«Contratti pubblici il blocco va rimosso» Ma i conti sono salvi

La Corte costituzionale: illegittimo il congelamento degli stipendi La sentenza varrà solo per il futuro. I sindacati: subito la trattativa

Francesco Di Frischia, Corriere della Sera redazione • 25/6/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza • 726 Viste

ROMA È illegittimo il blocco di contratti nella pubblica amministrazione, ma non per il passato. La Corte costituzionale cancella il provvedimento, in vigore dal 2010, e nello stesso tempo precisa che la pronuncia non avrà effetti retroattivi: un sollievo (anche se non del tutto) per le casse dello Stato. Dopo la stangata di fine aprile sulle pensioni, la Consulta ha evitato un nuovo buco di bilancio fino a 35 miliardi di euro, secondo i conti dell’Avvocatura generale.
Nella sostanza i supremi giudici hanno dichiarato «con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza», l’illegittimità costituzionale «sopravvenuta del regime del blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico», quale risultante «dalle norme impugnate» che prevedevano il blocco dal 2010 al 2013, e «da quelle che lo hanno prorogato» nei due anni successivi. Respinte, invece, le altre censure prospettate nei ricorsi. La questione era stata sollevata dai Tribunali di Roma e Ravenna dopo i ricorsi di vari sindacati.
La pronuncia di incostituzionalità, dunque, avrà effetto solo a partire dal deposito della sentenza, che, secondo la legge, avviene entro 20 giorni dalla decisione. I giudici della Consulta, con il loro verdetto, hanno tenuto conto di una delle richieste avanzate, in subordine, dall’avvocato dello Stato, Vincenzo Rago, nell’udienza di martedì. L’avvocato, infatti, pur sostenendo l’assoluta legittimità delle norme sul blocco della contrattazione, aveva chiesto che, nel caso in cui la Corte avesse optato per una pronuncia di incostituzionalità, si tenesse conto di quanto previsto dall’articolo 81 della Costituzione, nella nuova formulazione, relativo al principio di pareggio di bilancio.
I sindacati confederali ora chiedono al governo «l’apertura delle trattative per rinnovare subito i contratti di 3 milioni e mezzo di lavoratori». Se il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, dice che la Consulta «ha cancellato una palese ingiustizia» e spera che ora l’esecutivo «sani questo vulnus », il collega Carmelo Barbagallo (Uil) aggiunge: «Il fatto che il blocco non sia stato considerato illegittimo per il passato non ci impedisce di rivendicare il “maltolto”».
Parole condivise dalla leader della Cgil, Susanna Camusso che invita il governo «a chiamare subito le organizzazioni di categoria e cominciare a discutere del rinnovo dei contratti nazionali». Più duro Usb: «Questa sentenza conferma che l’Italia è una Repubblica fondata sul pareggio di bilancio e i diritti dei lavoratori possono tranquillamente essere sacrificati». «Viviamo tempi di inflazione contenuta o addirittura negativa e avvertiamo l’esigenza — sottolinea il presidente della commissione Lavoro al Senato, Maurizio Sacconi (Area popolare) — di elevare la produttività nelle pubbliche amministrazioni anche attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie». Soddisfatto della sentenza Enrico Zanetti, sottosegretario all’Economia: «Il blocco dei salari non ci è mai piaciuto perché è un taglio lineare per eccellenza: ora la politica dovrà accettare di confrontarsi con la sfida di una vera spending review che riguardi i costi del personale garantendo scatti salariali a chi fa il suo dovere e smettendo di attribuire retribuzioni variabili a pioggia».

Francesco Di Frischia

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