In Iraq la mini-escalation di Obama 450 militari in più contro l’Isis

NEW YORK Più armi e altri 450 militari Usa mandati in Iraq, in aggiunta ai 3.100 che sono già tornati nel Paese, per addestrare l’esercito di Bagdad che deve cercare di riconquistare almeno Ramadi, la capitale della provincia di Anbar, a meno di 100 chilometri dalla capitale, persa un mese fa.
Quella annunciata ieri dalla Casa Bianca sembra più una «mini-escalation» che il cambiamento di rotta promesso agli americani da Barack Obama che lunedì, alla conferenza stampa conclusiva del G-7 in Germania, aveva ammesso che «gli Stati Uniti non hanno ancora una strategia completa» per combattere l’espansione dello Stato Islamico nel Paese del Golfo.
«Ci vuole un fermo impegno degli iracheni», aveva detto il presidente Usa, aggiungendo di essere in attesa di un piano del Pentagono. Solo che nell’attesa del mitico piano che dovrebbe consentire alle truppe di Bagdad di riconquistare Mosul, la seconda città dell’Iraq, l’Isis si è presa anche Ramadi.
È stata questa sconfitta, grave e inattesa, a convincere gli americani che non c’è altro tempo da perdere: più istruttori mentre anche gli inglesi manderanno 125 soldati in più. E poi c’è l’impegno dei militari italiani, chiamati ad addestrare soprattutto la polizia irachena.
In Iraq il morale delle truppe è basso e gli americani distribuiscono armi col contagocce, nel timore che finiscano di nuovo nelle mani dei feroci combattenti del Califfo. La mossa di Obama non basterà a placare i repubblicani che con il senatore John McCain avevano chiesto l’invio di migliaia di uomini, ma rappresenta comunque una concessione al nuovo primo ministro Al-Abadi che sta cercando di costruire un governo e un esercito realmente multietnici (anche se sempre a maggioranza sciita).
Nelle scorse settimane c’erano state scintille tra il governo di Bagdad e il nuovo capo del Pentagono, quando Ashton Carter aveva accusato il regime iracheno di non fare abbastanza per garantire la fedeltà e l’impegno delle forze armate. Accuse respinte da Al-Abadi che a sua volta giudica troppo tiepido il sostegno Usa.
Invitato a Elmau, il premier iracheno ha illustrato ai leader del G7 il suo sforzo per portare il Paese fuori dalla logica settaria dominante finché è rimasto al potere Al-Maliki. Molti analisti ritengono che l’Isis potrà essere fermato solo con il ritorno i campo delle truppe Usa o con un impiego massiccio di Hezbollah e di altri gruppi sciiti inviati dall’Iran: Obama esclude la prima soluzione e vorrebbe evitare anche la seconda. Prova quindi a rilanciare con l’addestramento dell’esercito e delle tribù pronte a combattere contro l’Isis.
I soldati del nuovo contingente andranno soprattutto nella nuova base di Habbaniyah da dove dovrebbe riprendere l’offensiva per strappare Ramadi all’Isis. Che intanto, secondo un rapporto dei servizi segreti australiani ripreso ieri dalla stampa inglese, sta cercando in tutti i modi di procurarsi il materiale per costruire una bomba «sporca»: non una vera arma atomica (anche se secondo l’India c’è il rischio che i terroristi se ne procurino una attraverso il Pakistan) ma un ordigno confezionato con materiale radioattivo recuperato anche in ospedali. Sempre con l’obiettivo di terrorizzare le popolazioni civili.
Massimo Gaggi


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