Da Patrioti a Libertà, la svolta Usa Più vincoli (ma all’estero si spia)

Finita l’emergenza seguita all’11 settembre, Obama riscrive la sorveglianza

Massimo Gaggi, Corriere della Sera redazione • 4/6/2015 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 687 Viste

Dal Patriot Act al Freedom Act: l’«accecamento» dei servizi segreti americani (in realtà una cecità tutt’altro che sostanziale) è durato solo 48 ore. Scadute le norme della sezione 215 della legge antiterrorismo varata dopo l’attacco di Al Qaeda dell’11 settembre 2001 a New York e Washington, quelle che autorizzano lo spionaggio telefonico a tappeto della Nsa, l’altra sera il Senato ha colmato la falla votando ad ampia maggioranza (67 sì, 32 no) le nuove norme sulla sorveglianza approvate un mese fa dalla Camera dei Rappresentanti.
Le nuove procedure limitano il potere delle agenzie di intelligence di rastrellare dati all’ingrosso sul traffico telefonico americano: d’ora in poi la Nsa e l’Fbi dovranno intervenire caso per caso e non avranno accesso diretto ai dati. Li otterranno attraverso le società di telecomunicazione. Apparentemente una forte limitazione, ma il nuovo regime, oltre che da Obama, è stato approvato esplicitamente anche dalla Cia che evidentemente non lo considera troppo penalizzante. Del resto da quando, dopo le rivelazioni di Edward Snowden di due anni fa, era emersa una forte contrarietà dell’opinione pubblica americana e dello stesso Congresso a una sorveglianza troppo pervasiva, i servizi segreti Usa hanno cominciato a studiare tecniche alternative (e meno invadenti) di sorveglianza.Il nuovo provvedimento lascia però immutati i poteri sulle intercettazioni fuori dai confini degli Stati Uniti.
Il passaggio da Patriot a Freedom non è solo un fatto nominalistico: la svolta ha anche un valore politico per Obama che, costretto da anni a spalleggiare per esigenze di sicurezza norme potenzialmente liberticide introdotte dalla precedente presidenza repubblicana, con la nuova legge può finalmente smarcarsi. Ora può dire di aver adempiuto alla promessa di rivedere tutta la materia ripristinando, per quanto possibile, le garanzie per la privacy, che aveva fatto agli americani all’indomani della pubblicazione dei documenti Nsa trafugati dall’ex contractor .
Snowden, che da allora si è rifugiato in Russia nel timore di essere arrestato e condannato a pene severissime, ha certamente commesso reati molto gravi per la sicurezza nazionale. Ma la Casa Bianca ha anche ammesso che è proprio a partire dalle sue rivelazioni che è partita la riflessione sulla necessità di riformare un sistema di raccolta dati divenuto gigantesco per via di un uso sempre più esteso e discrezionale delle tecnologie di «Big Data».
Un perdono è improbabile, ma dopo la transizione dal Patriot al Freedom Act il caso Snowden si presenta sotto una luce diversa. Le nuove norme consentono a Obama di ricucire anche il rapporto con le grandi aziende dell’economia digitale e con i social network, da Google a Facebook, che, dopo le rivelazioni sulla collaborazione imposta loro dai servizi segreti, avevano reagito con grande durezza. Spaventate dalla prospettiva di perdere il loro asset più prezioso, la fiducia di centinaia di milioni di navigatori, le aziende dell’economia digitale avevano minacciato un vero ammutinamento.
In questa svolta il vero sconfitto è il leader repubblicano del Senato Mitch McConnell e gli altri conservatori che, come lui, avevano osteggiato il Freedom Act, considerando troppo blando il suo regime di controlli. Ma alla fine il vecchio notabile del Kentucky ha dovuto prendere atto che non era in grado di cambiare il corso delle cose al Senato .
Massimo Gaggi

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