Myr­mex , sul tetto da 12 giorni. “Renzi, ce l’hai un tweet per noi?”

Catania. Un laboratorio farmaceutico d’eccellenza, 69 lavoratori in cassa da oltre un anno. Sono passati dalla Cynamid alla Pfizer, fino all’attuale declino. La Regione si era impegnata per loro, ma per il momento risulta “non pervenuta”

Antonio Sciotto, il manifesto redazione • 23/5/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Sindacato • 674 Viste

«Renzi, guarda che fine ha fatto la ricerca in Ita­lia. Ascol­taci, non abban­do­narci. Twitta per noi». La dispe­ra­zione si com­batte con un piz­zico di iro­nia, per cer­care una via di uscita: i 69 dipen­denti del labo­ra­to­rio far­ma­ceu­tico Myr­mex ormai da 12 giorni (notti com­prese) vivono sul tetto dello sta­bi­li­mento, nella zona indu­striale di Cata­nia. Chie­dono atten­zione non solo da parte del governo nazio­nale, ma anche dalla Regione Sici­lia e dal gover­na­tore Rosa­rio Cro­cetta, veri uccel di bosco dopo che sul labo­ra­to­rio erano stati presi pre­cisi impe­gni. La Cgil ha anche dif­fuso un video con le testimonianze.

I lavo­ra­tori sono in cassa inte­gra­zione dall’anno scorso, prima ordi­na­ria e poi straor­di­na­ria, e l’ultima tran­che scade nel mag­gio 2016: di fronte a loro, a quel punto, non avranno che il licen­zia­mento e la disoc­cu­pa­zione. Ma non si arren­dono, anche per­ché sanno che il loro non è un lavoro qualsiasi.

Il labo­ra­to­rio di ricerca di Cata­nia venne fon­dato nel 1976 come cel­lula interna alla Cya­na­mid e fin da allora si spe­cia­lizzò nella spe­ri­men­ta­zione pre­cli­nica di nuove mole­cole far­ma­co­lo­gi­ca­mente attive. I ricer­ca­tori hanno appro­fon­dito la sicu­rezza e il meta­bo­li­smo di nuovi poten­ziali farmaci.

Dalla Cyna­mid alla Wyeth, fino alla Pfi­zer, che infine ha ceduto il labo­ra­to­rio alla Myr­mex: il cen­tro di ricerca ha sem­pre rap­pre­sen­tato un fiore all’occhiello dei grossi gruppi far­ma­ceu­tici, tanto che la Pfi­zer lo definì «modello vir­tuoso» e prima dell’ultima ces­sione le aziende coin­volte e la Regione Sici­lia fir­ma­rono un accordo di “sta­bi­lità occu­pa­zio­nale”: non si sarebbe dovuto licen­ziare per tre anni, e in cam­bio si avrebbe avuto accesso a un pla­fond di fondi pub­blici, in par­ti­co­lare europei.

Inol­tre, la Regione Sici­lia si impe­gnava, in caso di non attua­zione dell’accordo di pro­gramma, a rile­vare l’azienda per la cifra sim­bo­lica di un euro. Ma poi un com­plesso gioco di finan­zia­menti mai atti­vati, con rela­tivo rim­pallo di respon­sa­bi­lità tra gruppo far­ma­ceu­tico e Regione, l’avvicendamento tra i gover­na­tori Lom­bardo e Cro­cetta e l’inerzia delle isti­tu­zioni nel pren­dere in mano la situa­zione, hanno fatto pre­ci­pi­tare le cose.

Di recente si erano anche mate­ria­liz­zati dei pos­si­bili com­pra­tori arabi, ma que­sta offerta non si è ancora con­cre­tiz­zata: i lavo­ra­tori chie­dono alle isti­tu­zioni locali di soste­nerli, così da poter fare da cassa di riso­nanza per la ricerca di un even­tuale nuovo com­pra­tore. Ma, soprat­tutto, la Regione ha il dovere di muo­versi, visto che ha fir­mato un pre­ciso accordo di pro­gramma, che adesso non può far finta di ignorare.

«Ci tro­viamo a lot­tare per la soprav­vi­venza del nostro lavoro e del cen­tro stesso — dice Mar­ghe­rita Patti, segre­ta­ria gene­rale Cgil e lavo­ra­trice Myr­mex — Nei giorni scorsi abbiamo sen­tito il calore dei cata­nesi che in tanti modi ci hanno mani­fe­stato la loro soli­da­rietà, a livello per­so­nale e sul web. Abbiamo rice­vuto la visita soli­dale del sin­daco Enzo Bianco, che si è impe­gnato a ripor­tare la ver­tenza sul tavolo nazio­nale con Palazzo Chigi, ma anche all’attenzione della Regione. E poi sono pas­sate le depu­tate nazio­nale e regio­nale, Luisa Alba­nella e Con­cetta Raia. Tanta atten­zione ci resti­tui­sce corag­gio, ma i lavo­ra­tori Myr­mex ten­gono duro. La pro­te­sta con­ti­nuerà fino a quando la Regione Sici­lia non ci dirà la verità sul nostro destino. Sono tra­scorsi già troppi mesi di con­fronti, pro­messe, illusioni».

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