La bufala dei posti fissi, mentre l’Italia resta precaria

La bufala dei posti fissi, mentre l’Italia resta precaria

Avanza con gran rumore, la mac­china media­tica sugli asse­riti suc­cessi del governo Renzi –Poletti, in tema di rilan­cio occu­pa­zio­nale. Un rilan­cio – si afferma – già rea­liz­zato in que­sti primi due mesi dell’anno 2015, con la sti­pula di 79.000 con­tratti di lavoro a tempo inde­ter­mi­nato e con pro­spet­tiva di ulte­riore cre­scita nell’immediato futuro. Il tutto, nono­stante la bru­sca fre­nata regi­strata ieri con un nuovo aumento della disoccupazione.

Il governo Renzi avrebbe “rimesso in moto l’Italia” ed il suo mer­cato del lavoro con due stru­menti: da una parte con il Jobs Act e l’abolizione dell’articolo 18 dello Sta­tuto dei lavo­ra­tori, e, dall’altro, la Legge di Sta­bi­lità 2015 che ha intro­dotto un totale sgra­vio con­tri­bu­tivo per ben 3 anni per i nuovi con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato con­clusi nel 2015.

Ma pro­prio stando ai dati che il governo ha dif­fuso con tanto cla­more non si tratta affatto, a ben vedere, di un suc­cesso, quanto piut­to­sto di un fal­li­mento del piano di rilan­cio occu­pa­zio­nale (costo­sis­simo e, per i mezzi usati, anche illegale).

L’operazione posta in essere dal governo pro­duce una occu­pa­zione mera­mente sosti­tu­tiva e non aggiun­tiva ed anche di pro­por­zioni minime, rispetto al lavoro pre­ca­rio “tra­sfor­ma­bile”. E lo fa, infine – quel che peg­gio – distri­buendo o pro­met­tendo ingenti risorse finan­zia­rie a sog­getti che quasi sem­pre non lo meri­tano in quanto i rap­porti di lavoro pre­ca­rio che ver­reb­bero ora tra­sfor­mati erano, 9 volte su 10, ille­git­timi e dun­que per legge in realtà già auto­ma­ti­ca­mente a tempo indeterminato.

E’ la prima volta, per quanto ricor­diamo, che gli eva­sori di molte norme lavo­ri­sti­che, pre­vi­den­ziali e con­tri­bu­tive ven­gono addi­rit­tura pagati (per ben 24.000 in tre anni).
Un com­penso offerto per met­tersi tar­di­va­mente in regola, a totale scorno degli impren­di­tori one­sti che a suo tempo effet­tua­rono rego­lari assun­zioni a tempo inde­ter­mi­nato e oggi non rice­ve­ranno asso­lu­ta­mente nulla.

Risulta dun­que da que­ste noti­zie che le assun­zioni con con­tratto a tempo inde­ter­mi­nato sareb­bero state nel gen­naio 2015 il 20% delle assun­zioni totali, men­tre nel gen­naio 2014 erano solo il 17% e nel mese di feb­braio 2015 il 24% con­tro il 18% del feb­braio 2014.

In valori asso­luti si è trat­tato nel bime­stre con­si­de­rato del 2015 di 303.000 assun­zioni a tempo inde­ter­mi­nato con­tro le 224.000 del gen­naio – feb­braio 2014: la dif­fe­renza è, appunto, di 79.000 assun­zioni “in più” a tempo inde­ter­mi­nato e, que­sto sarebbe il dato del grande successo.

Ma basta ragio­nare un attimo sui dati stessi per ren­dersi conto che se nel bime­stre gen­naio – feb­braio 2015 le assun­zioni a tempo inde­ter­mi­nato sono state, nella media dei due mesi, il 22% del totale, ciò signi­fica che tutte le altre e cioè il 78%, sono per­tanto avve­nute con con­tratti pre­cari, e quindi, i 303.000 con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato sono fron­teg­giati e per così dire anne­gati da 1.075.000 con­tratti di lavoro pre­ca­rio, ossia a ter­mine, som­mi­ni­strato, a pro­getto, inter­mit­tente, ect.

Tutto si può dire meno che uno spo­sta­mento del 6% (dal 18% al 24%) costi­tui­sca una con­ver­sione in massa al tempo inde­ter­mi­nato, ma quel che è dav­vero grave, come lo è sem­pre stato, è che i con­tratti di lavoro pre­ca­rio restano nella mas­sima parte abu­sivi per­ché non cor­ri­spon­dono alla con­si­stenza nume­rica e per­cen­tuale delle occa­sioni di lavoro effet­ti­va­mente tem­po­ra­nei che si aggi­rano sul 13% — 15% del totale.

In defi­ni­tiva, quel 78% che resta di con­tratti pre­cari signi­fica che 5 con­tratti pre­cari su 6 sono ancora abusivi.

Un primo pro­blema con­cerne la com­pa­ti­bi­lità di bene­fici con­tri­bu­tivi (sgra­vio o eso­nero trien­nale per 24.000) con la rego­la­men­ta­zione euro­pea degli aiuti di Stato, la quale ben distin­gue l’occupazione aggiun­tiva da quella solo sostitutiva.

Il governo, tra­mite l’Inps, si è affret­tato a met­tere le mani avanti soste­nendo e gri­dando ai quat­tro venti, che anche quando si tratti di mera sosti­tu­zione di rap­porti pre­cari con rap­porti a tempo inde­ter­mi­nato, e cioè di occu­pa­zione solo sosti­tu­tiva, non esi­ste­reb­bero gli estremi di un aiuto di stato ille­git­timo, in quanto i bene­fici in que­stione costi­tui­reb­bero una misura gene­rale con­cessa a tutti i datori di lavoro e quindi non ido­nea a creare discri­mi­na­zioni con­cor­ren­ziali tra gli stessi.

Biso­gna però notare che anche bene­fici di carat­tere gene­rale come quelli dei con­tratti di for­ma­zione di lavoro sono stati giu­di­cati ille­git­timi dalla Com­mis­sione euro­pea e che, incen­tivi del tutto simi­lari, nel senso di essere uni­for­me­mente diretti a tutti i datori di lavoro, quale quelli intro­dotti dalla legge For­nero in favore dell’assunzione degli ultra cin­quan­ta­cin­quenni e delle donne, dove­vano per espressa pre­vi­sione legi­sla­tiva, essere inqua­drati nel tipo gene­rale degli aiuti di Stato, salvo, sep­pur con regimi par­ti­co­lari di sal­va­guar­dia di con­ta­bi­lità che li ren­de­vano legittimi.

Insomma, quando ci sono di mezzo i prov­ve­di­menti del governo Renzi non pos­sono “star sereni”, non sol­tanto i lavo­ra­tori, ma diremmo, nean­che i datori di lavoro espo­sti anche essi a pos­si­bili brutte sorprese.

Inol­tre, poi­ché la decon­tri­bu­zione signi­fica mas­sic­cia spen­dita di denaro pub­blico, non può l’Inps né il suo ben inten­zio­nato pre­si­dente, il pro­fes­sore Tito Boeri, ero­garlo senza sot­to­porre le sin­gole situa­zioni ad un debito fil­tro, esa­mi­nando cioè la legit­ti­mità del rap­porto di lavoro pre­ca­rio “di provenienza”.

Rite­niamo che su que­sta ope­ra­zione anche la Corte di Conti debba tenere gli occhi bene aperti, per­ché appunto il denaro pub­blico non sia impie­gato in modo ille­git­timo ed ingiusto.

Per apprez­zare la pos­si­bile ingiu­sti­zia pen­siamo ai due impren­di­tori Tizio e Caio che nel 2014, per una nor­male esi­genza lavo­ra­tiva di tipo con­ti­nua­tivo, abbiano con­cluso due con­tratti diversi: Tizio un nor­male con­tratto a tempo inde­ter­mi­nato e Caio – fur­betto – un irre­go­lare con­tratto a pro­getto per pagare meno con­tri­buti, negare al lavo­ra­tore tre­di­ce­sima men­si­lità e altre spet­tanze. E adesso Caio riceve per met­tersi tar­di­va­mente in regola con il con­tratto a tempo inde­ter­mi­nato 24.000 di denaro pub­blico, men­tre l’onesto impren­di­tore Tizio ovvia­mente non riceve nulla.

Ci pensi, prima, pro­fes­sor Boeri per non dover­sene pen­tire poi. Lo diciamo non per con­tra­rietà a incen­tivi per il rilan­cio occu­pa­zio­nale, ma al con­tra­rio per­ché le risorse siano impie­gate per creare nuova occu­pa­zione vera e cioè aggiun­tiva secondo i cri­teri messi a punto da lungo tempo dalla Comu­nità euro­pea e non per ope­ra­zioni di imma­gine del Governo.



Related Articles

Bce ultima trincea contro le crisi

Allarme rosso per le banche italiane. I crediti marci nella pancia delle banche italiane ammontano a 360 miliardi di euro

La svolta scomoda di Strauss-Kahn

L’economista e politico francese esce di scena dopo aver auspicato una svolta ‘a sinistra’ dell’Fmi poco gradita al gran capitale

Ue, il giorno della Mogherini guiderà la politica estera “Sfide immani ma sono pronta”

Napolitano: importante riconoscimento al ruolo dell’Italia da parte della Ue. Il polacco Tusk nominato presidente del Consiglio europeo

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment