Il siluro del Fmi: no a Tsipras

Il siluro del Fmi: no a Tsipras

Eurogruppo. L’Europa cestina le proposte di Atene. Il Fondo monetario cancella le tasse agli oligarchi e pretende il taglio delle pensioni. Moscovici incontra tutti i partiti di opposizione. A Bruxelles Tsipras incontra Draghi, Lagarde e Juncker: «Alla Grecia richieste senza precedenti, c’è chi dice no a tutto e vuole la rottura». Dopo sei ore di riunione è muro contro muro. L’eurogruppo si aggiorna a oggi, si tratta nella notte

Un’altra gior­nata este­nuante sulla que­stione greca, con­clu­sasi con l’ennesimo — il nono — Euro­gruppo dell’«ultima spe­ranza», ieri sera, a ridosso del Con­si­glio euro­peo di oggi e domani. Due pro­grammi a con­fronto, contro-progetto greco e contro-contro pro­getto dei cre­di­tori, respinti da entrambi i con­ten­denti, anche se le cifre ormai non sono così distanti.

Il governo Tsi­pras è messo al muro per accet­tare la logica del pro­se­gui­mento dell’austerità, «riforme con­tro soldi fre­schi», che ha dif­fi­coltà a pas­sare in patria. La pro­po­sta arriva a pochi giorni dalla dop­pia sca­denza del 30 giu­gno, rim­borso di 1,6 miliardi al Fmi e fine del secondo piano di «aiuti», già riman­dato due volte, che, in man­canza di intesa, vedrà l’evaporazione dei resi­dui 7,2 miliardi da ver­sare ad Atene, indi­spen­sa­bili non per una solu­zione dura­tura, ma per soprav­vi­vere qual­che set­ti­mana ed evi­tare il Gre­xit. I cre­di­tori hanno usato tutte le armi: fomen­tando il rischio di un bank run (5 miliardi riti­rati in pochi giorni) e la carta del degrado, reale, dell’economia greca, este­nuata, per far pie­gare Atene. E gio­cano anche sull’ipotesi di un cam­bio di mag­gio­ranza: ieri il com­mis­sa­rio Pierre Mosco­vici ha incon­trato Theo­do­ra­kis, lea­der di To Potami, par­tito di cen­tro greco, ruota di scorta pos­si­bile per una nuova maggioranza.

Tsi­pras ha fatto pro­po­ste dolo­rose, ma chiede sem­pli­ce­mente che l’accordo con­tenga un punto di buon senso: vista l’insostenibilità del debito greco, ci vuole un impe­gno sulla ristrut­tu­ra­zione. Del resto, que­sta ristrut­tu­ra­zione era stata pro­messa nel 2012, legata al rag­giun­gi­mento di un avanzo pri­ma­rio (prima del ser­vi­zio del debito) del bilan­cio greco. Que­sta clau­sola è stata rispet­tata da Atene nel 2013, con 1,5 miliardi di avanzo. Ma i cre­di­tori non hanno rispet­tato allora la parola data. E non lo fanno nep­pure adesso. Anche se Michel Sapin, mini­stro dell’economia fran­cese, ammette: «la que­stione del peso del debito dovrà essere affron­tata». Tsi­pras ha pas­sato la gior­nata a Bru­xel­les. Ha incon­trato Jean-Claude Junc­ker (Com­mis­sione), Mario Dra­ghi (Bce), Chri­stine Lagarde (Fmi), Dijs­sel­blome (Euro­gruppo), Regling (Mes).

Il primo mini­stro greco ha denun­ciato «l’insistenza di certe isti­tu­zioni che non accet­tano le misure com­pen­sa­to­rie» pre­sen­tate da Atene per ottem­pe­rare ai dik­tat dei cre­di­tori, «come non era mai acca­duto prima né per l’Irlanda né per il Por­to­gallo». Una carica in par­ti­co­lare con­tro il Fmi, che ha pre­stato 32 miliardi (a sca­denza breve, 10 anni) e che vuole assi­cu­rarsi i rim­borsi. Per Tsi­pras, «que­sto atteg­gia­mento può voler dire due cose: o non vogliono un accordo o sono al ser­vi­zio di inte­ressi spe­ci­fici in Gre­cia». Ma il Fmi è il solo cre­di­tore a non essere con­tra­rio a una ristrut­tu­ra­zione del debito (che nei fatti non lo toc­che­rebbe). Sono gli euro­pei, che hanno cre­diti, tra isti­tu­zioni e bila­te­rali, intorno ai 300 miliardi, ad essere reti­centi sulla ristrut­tu­ra­zione, a que­sto stadio.

La Gre­cia ha pre­sen­tato il suo ultimo sforzo: 8 miliardi di tagli in due anni, pari al 4,4% del Pil, con un rialzo dell’Iva, dei con­tri­buti e delle tasse alle imprese. Uno stu­dio della Deu­tsche Bank pre­vede un effetto nega­tivo fino a 3 punti del pil. Ma Tsi­pras spera che que­sta offerta, sbloc­cando il nego­ziato, per­metta una ripresa e che arri­vino gli inve­sti­menti euro­pei pro­messi dal piano Junc­ker (35 miliardi), oltre all’accesso al Quan­ti­ta­tive easing della Bce. Per il momento, la Gre­cia vive gra­zie al tubo di ossi­geno con­cesso dalla Bce, che ancora ieri, per il quinto giorno negli ultimi otto, ha alzato l’Ela, la liqui­dità di emer­genza, ultimo rubi­netto rima­sto aperto dopo la chiu­sura di tutti gli altri. Ma i cre­di­tori chie­dono di più, una cor­re­zione dei conti pub­blici dell’1,5% quest’anno e del 2,9% il pros­simo: il «contro-contro-piano» pre­tende ridu­zioni di esen­zioni Iva, che dovrebbe venire uni­fi­cata al 23% (con il 13% solo per cibo, ener­gia, acqua e hotel, ma senza sconto per le isole, e al 6% per pro­dotti far­ma­ceu­tici, libri e tea­tri), l’abolizione dei sus­sidi, l’aumento delle tasse di pro­prietà e sul lusso, ancora tagli alla spesa sani­ta­ria e al resi­duo wel­fare, una riforma delle pen­sioni più dra­stica, una gri­glia dei salari della pub­blica ammi­ni­stra­zione fiscal­mente neu­tra, oltre a una nuova legge con­tro l’evasione e una sem­pli­fi­ca­zione buro­cra­tica. I cre­di­tori chie­dono un avanzo pri­ma­rio in cre­scita: 1% quest’anno, ma 2% il pros­simo e via a seguire, fino al 3,5% nel 2018. «Esi­genze assurde e inac­cet­ta­bili» per Tsi­pras, visto che la Gre­cia è in defla­zione. Tsi­pras chiede inve­sti­menti per il rilan­cio economico.

La solu­zione, se ci sarà, sarà poli­tica. Ma Renzi ha messo in guar­dia Atene: «i greci devono sapere che esi­stono forti pres­sioni da parte di opi­nioni pub­bli­che di alcuni paesi a usare que­sta fine­stra per chiu­dere i conti con la Gre­cia». E «non si tratta sol­tanto dei paesi di più antica fre­quen­ta­zione dei tavoli euro­pei», la Ger­ma­nia, «ma anche di quelli entrati dopo». Per Renzi «lo sforzo deve essere reciproco».



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