Il progetto di Fassina fuori dal Pd «Al lavoro con Civati e Cofferati»

Oggi voto sulla scuola. Ma Ncd apre un altro fronte: così non va, sul gender testo ambiguo

Alessandro Trocino, Corriere della Sera redazione • 25/6/2015 • Copertina, Politica & Istituzioni • 913 Viste

ROMA «Non è un funerale» scherza Civati. Ma ci somiglia, conferma Fassina: «Come sai, è una scelta sofferta. Mai avrei immagino di lasciare». L’addio al Pd è ufficiale. Reso noto, in sordina, con un annuncio al circolo di Capannelle, e cristallizzato ieri in una conferenza stampa alla Camera. Nella quale Fassina e Monica Gregori non si limitano a lasciare il Pd ma annunciano anche una convention di «ex Pd» per il 4 luglio, prima tappa di un soggetto di sinistra che potrebbe vedere la luce nei prossimi mesi. Punto di rottura, la scuola: oggi in Senato potrebbe essere posta la fiducia sul maxi-emendamento al ddl della «Buona scuola». Attese 4 defezioni tra i dem. E sulla riforma qualche problema potrebbe arrivare anche da Area popolare, che ha chiesto, prima dell’inizio dei lavori, «un incontro urgente» ai ministri Giannini e Boschi: «Nel testo c’è una norma ambigua che potrebbe consentire la diffusione nelle scuole della teoria sul gender».
L’addio di Fassina, intanto, segue quello di Civati e Pastorino. Il dubbio che sia in atto uno smottamento nel Pd è respinto dai vertici. Per Guerini, Fassina «abdica alla sfida del cambiamento per un’avventura velleitaria» e Orfini ricorda maliziosamente: «Fassina è stato viceministro di un governo sostenuto anche da Berlusconi». Che qualcuno segua Fassina è possibile, ma non scontato. In sofferenza sono in tanti, ma la scelta di lasciare il Pd è scartata da quasi tutta la minoranza. Zoggia conferma: «Voterò a favore della fiducia. Noi lavoriamo a un’alternativa a Renzi, ma dentro il Pd». Tra i più critici ci sono Tocci, che non vuole lasciare, Mineo, che non esclude di farlo «presto». E D’Attorre, che valuterà «nei prossimi mesi». Quel che è certo è che la rivoluzione renziana ha portato a un rimescolamento delle carte e delle correnti. La minoranza è in sofferenza. Bersani invita a tutti a «non fare spallucce», perché «ora il Pd è più povero». Per Cuperlo non si può «voltare la testa dall’altra parte e liquidare come bizze dei singoli questi abbandoni». La sinistra pd si riunisce sabato e darà vita a una nuova corrente, che si dovrebbe chiamare «Sinistra riformista», connubio tra quel che resta della Area riformista, antigovernativa, guidata da Speranza, e dalla Sinistra dem di Cuperlo. La sinistra dialogante con Renzi, invece, si è riorganizzata con la nuova «Sinistra è cambiamento» del ministro Martina.
In molti, nella sinistra critica, guardano con attenzione ai movimenti di Civati e degli altri. Anche perché, conferma Cuperlo, «impressionato dal trasformismo mortificante dentro il Pd», «lo spazio a sinistra c’è». Si tratta di riempirlo. Il 4 luglio, annuncia Fassina, riunirà gli ex pd al Palladium di Roma. Ci saranno Civati, Pastorino e Cofferati. Fassina vuol ripartire dal basso: «Dai territori, dal sindaco di Colleferro, dall’ex capogruppo di Vicenza e dai tanti in sofferenza». Il punto d’approdo è un soggetto politico che dovrebbe includere Sel e quella parte del mondo sindacale che vorrà esserci. Fassina cita la Cgil, facendo rabbrividire altri compagni di viaggio: perché la Camusso non è certo in sintonia con Landini, Fiom, tra i più interessati al progetto. Civati pensa positivo ma storce il naso: «Io ho lanciato “Possibile”, spero che tutti convergano». E invece tutti vogliono avere una primogenitura. E nicchiano. Civati lancia il camp di Firenze del 17-19 luglio come d-day. E confida in un’intesa per creare «un gruppo di 50 deputati a settembre». Compresi almeno 8 dei 10 ex grillini di Alternativa libera. Non facile, visti i protagonismi anche sulla leadership. Civati o Fassina? Cofferati? Landini? Cuperlo, da lontano, ammette il problema: «Non c’è un leader naturale. Poteva esserlo una volta Cofferati e forse potrebbe esserlo Landini». Anche Pastorino ammette: «C’è un problema di leadership, ma con un po’ di buon senso si risolve».
Alessandro Trocino

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