Erdogan invoca l’ergastolo per la stampa d’opposizione

Il presidente turco contro il direttore di un quotidiano che accusa il governo di fornire armi ai jihadisti in Siria

Elisabetta Rosaspina, Corriere della Sera redazione • 4/6/2015 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 586 Viste

A due giorni dalle elezioni parlamentari, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è nervoso. Così nervoso da aver invocato l’ergastolo per il direttore del giornale d’opposizione Cumhuriyet , reo di aver diffuso un video da cui si può dedurre che i servizi segreti di Ankara (Mit) riforniscono di armi i jihadisti in Siria. Le immagini trasmesse dal quotidiano venerdì scorso mostravano la perquisizione al confine di camion carichi di container, scortati da un po’ troppi agenti della sicurezza per contenere soltanto i farmaci indicati sulle bolle d’accompagnamento. Alla presenza di un procuratore e, senza bisogno di frugare a lungo, gli ispettori hanno trovato proiettili da mortaio e casse di munizioni.
Anziché domandarsi come fosse arrivato tutto quel materiale bellico a un passo dai gruppi islamici che si stanno scannando oltre frontiera, il presidente ha chiesto come quelle immagini fossero arrivate nelle mani di Can Dündar, il direttore del quotidiano. Che si è limitato a fornire la data in cui era stato girato il video: 19 gennaio 2014. Mentre decine di giornalisti turchi si sono dichiarati pronti a condividere le sue responsabilità.
«La pagherà cara. Non gliela faremo passare liscia», ha promesso Erdogan, 24 ore prima che il suo legale intervenisse con una denuncia per conto del capo di Stato nell’inchiesta aperta dalla procura suggerendo — secondo la stampa turca — di condannare Dündar al carcere a vita. L’accusa: spionaggio, in combutta con i militari che hanno effettuato la perquisizione e con «l’organizzazione parallela» di Fethullah Gülen, predicatore turco un tempo braccio destro e ora antagonista di Erdogan, dall’esilio in Pennsylvania. Secondo il presidente si è trattato di un montaggio ordito oltreoceano.
Sempre alla longa manu di Gülen apparterrebbe Fuat Avni, misterioso titolare di un conto Twitter tra i più seguiti e meglio informati sulle mosse, spesso censorie e repressive, del potere contro giornalisti o magistrati indocili. Il petulante cinguettio ha già messo in guardia il suo milione di follower sui brogli in vista alle elezioni di domenica prossima. Il fronte dell’Akp, il partito di Erdogan e del premier Ahmet Davutoglu, replica attraverso il giornale filogovernativo Yeni Safak , ipotizzando un «golpe travestito da elezioni». Per la prima volta in 13 anni i sondaggi annunciano un drastico calo di consensi per l’Akp. Potrebbe essere la fine del governo monocolore e dei sogni di Erdogan di trasformare la Turchia in repubblica presidenziale.
Elisabetta Rosaspina

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