Crescita, l’Italia riaggancia l’Europa

L’Istat certifica: fuori dalla recessione. La sorpresa francese, Berlino preoccupa. Renzi: finalmente Padoan: soddisfatti per il giudizio di Bruxelles, Commissione in linea con il Def. Le 6 raccomandazioni

Francesca Basso, Corriere della Sera redazione • 14/5/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza • 603 Viste

BRUXELLES L’Italia è fuori dalla recessione: l’Istat ha certificato nel primo trimestre del 2015 una crescita dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, superando le stime degli analisti, e facendo intravedere anche per Roma la ripresa, già cominciata nel resto d’Europa (che nel primo trimestre segna un +0,4% di Pil). Nello stesso giorno l’Italia ottiene dalla Commissione Ue quella clausola di flessibilità sui conti pubblici in cambio di riforme, che è stata al centro del dibattito del semestre europeo. Certo, insiema anche a sei raccomandazioni su privatizzazioni, banche, infrastrutture, lavoro, pubblica amministrazione e semplificazione, che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ricorda essere in linea con il Def, manifestando soddisfazione: «È il segnale della svolta impressa dalle politiche del governo».
«Abbiamo finalmente, dopo una dozzina di trimestri, il segno più al Pil» ha commentato il premier Matteo Renzi, indicando quella di ieri come una «giornata di passi in avanti» pur osservando con cautela che «c’è ancora molto da fare, ma non si molla». Del resto è la stessa Bruxelles a ricordarlo, anche se le raccomandazioni firmate dalla Commissione guidata da Jean Claude Juncker vogliono essere diverse nei toni da quelle del passato: non «lezioni» ai governi ma «incoraggiamento agli sforzi profusi a livello nazionale per garantire l’occupazione e la crescita». Di qui la decisione di ridurre il numero di raccomandazioni per tutti i Paesi Ue e di incentrarle su pochi settori prioritari d’intervento.
Il via libera sulla flessibilità, che consentirà all’Italia di effettuare aggiustamenti inferiori del deficit nel 2015 e 2016 rispetto alle regole del patto di stabilità non è un assegno in bianco ma un’apertura di credito di fronte all’agenda di riforme «intensa e ambiziosa» contenuta nel Def, come l’ha definita il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis. Il responsabile per l’euro ha però ricordato che l’Italia «deve attuare le sue intenzioni su Pubblica amministrazione, lavoro e fisco». Del resto è la stessa Commissione Ue nelle sue raccomandazioni a osservare che «solo un risanamento forte favorevole alla crescita, una crescita nominale sostenuta e ambiziose riforme strutturali» possono ridurre il debito pubblico che rimane un pesante elemento di vulnerabilità per l’Italia. Tuttavia la Commissione conferma la decisione presa il 25 febbraio scorso di non aprire una procedura per debito eccessivo nonostante la sentenza della Consulta che ha bocciato il blocco della rivalutazione degli assegni, in attesa delle decisioni dell’Italia promesse a breve. Il commissario agli Affari Economici, Pierre Moscovici ha spiegato che «l’impatto preciso della sentenza sulle pensioni dipenderà dai rimedi del governo che devono ancora essere chiariti. Alla luce di queste nuove informazioni, si potrebbe ritenere necessario un rapporto sul debito. In assenza di questo nuovo elemento e aspettando chiarimenti si possono considerare valide le conclusioni di febbraio». Il decreto legge è atteso lunedì al tavolo del governo.
I dati sul Pil e le raccomandazioni si sono intrecciate anche per gli altri Paesi, con ricadute sulle Borse europee che hanno chiuso sui minimi, ad eccezione di Milano che ha registrato la performance migliore (+0,46%). In rosso le altre Piazze finanziarie. Francoforte (-1,05%) ha risentito del rallentamento dell’economia tedesca cresciuta dello 0,3% dopo il +0,7% dei tre mesi precedenti, destando preoccupazione. In rosso anche Parigi (-0,26%) nonostante il pil sia volato dello 0,6% oltre le previsioni. Il progresso migliore l’ha registrato la Spagna con un +0,9%.
Francesca Basso

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