Brexit

Il Bre­xit si avvicina

Dopo la schiacciante vittoria Tory, Cameron conferma il referendum sull’adesione di Londra alla Ue per il

Anna Maria Merlo, il manifesto redazione • 9/5/2015 • Copertina, Europa, Internazionale • 597 Viste

Il mare è molto agi­tato attorno all’Europa dopo il voto bri­tan­nico e, come direb­bero gli inglesi, “il con­ti­nente è iso­lato”. La schiac­ciante e non pre­vi­sta (in que­ste pro­por­zioni) vit­to­ria di David Came­ron raf­forza l’offensiva di Lon­dra con­tro Bru­xel­les, apre un periodo di grande incer­tezza nella Ue, ormai messa a con­fronto non solo più con la minac­cia di un Gre­xit, ma con quella – per alcuni ancora più grave, a comin­ciare dal mondo degli affari – di un Bre­xit. Men­tre il vec­chio con­ti­nente cele­bra la capi­to­la­zione della Ger­ma­nia nazi­sta (8 mag­gio) e oggi nel giorno della “Festa dell’Europa” i 65 anni della dichia­ra­zione di Robert Schu­mann, che aveva posto la prima pie­tra della costru­zione euro­pea pro­po­nendo la costi­tu­zione della Ceca (comu­nità del car­bone e dell’acciaio, cioè della base mate­riale che aveva per­messo la guerra), l’Unione euro­pea è ora di fronte a una nuova svolta sto­rica, ma di segno oppo­sto. Un passo verso la dis­so­lu­zione di quello che è stato costruito in 70 anni, con la pro­spet­tiva di sal­vare sol­tanto l’Europa del mer­cato unico e della finanza.

Appena uscito dall’incontro con la regina, David Came­ron ha con­fer­mato che man­terrà la pro­messa elet­to­rale di indire un “in/out refe­ren­dum sul nostro futuro in Europa”, entro la fine del 2017. Nel pro­gramma elet­to­rale, il par­tito Tory aveva pro­messo un “pro­cesso di rine­go­zia­zione” dei ter­mini di ade­sione della Gran Bre­ta­gna, sot­to­li­neando in par­ti­co­lare la volontà di arri­vare a dei “limiti” per l’accesso al wel­fare dei cit­ta­dini Ue nei primi due anni di resi­denza in Gran Bre­ta­gna, per lot­tare con­tro quello che viene defi­nito con disprezzo il “turi­smo sociale”, di cui sareb­bero adepti in par­ti­co­lare i migranti dall’est euro­peo (ma non solo). Came­ron vuole otte­nere una limi­ta­zione nella libera cir­co­la­zione dei cit­ta­dini nella Ue, per fre­nare l’immigrazione (in cam­pa­gna elet­to­rale ha rifiu­tato cate­go­ri­ca­mente di accet­tare dei nau­fra­ghi degli sbar­chi in Ita­lia). Lon­dra vuole anche un’accelerazione del mer­cato interno, l’unico aspetto della Ue che inte­ressa la City. E vorrà otte­nere un mag­giore potere dei par­la­menti nazio­nali, per poter bloc­care ini­zia­tive di Bru­xel­les, con­si­de­rate troppo intru­sive per la sovra­nità nazionale.

La deci­sione sul refe­ren­dum verrà presa nella “prima ses­sione del pros­simo par­la­mento” ha pre­ci­sato Came­ron. Il pre­mier, che in linea di prin­ci­pio dovrebbe fare cam­pa­gna per man­te­nere la Gran Bre­ta­gna nella Ue, deci­derà pero’ quale posi­zione pren­dere in base ai risul­tati della “rine­go­zia­zione” con Bru­xel­les. Came­ron vuole rive­dere i trat­tati: una mossa che i part­ner e la Com­mis­sione riget­tano, per il momento. Né la Ger­ma­nia né la Fran­cia, che nel 2017 andranno anch’esse alle urne, pos­sono per­met­tersi di aprire il vaso di Pan­dora di una discus­sione sul con­te­nuto dei Trat­tati, men­tre anche in que­sti paesi cre­sce l’euroscetticismo. Ma Came­ron arriva oggi più forte in Europa, gra­zie alla chiara vit­to­ria elet­to­rale. E’ facile imma­gi­nare che Came­ron nego­zierà con deci­sione anche per­ché, in patria, è preso nella morsa degli euro­scet­tici: una ampia fetta del par­tito Tory, che non gli per­do­nerà cedi­menti, e la pres­sione esterna dell’Ukip, ormai il terzo par­tito con il 13% dei voti, la cui ragion d’essere è la lotta con­tro l’Ue in base all’equivalenza Europa=immigrazione. I Lib­Dem, deci­mati, non potranno più svol­gere un ruolo di mode­ra­zione pro-europea come alleati dei Tories. Biso­gnerà vedere come agirà la City, a cui inte­ressa solo una parte della costru­zione euro­pea, quella che libe­ra­lizza il mondo degli affari. Un freno a una troppo forte intran­si­genza potrebbe venire pero’ dal suc­cesso elet­to­rale dello Scot­tish Natio­nal Party, che minac­cia un nuovo refe­ren­dum sull’indipendenza della Sco­zia – più a sini­stra e più filoeu­ro­pea — in caso di Bre­xit, per poter rien­trare poi nella Ue. Una pro­spet­tiva estre­ma­mente com­pli­cata per Bru­xel­les, un vero rom­pi­capo, visto che i Trat­tati non dicono nulla su un caso del genere (e potrebbe aprire un bara­tro anche per altre nazioni, a comin­ciare dalla Spa­gna, con la Cata­lo­gna in imboscata).

La Gran Bre­ta­gna esce da un periodo di debo­lezza e di iso­la­mento in Europa. Came­ron aveva fre­nato su ogni passo verso l’approfondimento dei legami. Aveva cer­cato di met­tere i bastoni tra le ruote dell’elezione di Jean-Claude Junc­ker alla pre­si­denza della Com­mis­sione, per­ché il lus­sem­bur­ghese è giu­di­cato troppo fede­ra­li­sta a Lon­dra. Ma aveva dovuto cedere. La Gran Bre­ta­gna, inol­tre, era iso­lata sul fronte diplo­ma­tico, assente per esem­pio dalle riu­nioni in “for­mato Nor­man­dia” sulla crisi ucraina. Ma oggi Came­ron fa irru­zione al cen­tro della Ue, con la bomba della minac­cia di un Bre­xit. Nei pros­simi due anni, la que­stione bri­tan­nica sarà in testa dell’agenda di Bruxelles.

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