I 700 malati psichici in attesa di destinazione

I ritardi nella chiusura dei sei ospedali giudiziari (Opg). Commissariato il Veneto e polemiche sulla sicurezza

Antonio Castaldo e Andrea Pasqualetto, Corriere della Sera redazione • 1/4/2015 • Carcere & Giustizia, Copertina, Salute & Politiche sanitarie, Welfare & Politiche sociali • 1477 Viste

C’è chi se ne andrà a breve, chi fra qualche mese, chi mai. Pochi, pochissimi, appena sei, hanno fatto le valigie ieri, come previsto dalla legge sulla chiusura dei sei Ospedali psichiatrici giudiziari italiani, i famigerati Opg: Montelupo Fiorentino, Aversa (Caserta), Napoli, Reggio Emilia, Castiglione delle Stiviere (Mantova) e Barcellona di Pozzo di Gotto (Messina). La scadenza del 31 marzo 2015, già slittata tre volte, è stata rispettata solo parzialmente. Da oggi gli ex manicomi giudiziari non accetteranno nuovi ingressi. Ma alcune Regioni sono in ritardo con le nuove strutture che dovrebbero sostituirli.
«Ci sono centinaia di malati psichici che non possono ancora essere trasferiti perché non si sa ancora dove mandarli… sono un po’ sfiduciato», ha allargato le braccia Santi Consolo, capo del Dipartimento della polizia penitenziaria. Nessuno stravolgimento, dunque, ma una lenta rivoluzione. Nei prossimi mesi, gli internati torneranno nelle Regioni da cui provengono, presi in carico dalle Asl. Dovrebbero andare nelle Rems, cioè le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, luoghi meno afflittivi degli ospedali giudiziari. Ma ci vorranno dei mesi.
«Qualcuno ha davvero pensato di trasferire centinaia di persone dalla sera alla mattina, come fossero pacchi?», argomenta Vito De Filippo, sottosegretario alla Salute che ha curato il dossier per il governo. Nel gennaio 2014 gli internati erano 880. Nel 2009 oltre duemila. Ad oggi sono meno di 700. «Si chiude una pagina complicata e triste per il nostro Paese. Le altre sono polemiche inutili», sottolinea De Filippo. Nelle Rems non c’è polizia, ma medici e infermieri. Addio celle sovrappopolate e luride, ogni residenza avrà 20 pazienti. «Si tratta di un progresso innegabile», sottolinea il magistrato Paola Di Nicola. «Il problema è che diverse Regioni non hanno neppure programmato i lavori necessari. Dove metteremo nel frattempo i soggetti pericolosi? Chi ha pensato alle loro vittime?», conclude Di Nicola.
In assenza di strutture «definitive» molti malati saranno dirottati verso sedi provvisorie. I dimissibili, circa 200, potranno invece accedere a percorsi terapeutici alternativi. Il Veneto è un caso estremo, per il quale il ministero della Giustizia ha deciso il commissariamento. Una scelta che ha provocato la reazione del governatore Zaia: «Difendiamo la dignità dei malati e la sicurezza dei territori dall’ennesima vergogna perpetrata da un governo che scarica qua e là malati di mente pericolosi». Pronta la risposta del ministro della Giustizia, Andrea Orlando: «Non speculate su questo tema perché è facile dire che si liberano persone pericolose, ma tutto questo non è vero. Passiamo dall’internamento alla cura. Non è poco».

Antonio Castaldo
Andrea Pasqualetto

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