, con ogni probabilità, diventerà il nuovo capogruppo di Area Popolare alla Camera. L’intervista la chiude all’improvviso. Ringrazia un sorpreso Bruno Vespa, va via veloce uscendo dal garage. «Un gesto politico da apprezzare. Un atteggiamento ragionevole e serio che dimostra la sua attenzione per le istituzioni», commenta il vicesegretario pd Lorenzo Guerini. E Alfano: «La sua decisione è da uomo delle istituzioni perbene e onesto. In lui l’uomo e il politico coincidono per correttezza e linearità».


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