A Expo il Grande Fratello c’è già: Man­po­wer «spia» i lavoratori

Jobs Act. L’agenzia interinale obbliga gli assunti a utilizzare un’App sui loro telefoni personali che li localizza col Gps. Chiamata diretta per i disabili? Il ministero smentisce ma le associazioni insistono: discriminati i più gravi

Massimo Franchi, il manifesto redazione • 20/6/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza • 1753 Viste

Il Grande Fra­tello c’era già. Anche prima del decreto attua­tivo del Jobs act e delle pole­mi­che sui con­trolli a distanza ora lega­liz­zati, la Man­po­wer all’Expo di Milano con­trol­lava (e con­trolla) pre­senze e spo­sta­menti dei lavo­ra­tori da lei assunti.

A cen­ti­naia di per­sone che ope­rano in vari padi­glioni dell’Esposisione uni­ver­sale è stato richie­sto di sca­ri­carsi sui pro­pri tele­foni una App (di nome Peo­ple­Link o Peo­ple Time map a seconda del gestore tele­fo­nico) che Man­po­wer ha com­mis­sio­nato mesi fa in grado, tra­mite l’indirizzo di posta elet­tro­nica for­nito in fase di assun­zione — e quindi la pro­pria mail per­so­nale — non solo di essere uti­liz­zata come Badge per con­trol­lare ingresso e uscita dal lavoro, ma — tra­mite la con­nes­sione al Gps — di sapere costan­te­mente dove siano i lavo­ra­tori. In più l’applicazione con­sen­ti­rebbe di entrare nelle memo­rie file dei tele­foni met­tendo a rischio l’intera pri­vacy dei lavo­ra­tori stessi.

Nelle Guide con­se­gnate da Man­po­wer ai lavo­ra­tori assunti si spe­ci­fica che «per atti­vare i sistemi di tim­bra­tura è neces­sa­rio uti­liz­zare la pro­pria email per­so­nale, ovvero quella comu­ni­cata a Man­po­wer in fase di assun­zione». E ancora: «Per poter far fun­zio­nare l’App in maniera cor­retta è neces­sa­rio atti­vare il Wi-Fi o il Gps».

La denun­cia arriva dal Nidil Cgil di Milano su segna­la­zione di decine di lavo­ra­tori con varie man­sioni che ope­rano sui vari padi­glioni. Ma la pra­tica riguar­de­rebbe tutti gli assunti all’Expo da Man­po­wer. NidiL Cgil, Felsa Cisl e Uil­temp hanno con­te­stato alla Man­po­wer la pra­tica, la vio­la­zione della pri­vacy e l’omessa comu­ni­ca­zione ai sin­da­cati e ai lavo­ra­tori facendo rife­ri­mento all’articolo 4 dello Sta­tuto dei diritti dei lavo­ra­tori — appena stra­volto dal Jobs act — che vie­tata la pra­tica dei con­trolli a distanza. La rispo­sta di Man­po­wer — che comun­que si è detta dispo­ni­bile ad un incon­tro — è di qual­che giorno fa e sostiene il totale rispetto della legge facendo poi espli­cito rife­ri­mento alla nuova nor­ma­tiva del governo. Una rispo­sta che, seb­bene scritta dopo la pub­bli­ca­zione dei testi del decreto sui nuovi con­trolli a distanza, lascia un legit­timo sospetto: Man­po­wer cono­sceva già il testo del governo o addi­rit­tura lo ha suggerito?

Intanto non si pla­cano le pole­mi­che su altre parti del decreto attua­tivo riguar­dante le cosid­dette “Sem­pli­fi­ca­zioni”. Le asso­cia­zioni dei disa­bili hanno denun­ciato la pos­si­bi­lità per le aziende di assu­mere per­sone con disa­bi­lità ricor­rendo alla chia­mata nomi­na­tiva, lasciando dun­que mano libera alle imprese, non rispet­tando i cri­teri ogget­tivi di legge, con le aziende che ne potreb­bero appro­fit­tare per assu­mere le per­sone con disa­bi­lità meno grave a sca­pito di quelle con disa­bi­lità più gravi.

A tal pro­po­sito ieri il mini­stero del Lavoro in una nota ha pre­ci­sato: «Nes­suna discri­mi­na­zione verso i disa­bili, al con­tra­rio il decreto Sem­pli­fi­ca­zioni incen­tiva le assun­zioni dei disa­bili più gravi». Il decreto, spiega la nota, «pre­vede la pos­si­bi­lità, per i datori di lavoro, di ricor­rere alla chia­mata nomi­na­tiva all’interno delle liste spe­ciali sti­late dai cen­tri per l’impiego». «L’intervento nor­ma­tivo, che è stato pre­ce­duto da un con­fronto appro­fon­dito con le prin­ci­pali asso­cia­zioni dei disa­bili, si è reso neces­sa­rio — pre­cisa il mini­stero del Lavoro — per­ché il sistema della chia­mata nume­rica, come tutti sanno, non ha fun­zio­nato». «La disci­plina vigente — la legge 68/1999 — pre­vede solo in forma par­ziale, per i datori di lavoro, l’obbligo di chia­mata dei disa­bili secondo l’ordine di gra­dua­to­ria delle liste spe­ciali: il 50% per i datori di lavoro che occu­pano da 36 a 50 dipen­denti, il 40% per i datori che ne occu­pano più di 50». «Già oggi, quindi, può essere effet­tuata la scelta nomi­na­tiva nell’ambito delle con­ven­zioni di inse­ri­mento lavo­ra­tivo», con­clude la nota.

«Si arram­pi­cano sugli spec­chi per giu­sti­fi­care l’ingiustificabile — attacca Vir­gi­nio Mas­simo, pre­si­dente dell’associazione “Nes­suno escluso” per l’inclusione sociale dei disa­bili psi­chici — . Il punto messo in discus­sione è che la chia­mata nomi­na­tiva diventa l’unico modo per assu­mere per­ché in linea di prin­ci­pio l’impresa può sce­gliere il disa­bile. La cri­tica alla legge attuale che non è appli­cata l’abbiamo fatta noi per primi ma la solu­zione del governo è invece soste­nere che non è appli­ca­bile e dare mano libera all’impresa», conclude.

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