Libertà di spiare, Valls vara il “patriot act” alla francese

Gli atten­tati con­tro Char­lie Hebdo e l’Hyper­Ca­cher del 7–9 gen­naio scorso e il cyber-attacco con­tro Tv5 Monde nella notte tra l’8 e il 9 aprile avranno una rispo­sta legi­sla­tiva, come avviene ormai da più di un decen­nio, ogni volta che viene com­messo un cri­mine ter­ro­ri­sta: da ieri e fino al 16 aprile, l’Assemblea discute, con pro­ce­dura d’urgenza (un solo pas­sag­gio per Camera), il dise­gno di legge del governo sui ser­vizi segreti, desti­nato a pas­sare anche con i voti della destra.

Lo scopo è dare un qua­dro legale alle pra­ti­che clan­de­stine già da tempo uti­liz­zate dalle sei strut­ture in cui si divide l’intelligence francese.

Il testo di legge, che com­prende una quin­di­cina di arti­coli (e sul quale sono già stati pre­sen­tati 360 emen­da­menti), è con­te­stato dalle orga­niz­za­zioni di difesa dei diritti umani, dai sin­da­cati della magi­stra­tura (non solo di sini­stra), dai pre­si­denti di com­mis­sioni di con­trollo sulle libertà (Cnil e Cncis), dagli avvo­cati, dai gior­na­li­sti, dai pro­vi­ders e dalle società che ospi­tano dati infor­ma­tici, che minac­ciano di esi­liarsi all’estero per sfug­gire alle nuove norme.

La legge è accu­sata di imporre in Fran­cia una sor­ve­glianza di massa. I ser­vizi non dovranno più sol­le­ci­tare una sor­ve­glianza giu­ri­dica dei loro atti, ma potranno agire libe­ra­mente con la sola giu­sti­fi­ca­zione di gene­rici “sospetti”. Le ope­ra­zioni di sor­ve­glianza rice­ve­ranno l’autorizzazione del primo mini­stro, sen­tito il parere di una nuova strut­tura, la Com­mis­sione nazio­nale del con­trollo tec­nico dei ser­vizi di infor­ma­zione, com­po­sta di nove mem­bri (tra cui dei magi­strati). Ma tutte que­ste pre­cau­zioni sal­tano in aria in caso di “urgenza”, per una “minac­cia immi­nente”: i ser­vizi potranno inter­cet­tare, spiare e rac­co­gliere ogni tipo di dati senza controlli.

Pre­oc­cupa anche l’estensione del campo di azione dei ser­vizi, che limita il rispetto della vita pri­vata e potrebbe anche ledere la libertà di mani­fe­stare, come sta suc­ce­dendo in Spa­gna con la legge di “sicu­rezza cittadina”.

E’ lega­liz­zata la rac­colta dati extra­giu­di­zia­ria nei casi di sospetti di minacce rela­tive all’indipendenza nazio­nale, all’integrità del ter­ri­to­rio, alla difesa, agli inte­ressi della poli­tica estera, dell’economia, oltre al ter­ro­ri­smo e alla cri­mi­na­lità organizzata.

La rac­colta dati ser­virà a pre­ve­nire “vio­lenze col­let­tive che pos­sono ledere la sicu­rezza nazio­nale” (il governo avrebbe voluto la for­mula: “la pace pub­blica”, che poteva col­pire diret­ta­mente anche le mani­fe­sta­zioni sin­da­cali). E vari mini­steri – Difesa, Interni, Giu­sti­zia e anche le dogane – potranno attin­gere a que­sti dati senza controlli.

Sono estesi i metodi di rac­colta dati, con la lega­liz­za­zione di nuove tec­no­lo­gie, i Imsi-catchers e le “sca­tole nere”, cioè delle “valige” che per­met­tono di geo-localizzare e regi­strare tutte le comu­ni­ca­zioni entro un certo rag­gio, e il ricorso a algo­ritmi che ana­liz­zano meta-dati a distanza, per indi­vi­duare “segnali deboli” di peri­co­lo­sità. Si ribalta quindi l’azione: tutti diven­tano sospetti, la sor­ve­glianza è gene­ra­liz­zata per poter indi­vi­duare delle minacce (ci sono alcune pro­te­zioni di legge, ma facil­mente aggi­ra­bili con la scusa dell’urgenza).

Dati di com­pu­ter e tele­fo­nia mobile potranno venire regi­strati dai ser­vizi spe­ciali, non solo del sospetto ma anche di tutti coloro che in qual­che modo entrano in con­tatto con lui. Potranno venire inter­cet­tate con­ver­sa­zioni e imma­gini pri­vate, con soft­ware spia, micro­foni o telecamere.

Non è chiaro per quanto tempo ver­ranno con­ser­vati que­sti dati.

Il primo mini­stro Manuel Valls ras­si­cura: “Non si tratta in nes­sun caso di met­tere in atto mezzi da stato di emer­genza o una sor­ve­glianza gene­ra­liz­zata dei cit­ta­dini”. Ma la sor­ve­glianza rav­vi­ci­nata dei ser­vizi spe­ciali non riguar­derà solo pre­sunti ter­ro­ri­sti, jiha­di­sti, nar­co­traf­fi­canti, traf­fi­canti d’armi, spie nemi­che, ma poten­zial­mente anche mani­fe­stanti, ricer­ca­tori, indi­pen­den­ti­sti e i cit­ta­dini qua­lun­que che pos­sono svol­gere “un ruolo da inter­me­diari”, che sia “volon­ta­rio o no”.

Per l’avvocato Henri Leclerc, pre­si­dente ono­ra­rio della Lega dei diritti dell’uomo, “il testo di legge orga­nizza una sor­ve­glianza di massa attra­verso misure tec­ni­che che ledono chia­ra­mente il rispetto della vita pri­vata, pra­ti­ca­mente non è stata presa nes­suna pre­cau­zione per pro­teg­gere il segreto pro­fes­sio­nale di giu­dici, avvo­cati o giornalisti”.

Non è ancora un Patriot Act alla fran­cese, ma per il rela­tore del dise­gno di legge, il socia­li­sta Jean-Jacques Urvoas, “in que­sto campo, gli Usa sono un esempio”.



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