Spese sanitarie, tagli legati al reddito

Nella spending review limatura dell’ 1,8%. Soglia dei 75 mila euro per le detrazioni

Antonella Baccaro, Corriere della Sera redazione • 27/4/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Salute & Politiche sanitarie, Welfare & Politiche sociali • 1062 Viste

ROMA I numeri finali si conosceranno soltanto quando sarà pubblicata la legge di Stabilità, ma il dossier più caldo tra quelli della revisione della spesa pubblica è già arrivato a palazzo Chigi, firmato dai consulenti  e reca la cifra di un miliardo e mezzo di tagli ottenuti rivedendo 52 agevolazioni fiscali. Da palazzo Chigi fanno già sapere che si tratta solo di «documenti di lavoro», un appellativo non molto diverso da quello che venne dato al rapporto Cottarelli relativo all’intero ammontare della spesa pubblica, quasi del tutto disatteso.
Un miliardo e mezzo di più di risparmi, dunque (o qualcosa di più), non è quello 0,15% del Pil, pari a 2,25 miliardi, che nel Programma nazionale delle riforme, appena presentato dal ministero dell’Economia, dovrebbe derivare dalla «riduzione della agevolazioni fiscali» a partire dal 2016. Stando alle indiscrezioni diffuse da Il Sole 24 Ore, nel mirino sono entrati tanto i contributi alle imprese, quanto i sussidi alle famiglie, questi ultimi però secondo una logica redistributiva, tale per cui qualcuno pagherà più tasse perché qualcuno ne pagherà di meno.
Ma per capire che peso avranno questi tagli non si può prescindere da un’analisi dell’ambito in cui vanno a cadere, operata, per quanto riguarda le agevolazioni alle famiglie, sulla base dei dati più recenti forniti dal Mef sulle dichiarazioni fiscali, quelle del 2014 sui redditi 2013.
Il comparto degli oneri detraibili al 19%, quelli che vanno dagli interessi sui mutui alle locazioni per gli studenti fuorisede, vale nel 2014 circa 27,2 miliardi. La voce più consistente è quella delle spese sanitarie: 16,7 milioni di contribuenti hanno scalato dalle tasse circa 15,5 miliardi, quasi la metà dell’intero monte degli oneri detraibili al 19%, con un aumento del 2,5% rispetto all’anno precedente. Qui si concentrerebbe una parte della revisione della spesa 2016, con un criterio, come si è detto, redistributivo.
Due le ipotesi: la prima azzera la detrazione per i redditi superiori ai 75 mila euro, mentre la mantiene piena fino ai 55 mila. Nella fascia intermedia diventa decrescente. Risparmio ipotizzato: 278 milioni nel 2016. Che diventerebbero 166 se la detrazione scomparisse sopra i 95 mila euro di reddito, fosse piena fino ai 75 mila e decrescente in mezzo. Se queste sono le cifre complessive, il taglio complessivo non appare in percentuale molto consistente (1,8%).
Il secondo capitolo riguarda gli oneri deducibili, che vanno dall’assegno al coniuge ai contributi previdenziali, categoria che nel 2014 è costata circa 24 miliardi. L’attenzione si sarebbe soffermata sulla deduzione dei contributi previdenziali dovuti alle «badanti», che l’anno scorso ammontava a circa 444 milioni, in crescita dello 0,9% sull’anno precedente. Anche qui l’ipotesi sarebbe redistributiva: l’azzeramento della deduzione sopra i 75 mila euro, la pienezza sotto i 55 mila, e il criterio decrescente nella fascia intermedia, comporterebbe risparmi per 50 milioni, che diventano 36,2 nell’ipotesi più blanda. Qui il taglio sale all’11% della cifra complessiva attuale.
Infine nel campo delle detrazioni, il cui costo per il 2014 è stato pari a quasi 65 miliardi, l’attenzione sarebbe andata alle ristrutturazioni edilizie: il bonus Irpef del 36%. Costo nel 2014: 3,5 miliardi secondo i dati delle dichiarazioni. Qui l’ipotesi potrebbe essere ridurre lo sconto dal 36% al 20% con un risparmio, soltanto a partire dal 2017, di 294 milioni, pari all’8,4%. Il rapporto azzera infine, contrariamente a quanto annunciato dal premier al salone del mobile di Milano, il bonus arredo che rientra tra le detrazioni e che è costato allo Stato circa 41 milioni lo scorso anno.
Tra le sforbiciate «minori» potrebbe esserci quella sulle spese funebri, che però appare sotto una curiosa formula per cui le imprese di pompe funebri vedrebbero eliminata l’esenzione Iva, producendo un incasso di 270 milioni, che andrebbe a finanziare l’aumento della detrazione Irpef per le spese funebri. Si tratta in questo caso di un onere detraibile al 19% che costa allo Stato circa 643 milioni nel 2014. L’idea sarebbe aumentare fino a 1.800 euro la detrazione che oggi si ferma a circa 1.500 euro.
Per arrivare al taglio da un miliardo e mezzo il dossier Gutgeld-Perotti pescherebbe dal complesso capitolo dei «contributi alle imprese». Nel mirino, alcune agevolazioni alle imprese di autotrasporto e di trasporto su rotaia, il taglio dell’accisa sul gasolio agricolo, le agevolazioni per l’editoria.
Antonella Baccaro

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