Terrore a Istanbul, assalto al Tribunale Sequestrato un giudice, ucciso nel blitz

In ostaggio il magistrato che indagava sulla morte di un giovane a Gezi Park Ha perso la vita per le ferite riportate durante l’irruzione

MARCO ANSALDO, la Repubblica redazione • 1/4/2015 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 644 Viste

ISTANBUL . Un magistrato imbavagliato e ucciso nel Palazzo di Giustizia. Il ricordo di un 14enne ammazzato per strada mentre comprava il pane, divenuto un emblema contro una deriva totalitarista. La mannaia del terrorismo che cala all’improvviso sul Paese. Tanti simboli, in un giorno solo di sangue. In una Turchia che si avvicina, fra soli due mesi, alle elezioni generali, l’ombra della protesta di Gezi Park, quella rivolta che nel 2013 ha fatto traballare tutto il Paese, schiacciata infine con i carri armati, torna a far tremare il potere.
È successo tutto in poche ore. Mehmet Selim Kiraz, il giudice che per due anni ha investigato sulla repressione della polizia per le proteste di Gezi Park senza incriminare nessun agente, è stato rapito ieri nel suo ufficio da due esponenti di estrema sinistra del Dhkp-C, il Fronte rivoluzionario marxista leninista per la liberazione del popolo. Dopo una giornata di grande tensione nel Palazzo di giustizia assediato dalle forze speciali turche, il sequestro si è concluso solo in serata con un blitz in cui il giudice è rimasto gravemente ferito, ed è poi morto nella notte mentre era sotto i ferri in ospedale, e i due assalitori sono stati uccisi.
L’attacco era avvenuto al mattino, con un’incursione al sesto piano del Palazzaccio di Istanbul, nella stanza del procuratore Kiraz. Non era un obiettivo a caso: Kiraz era l’uomo incaricato di coordinare le indagini sulla morte del quindicenne Berkin Elvan, ucciso “casualmente” dopo 9 mesi di agonia da un candelotto lacrimogeno sparato dalla polizia durante le proteste di Gezi Park. I due aggressori hanno puntato una pistola alla tempia del magistrato, immobilizzandolo e premendogli una stoffa sulla bocca: la fotografia del procuratore atterrito dietro alla bandiera con la stella a cinque punte delle “brigate rosse” turche, ha subito fatto il giro del mondo.
Il Dhkp-C, il gruppo marxista leninista che ha firmato l’attacco, è ben noto e non solo in Turchia: attivo fin dalla fine degli anni Settanta, è fuorilegge ed è classificato come organizzazione terroristica tanto sulle rive del Bosforo quanto in Occidente. Nel 2013 ha firmato un attacco suicida contro l’ambasciata americana di Ankara, con l’uccisione insieme all’attentatore – di un soldato posto a guarda dell’edificio.
Lo scorso gennaio un militante del Fronte aveva sparato agli agenti nella centralissima piazza Taksim, cuore di Istanbul, dove nell’estate del 2013 era esplosa la protesta per Gezi Park, il parco che un progetto di speculazione edilizia avrebbe cancellato. I sogni di grandezza dell’allora premier, oggi capo di Stato, leader del partito islamico da 13 anni al potere, Recep Taypp Erdogan, hanno riempito di cemento la porta dell’Europa, città simbolo della Turchia perennemente a cavallo tra mondi e culture ma anche tra modernità e tradizione. Ma le manifestazioni avevano presto travalicato il loro scopo iniziale per diventare una protesta generale contro il governo Erdogan, la crescente limitazione delle libertà personali e l’islamizzazione progressiva della Turchia per sradicarne l’anima secolare.
Centinaia di migliaia di ragazzi scesero in piazza pacificamente, ma la repressione fu feroce. Erdogan bollò i manifestanti come “capulcu” (vandali) e terroristi, ordinando la mano pesante della polizia che attaccò i cortei con manganelli, lacrimogeni, cannoni ad acqua e proiettili (non solo) di gomma. Il bilancio fu pesantissimo: otto ragazzi uccisi e ottomila feriti, molti accecati dai candelotti lacrimogeni sparati ad altezza uomo. Migliaia di persone furono arrestate e incriminate, mentre gli agenti se la cavavano in una generale impunità benedetta dallo stesso Erdogan. È in questo quadro drammatico e triste che il povero Berkin Elvan, disteso in coma in un letto d’ospedale, è sopravvissuto per quasi un anno a uno di quei candelotti sparati dalla polizia. Erdogan accusò il ragazzino di essere un «membro di un gruppo terrorista», l’identità dell’agente che gli sparò in faccia il candelotto è stata comunicata dalla polizia al procuratore Kiraz solo poche settimane fa, e non risulta indagato.
Il gruppo terrorista ieri ha rotto gli argini di una protesta molto sentita nel Paese, ma con un’azione, però, di puro stampo terroristico. In una giornata che ha visto l’intero Paese piombare per diverse ore al buio, a causa di un guasto ancora non chiarito che ha colpito tutte le grandi città e le raffinerie petrolifere. Poi la foto del giudice, la paura, poche ore di trattativa. E infine il blitz, con la morte del magistrato, che fa ripiombare la Turchia nel terrore, mentre si preparano le urne.

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