Droga, un milione di san­zioni

Il numero di quanti sono finiti in galera in un quarto di secolo per la legge sulle droghe è impres­sio­nante e pro­ba­bil­mente incal­co­la­bile per intero

Sergio Segio, il manifesto redazione • 17/6/2015 • Copertina, Droghe & Dipendenze • 718 Viste

«Tro­ve­remo una solu­zione per dire con più chia­rezza che dro­garsi non è lecito. Ma il car­cere per i tos­si­co­di­pen­denti, quello no. In coscienza non mi sento di arri­varci. E per la verità mi sem­bra non ci pen­sino nean­che i socia­li­sti». Così dichia­rava, cer­ta­mente in buona fede, Rosa Russo Ier­vo­lino, madre della disci­plina sulle dro­ghe all’epoca in discus­sione («la Repub­blica», 30–31 otto­bre 1988).
Il numero di quanti sono finiti in galera per quella legge in un quarto di secolo (sic!), nono­stante le miti­ga­zioni intro­dotte dal refe­ren­dum del 1993 e, all’opposto, gra­zie anche alla recru­de­scenza por­tata dalla legge Fini-Giovanardi del 2006, è impres­sio­nante e pro­ba­bil­mente incal­co­la­bile per intero.

Basti solo ricor­dare che i dete­nuti pre­senti in car­cere al 31 dicem­bre sono pas­sati dai 29.113 del 1990 ai 34.857 del 1991 e ai 46.968 del 1992.

Un numero invece defi­nito è quello delle san­zioni ammi­ni­stra­tive (per modo di dire, dato che in caso di inot­tem­pe­ranza pos­sono dive­nire penali).

Secondo i dati più recenti, con­te­nuti ne «Le tos­si­co­di­pen­denze in Ita­lia», anno 2013, a cura del mini­stero dell’Interno, dall’11 luglio 1990 al 31 dicem­bre 2013 le segna­la­zioni ai Pre­fetti a norma dell’art. 75 T.U. 309/90 – che san­ziona le con­dotte di minore gra­vità, vale a dire la deten­zione per uso per­so­nale – sono state in totale 989.702, 243.220 le san­zioni com­mi­nate e 142.953 le richie­ste di pro­gramma tera­peu­tico, men­tre le per­sone segna­late sono state ben 828.416 (33.431 nel solo 2013), di cui 72.754 minorenni.

Le segna­la­zioni riguar­dano in lar­ghis­sima misura il pos­sesso di can­na­bi­noidi (727.842 in totale, di cui 28.362 nel 2013), seguiti a distanza da eroina (rispet­ti­va­mente 134.581 e 2230) e cocaina (99.146 e 4350).

Esat­ta­mente rove­sciata la casi­stica dei morti: nel 2013 si sono regi­strate 349 vit­time (secondo i dati aggior­nati al 5 novem­bre 2014); dei 199 casi in cui è stato pos­si­bile risa­lire alla pre­sunta sostanza causa del decesso, 148 sono da eroina, 30 da cocaina e solo 2 da hashish, numero di cui oltre­tutto è lecito dubi­tare, giac­ché «si tratta di dati non sem­pre sup­por­tati da esiti peri­tali o da esami autop­tici e/o tos­si­co­lo­gici». Insomma, la sostanza meno peri­co­losa è quella più pesan­te­mente cri­mi­na­liz­zata e perseguita.

Il fal­li­mento delle norme in vigore è testi­mo­niato dai numeri ma anche ammesso dagli addetti. Come scrive in pre­messa la pub­bli­ca­zione: «Il con­sumo di sostanze stu­pe­fa­centi, pur coin­vol­gendo in gran parte il mondo gio­va­nile, con­ti­nua ad avere grande dif­fu­sione nella popo­la­zione in gene­rale. Infatti, l’uso di droga risulta molto dif­fuso anche tra per­sone adulte e ben inte­grate nel con­te­sto sociale e lavo­ra­tivo, con­fi­gu­ran­dosi come feno­meno esteso a tutti gli strati della società e quindi non più rele­gato alla con­di­zione di emar­gi­na­zione sociale».

Si potrebbe con­clu­dere con le parole di allora del vice­pre­si­dente del Con­si­glio, il socia­li­sta Gianni De Miche­lis, tifoso della linea puni­zio­ni­sta: «È apparso chiaro che la legge del 1975 non è ser­vita ad argi­nare il feno­meno della droga né a impe­dirne l’aggravarsi. Quindi è ormai neces­sa­rio com­piere un salto di qua­lità» («la Repub­blica», 29 otto­bre 1988).

Quel «salto di qua­lità», la nuova legge del 1990 impo­sta dagli oltran­zi­sti catto-socialisti, oltre a non argi­nare, ha pro­dotto cen­ti­naia di migliaia di inqui­siti, san­zio­nati, impri­gio­nati, tal­volta sui­ci­dati, costretti a un uso di sostanze reso più peri­co­loso dalla clan­de­sti­nità e dal governo mafioso del mer­cato, con rela­tivo mag­gior rischio di con­trarre Aids e altre malattie.

In un paese civile sarebbe mate­ria di «class action» e richie­sta di risar­ci­mento dei danni, indi­vi­duali e sociali.

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