Pause dimezzate come a Pomigliano Ma è una fon­de­ria

Fca alla Bolognese. Alla Magneti Marelli di Crevalcore la Fim e la Uilm firmano un accordo con “investimenti e assunzioni” alla vigilia del primo maggio. Al ritorno in fabbrica la Fiom scopre il trucco: mezz’ora di pausa in meno. Ieri assemblee infuocate

Massimo Franchi, il manifesto redazione • 7/5/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Sindacato • 547 Viste

La festa del primo mag­gio usata per fir­mare un accordo che dimezza le pause. Suc­cede nel Bolo­gnese, suc­cede nel gruppo Fca. Dove con­ti­nua il siste­ma­tico ostra­ci­smo nei con­fronti della Fiom, alla fac­cia della sen­tenza della Corte costi­tu­zio­nale. Al ritorno in fab­brica, il giorno dopo il ponte per la festa del lavoro, i dele­gati dei metal­lur­gici della Cgil hanno fatto l’amara sco­perta. In fon­de­ria — dove si pro­du­cono com­po­nenti motore e dove lavo­rano circa 150 dei 300 dipen­denti, la metà della fab­brica di Cre­val­core – si pas­serà dai 67 minuti al giorno di pausa attuali, a 50 minuti da lunedì per poi scen­dere a regime a 30 minuti dal mese di luglio. Nel reparto pla­stica e in tutte le altre aree si pas­serà dagli attuali 45 minuti al giorno a 30 minuti.

È il frutto vele­noso di un accordo che Fim e Uilm ave­vano già strom­baz­zato sulla stampa locale («inve­sti­menti e assun­zioni») prima del primo mag­gio, dimen­ti­can­dosi però di sot­to­li­neare la parte nega­tiva agli ope­rai che ieri nelle assem­blee infuo­cate come le tem­pe­ra­ture in fon­de­ria li hanno con­te­stati apertamente.

In que­sto modo il modello Pomi­gliano sbarca anche nella rossa Bolo­gna dove il gruppo di Mar­chionne aveva finora avuto quasi timore ad imporlo.

Oltre a ragioni poli­ti­che, erano le spe­ci­fi­cità dello sta­bi­li­mento a det­tare cau­tela ai ver­tici azien­dali. La fon­de­ria che sforna com­po­nenti che vanno a Ter­moli per i motori Fca e far­fal­lati per Volk­swa­gen (sono i tede­schi ad aver tute­lato i posti di lavoro e per­messo che a Cre­val­core non si facesse “cassa” nei lun­ghi anni bui post Fab­brica Ita­lia) è un reparto molto pesante con tem­pe­ra­ture e con­di­zioni di lavoro assai dif­fi­cili, simili ad una accia­ie­ria. Per que­sto le pause erano fisse e rico­no­sciute dagli anni settanta.

I sin­da­cati fir­ma­tari — Fim Cisl e Uilm — con­tro­bat­tono ricor­dando che il taglio delle pause verrà remu­ne­rato in busta paga e che l’accordo pre­vede nuovi inve­sti­menti sul sito e dieci sta­bi­liz­za­zioni per lavo­ra­tori interinali.

«La realtà è però diversa– spiega Fran­ce­sco Di Napoli, rsa Fiom — . Gli inte­ri­nali ora al lavoro sono 70 e se 10 ver­ranno sta­bi­liz­zati altri 30 andranno a casa men­tre ne rimar­ranno altret­tanti». In più le 10 assun­zioni non coprono il turn over dei pen­sio­nati negli ultimi tre anni.

Anche sulle moda­lità della trat­ta­tiva la Fiom ha molte cri­ti­che. «Par­lano di accordo, ma nes­suno lo ha ancora visto. Tanto meno noi della Fiom — rac­conta Di Napoli — che siamo stati con­vo­cati dal diret­tore del per­so­nale per una sem­plice infor­ma­tiva, alla fac­cia della sen­tenza della Corte costi­tu­zio­nale. Più che un accordo è quindi una presa d’atto da parte di Fim e Uilm delle deci­sioni dell’azienda. Da anni chie­diamo una trat­ta­tiva vera, ma in Fca sem­bra ancora impossibile».

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