I partiti perdono milioni di consensi Tutti in calo, solo la Lega guadagna

L’Istituto Cattaneo e il confronto con le Europee. D’Alimonte: incidono le liste civiche

Renato Benedetto, il manifesto redazione • 2/6/2015 • Copertina, Politica & Istituzioni • 842 Viste

Si tratta di elezioni amministrative, bisogna fare le dovute distinzioni e valutare il peso dei candidati e delle liste locali. Ma il giorno dopo le Regionali emerge la flessione dei principali partiti, tranne la Lega, unico in crescita, rispetto al voto delle Europee e delle Politiche 2013. Giù Forza Italia, calo per i 5 Stelle, che però consolidano la loro presenza.
E cala anche il Pd, che pure vince in 5 Regioni su 7. In media, il partito di Renzi si è fermato al 25%. Ha preso nelle 7 Regioni 2,1 milioni di voti in termini assoluti (su circa 8,5 milioni di voti di lista nelle sette Regioni). Rispetto al maggio dei record, quello del 40,8% alle Europee, il partito del premier lascia, a casa o agli avversari, circa due milioni di voti. Un milione (-30%) rispetto alle Politiche 2013. Certo, rispetto a quelle elezioni c’è stata «una proliferazione di liste civiche che ha tolto voti a Pd e FI», avverte Roberto D’Alimonte, direttore del Cise, che sottolinea come anche l’astensionismo (al 53,9%) abbia pesato.
Il Pd, rispetto alle Europee, perde soprattutto in Veneto (-65,8%) e Liguria (-57,3%). I numeri dell’Istituto Cattaneo sottolineano come «questo risultato negativo può essere attribuito solo in parte alle “liste del presidente”, che, dove presenti, ottengono consensi disomogenei: in Puglia il Pd sconta l’affermazione della lista per Emiliano (9,2%), in Veneto la prestazione della lista per Moretti è poco significativa (3,8%)». Il Pd è ovunque il primo partito, tranne in Veneto. Dove, stando ai flussi di Swg, perde il 17% sul totale dei consensi: il 7,1% all’astensione; il 4,4 a Zaia e il 3,3 a M5S. Da segnalare che in Liguria, oltre che dall’astensionismo, i dem si vedono sottrarre il 4% da Luca Pastorino. Il fuoriuscito dem, con la sinistra, ha preso il 9,4%. «Se consideriamo il 4,5% di Tsipras alle Europee, quindi, non sembra esserci un grande spazio a sinistra del Pd», commenta Piergiorgio Corbetta, del Cattaneo.
Il Movimento 5 Stelle perde consensi, in termini assoluti, rispetto alle Politiche (-60%, quasi due milioni di voti) e alle Europee (-40,4%, quasi 900 mila). Il Cattaneo sottolinea come in Campania e in Veneto, i pentastellati non abbiano saputo approfittare delle difficoltà degli avversari. «Ma non è una sconfitta. Chi fa il suo esordio alle Politiche con un risultato ultraterreno (25,6%) deve pensare a consolidare, non a crescere», per Corbetta.
È invece nel centrodestra che i numeri segnano uno scossone, anche se annunciato. Perché Forza Italia perde più di 2 milioni di voti (-67%) rispetto al Pdl del 2013 e quasi 1 milione rispetto allo scorso anno. Emorragia contenuta solo in Campania e Liguria. Dove la vittoria dell’azzurro Giovanni Toti, però, è trainata dal Carroccio. La Lega qui ha quasi doppiato FI (20,2 a 12,7%), ma ovunque ha più voti degli azzurri. Anche perché ha raddoppiato i consensi rispetto al 2013 (+400 mila) e rispetto alle Europee fa registrare un +50%. Nelle sei regioni, Campania esclusa, prende più di 800 mila voti (il 13,1% dei voti di lista, e in Veneto la lista Zaia gliene «sottrae» 400 mila). La Lega Nord sfonda al Centro: triplica in Toscana e Umbria rispetto a un anno fa. E così nel centrodestra, sottolinea il Cattaneo, i rapporti tra Carroccio e FI sono cambiati: «Nel 2015 il peso delle camicie verdi è doppio rispetto a quello delle camicie azzurre (67 contro 33%)».
Per Corbetta, «il successo in Liguria è significativo: dove unito, si veda anche l’Umbria, il centrodestra può essere competitivo». Ma ora c’è l’Italicum: «Con il premio alla lista, sarà necessaria una aggregazione, oltre la coalizione. Non si chiamerà “partito Repubblicano”, ha detto Berlusconi, ma la strada è quella. C’è la questione Lega. E ci sarà finché FI non avrà risolto il problema della leadership. Ma la strada di Salvini, come mostra il caso francese di Le Pen, rende difficile il successo. I sistemi con il ballottaggio rendono la vita difficile agli “estremi”».
Renato Benedetto

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