Burundi, golpe fallito, torna il «presidente» Nkurunziza

Burundi. Durante la crisi, secondo l’Unhcr, in fuga dalle violenze in più di 100mila

Rita Plantera, il manifesto redazione • 16/5/2015 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 599 Viste

Un golpe fan­toc­cio quello ten­tato e fal­lito in Burundi che rischia addi­rit­tura di gio­vare al pre­si­dente uscente Pierre Nku­run­ziza. Con la poli­zia per le strade che, secondo quanto hanno rac­con­tato alla Reu­ters alcuni testi­moni, dà la cac­cia ai mani­fe­stanti ora non più con­si­de­rati tali ma dei «ribelli».

Venerdì mat­tina il gene­rale ed ex capo dei ser­vizi segreti Gode­froid Niyom­bare, lea­der della rivolta con­tro il pre­si­dente Nku­run­ziza, si è arreso ed è stato arre­stato dalle forze lea­li­ste dopo aver ten­tato la fuga: «Abbiamo deciso di arren­derci. Spero che non ci uccideranno».

Insieme a lui sono stati arre­stati anche il por­ta­voce dei gol­pi­sti, il com­mis­sa­rio di poli­zia Vénon Nda­ba­neze e il gene­rale Cyrille Nday­i­ru­kiye che già nella serata di gio­vedì aveva rico­no­sciuto il fal­li­mento del ten­ta­tivo di gol­peo: «Per­so­nal­mente, lo ammetto, il nostro movi­mento ha fal­lito. Abbiamo incon­trato una gran­dis­sima deter­mi­na­zione mili­tare a soste­gno del sistema di potere».

Nel pome­rig­gio, Nku­run­ziza (che mer­co­ledì all’annuncio della sua desti­tu­zione si tro­vava in Tan­za­nia per il sum­mit della Com­mu­nauté des États d’Afrique de l’Est (Eac) sulla crisi in Burundi) ha fatto ritorno nel palazzo pre­si­den­ziale della capi­tale Bujum­bura. Ad acco­glierlo, lungo le car­reg­giate delle strade, in molti, esul­tanti e sven­to­lanti ban­diere. Due giorni prima, altri burun­desi erano scesi in piazza per festeg­giare la sua destituzione.

La situa­zione resta tesa, con le asso­cia­zioni e orga­niz­za­zioni non gover­na­tive che hanno rin­no­vato l’appello a scen­dere in piazza con­tro la can­di­da­tura di Nku­run­ziza alle pros­sime pre­si­den­ziali: «Le pro­te­ste per respin­gere il ten­ta­tivo di un terzo man­dato del pre­si­dente uscente con­ti­nue­ranno. Il nostro movi­mento non ha nulla a che fare con il ten­tato colpo di stato», ha dichia­rato Paci­fi­que Nini­na­ha­zwe del Forum pour la con­science et le déve­lop­pe­ment (una delle 300 prin­ci­pali ong della società civile in Burundi che hanno soste­nuto le proteste).

Dopo 48 ore di lotta inte­stina tra due ali rivali dell’esercito per la presa del potere, il Burundi si ritrova ancora a vivere ore di ten­sione e di vio­lenza per le strade. I resi­denti di Buta­rere, un quar­tiere di Bujum­bura e uno dei foco­lai delle pro­te­ste anti-terzo man­dato di Nku­run­ziza comin­ciate a fine aprile, rac­con­tano di un uomo ucciso dalla poli­zia con un colpo alla testa e di altri due feriti. Secondo quanto ripor­tato dal Capo di Stato Mag­giore Prime Niyon­gabo, tra i sol­dati che hanno appog­giato il ten­ta­tivo di colpo di stato sareb­bero 12 quelli rima­sti uccisi durante i vio­lenti com­bat­ti­menti di gio­vedì tra lea­li­sti e gol­pi­sti per pren­dere il con­trollo della radio di stato, 35 quelli feriti e 40 quelli che si sono arresi.

Ancor prima del ten­tato colpo di stato di mer­co­ledì, alcuni fun­zio­nari ave­vano già defi­nito le pro­te­ste «un’insurrezione» con­tro Nku­run­ziza. Al cen­tro delle mani­fe­sta­zioni la deci­sione annun­ciata dal pre­si­dente di scen­dere in lizza alle pros­sime ele­zioni per otte­nere il terzo man­dato, con­tra­ria­mente a quanto pre­vede la carta costi­tu­zio­nale del Paese. Severe le cri­ti­che nelle scorse set­ti­mane di molti lea­der afri­cani e dona­tori occi­den­tali — tra cui gli Stati Uniti che for­ni­scono for­ma­zione e attrez­za­ture all’esercito e che ieri ha chiuso l’ambasciata in Burundi — con­tro la can­di­da­tura di Nku­run­ziza e il giro di vite della poli­zia con­tro i civili.

Dall’inizio delle pro­te­ste sareb­bero circa 25 le vitt­time tra la popo­la­zione, men­tre in totale sareb­bero più di 105 mila le per­sone fug­gite dal Burundi (che conta circa 10,4 milioni di abi­tanti ed è il secondo Paese più povero al mondo) negli Stati limi­trofi tra cui Tan­za­nia (70.187 ), Rwanda (26.300) e pro­vin­cia del South Kivu, nella Repub­blica Demo­cra­tica del Congo (9.183). Secondo quanto ripor­tato dal por­ta­voce dell’Alto Com­mis­sa­riato dell’Onu per i rifu­giati (Unchr), Karin de Gruijl, nella con­fe­renza stampa di venerdì a Gine­vra, circa 50.000 burun­desi — «forse anche di più» — vivreb­bero attual­mente sulle rive del Lago Tanganica.

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