La sfida dei Cobas sulla scuola «Bloccheremo gli scrutini»

La sfida dei Cobas sulla scuola «Bloccheremo gli scrutini»

«Blocco di tutti gli scrutini e di ogni attività scolastica per tutto il personale per due giorni consecutivi, a partire dal giorno seguente la fine delle lezioni, differenziata per regione», oltre a una «manifestazione nazionale il 7 giugno» e a «due giornate di mobilitazione unitaria tra il 18 e il 20»: i Cobas provano ad alzare il livello dello scontro sulla riforma della scuola, approdata alla Camera, e annunciano lo sciopero degli scrutini. Il rischio? Che voti ed esami slittino, con conseguenze spiacevoli per studenti, famiglie, casse dello Stato.
Ma l’annuncio resta per ora isolato: Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, forti dei 618 mila portati in piazza il 5 maggio, con uno sciopero costato ai dipendenti 42 milioni, si smarcano dal sindacato di base, che rappresenta il 3,5%. «Sappiamo che il clima potrebbe spingere anche molti nostri iscritti ad aderire», ammette Francesco Scrima, Cisl: ma i confederali aspettano che il governo «faccia un atto di responsabilità». Non ci stanno a essere trascinati nella polemica politica: «La nostra battaglia non ha niente a che vedere col rapporto tra maggioranza e opposizione e coi rapporti all’interno del Pd», precisa Massimo Di Menna, Uil. Insistono: «Su assunzioni per tutti, contratti e poteri dei dirigenti non cediamo», dice Mimmo Pantaleo, Cgil. Ma prestano anche orecchio ai segnali che arrivano dal governo. A partire dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, che twitta tutto il sabato pomeriggio per rispondere agli insegnanti e ai critici: «Certo che chi è stato assunto non è licenziato dopo tre anni. È una delle tante leggende metropolitane». E poi: «Cosa c’entra la mafia con i dirigenti scolastici?». E ancora: «Non stiamo licenziando nessuno. E il piano pluriennale c’è. Ma con concorso». Per concludere: «Faremo tesoro di suggerimenti e critiche, ma ascoltare non significa assecondare».
L’obiettivo è chiaro, e confermato dallo staff che sta cercando quella mediazione che a oggi sembra ancora possibile: «L’importante è mantenere integro l’impianto. Di tutto il resto si può discutere», spiega il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone. Piccole aperture sono in arrivo: «Alla Camera modificheremo il 5 per mille nella direzione richiesta», quindi nell’ottica di non favorire i versamenti solo per le scuole più ricche e fortunate, anticipa. E prende piede anche l’ipotesi che a Montecitorio la riforma possa essere approvata senza scossoni, come ha dimostrato il voto veloce degli articoli dal 1° al 7° (escluso il 6°). E che poi a Palazzo Madama possano arrivare i cambiamenti veri, anche su assunzioni (all’esame l’ipotesi di aprire a precari di II fascia e Tfa) e presidi. «Stiamo cercando punti di incontro — conferma la relatrice Maria Coscia — come l’emendamento approvato contro le chiamate discriminatorie: ma bisogna parlarne, altrimenti la tensione resta alta».
Valentina Santarpia


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