Aumentano i posti «fissi» Italia fuori dalla recessione

L’Italia vede la fine della recessione: domani l’Istat fornirà i dati sul Prodotto interno lordo dei primi tre mesi di quest’anno

Francesco Di Frischia, Corriere della Sera redazione • 12/5/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Studi, Rapporti & Statistiche • 727 Viste

ROMA L’Italia vede la fine della recessione: domani l’Istat fornirà i dati sul Prodotto interno lordo dei primi tre mesi di quest’anno e il premier Matteo Renzi, in attesa di leggere questi numeri, dopo avere visto i dati dell’Inps sull’occupazione (nel primo trimestre 2015 sono 91.277 le assunzioni in più a tempo indeterminato e in totale 319 mila i contratti in più tra assunzioni e licenziamenti) commenta su Facebook: «La strada da percorrere è ancora lunga, ma la macchina finalmente è ripartita. Dopo cinque anni di crollo costante, tornano a crescere gli occupati». Poi aggiunge: «Il fatto che molti di questi contratti siano agevolati dalle misure del Jobs act (stabilità, sgravi, tutele crescenti, taglio Irap) è sicuramente un fatto positivo». E su Twitter il presidente del Consiglio ribadisce il messaggio con l’hashtag #Italiariparte: «Naturalmente c’è ancora molto lavoro da fare. Ma grazie all’impegno di tutti e di ciascuno l’Italia ce la farà».
Non la pensa così il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino: «Non ci troviamo di fronte ad una vera svolta, ma ad un grande regalo alle imprese e a meno diritti per i lavoratori». Giudizio diverso dal segretario confederale della Cisl, Gigi Petteni: «Il contratto a tempo indeterminato sta crescendo: bisogna fare qualcosa di concreto anche nel 2016 stabilizzando gli incentivi». Carmelo Barbagallo (Uil) ha una proposta diversa: «Per invertire la tendenza della crisi ancora in atto», servono «investimenti pubblici e privati e restituire potere d’acquisto a lavoratori e pensionati». Il governo aveva previsto nel Def un +0,7% di crescita del Pil, e domani l’Istituto di statistica, confermando le previsioni dei mesi scorsi, dovrebbe comunque cancellare le ultime nubi di crisi sull’economia. La stessa Istat già il 7 maggio si è espressa in linea con le stime dell’esecutivo (Pil a +0,7 quest’anno) rialzando di 0,2 punti le stime di novembre, anche in virtù dei tassi di cambio più favorevoli.
Un segno positivo che indica la fine della recessione (perché si interrompe la serie negativa che dura dal quarto trimestre del 2011). Quindi, se domani, come tutto lascia prevedere, tornerà il segno positivo, si potrebbe registrare una inversione del ciclo economico. In questo scenario anche Sergio De Nardis di Nomisma mostra un cauto ottimismo: «Vista la produzione industriale nel primo trimestre, mi aspetto qualcosina in più del +0,1% del Pil, penso a un +0,2 che mi sembra compatibile con la crescita stimata dal governo».
Intanto buone notizie arrivano dal mercato del lavoro: l’Inps ha annunciato che nel primo trimestre di quest’anno è stato registrato il 24% in più di assunzioni a tempo indeterminato rispetto allo stesso periodo del 2014 e addirittura il 138% in più di saldo tra assunzioni e licenziamenti. In particolare, a marzo 2015 la quota di nuovi rapporti stabili ha raggiunto la misura del 48,2%. Sul complesso delle assunzioni e trasformazioni a tempo indeterminato, effettuate sempre a marzo scorso, oltre il 57% fruisce dell’esonero contributivo (fino a un massimo di 8.060 euro l’anno per 3 anni) introdotto dalla legge di Stabilità 2015. L’Inps ricorda inoltre che nel periodo gennaio-marzo 2015, le cessazioni a tempo indeterminato sono state 382.157 (il 7,6% in meno rispetto al primo trimestre del 2014, quando erano state 413.568). Sommate a quelle degli apprendisti e dei rapporti a termine, il numero delle cessazioni rilevate nel primo trimestre 2015 è di 1.012.389 (l’11,8% in meno rispetto allo stesso periodo del 2014, quando erano state 1.148.073). Nell’indagine emerge anche che nei primi tre mesi di quest’anno diminuiscono i contratti a termine (-32.117) e le assunzioni in apprendistato (-9.188). Da notare anche che le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine, comprese le «trasformazioni» degli apprendisti, sono state 149.041 (l’incremento rispetto allo stesso periodo del 2014 è del 5%).
Francesco Di Frischia

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