La beffa Myr­mex: da licenziare, ma al lavoro per un mese

Catania. I dipendenti del laboratorio farmaceutico Myr­mex hanno abbandonato il tetto, ma continuano a presidiare lo stabilimento. L’azienda non ha ancora soluzioni per il loro futuro

Antonio Sciotto, il manifesto redazione • 7/6/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Sindacato • 802 Viste

Alla fine i lavo­ra­tori della Myr­mex hanno abban­do­nato il tetto che ave­vano occu­pato per 19 giorni, dopo che il gover­na­tore sici­liano Rosa­rio Cro­cetta ha preso qual­che giorno fa l’impegno a occu­parsi del loro caso. Ma le sor­prese per i 69 dipen­denti del labo­ra­to­rio far­ma­ceu­tico cata­nese non sono finite: pur restando in piedi la pro­spet­tiva del licen­zia­mento a par­tire dal feb­braio 2016, e dopo oltre un anno di cassa inte­gra­zione, l’azienda adesso li ha improv­vi­sa­mente richia­mati al lavoro. Ma solo per un mese, giu­sto per poter acce­dere a una nuova, ina­spet­tata, tran­che di fondi pub­blici, che altri­menti andreb­bero persi.

Il sin­da­cato vede in que­sta novità un fondo di cini­smo: “Spre­muti fino all’ultimo per otte­nere finan­zia­menti pub­blici. È la prova che sarebbe pos­si­bile con­ti­nuare a fare ricerca di eccel­lenza a Cata­nia, ma anche la dimo­stra­zione che non si vuole man­te­nere in vita il labo­ra­to­rio Myr­mex”, dicono Cgil, Filc­tem e Uil­tec. I fondi dispo­ni­bili sono finan­zia­menti PON, da uti­liz­zare per l’identificazione di bio­mar­ca­tori e svi­luppo di metodi dia­gno­stici e tera­peu­tici nel campo dell’oncologia e della bio­lo­gia vascolare.

Campi in cui, fin dalla fon­da­zione nel 1976, il labo­ra­to­rio cata­nese si è sem­pre distinto: pas­sato attra­verso vari gruppi, dalla Cyna­mid alla Wyeth, fino alla Pfi­zer, il cen­tro di spe­ri­men­ta­zione e ricerca sici­liano è sem­pre stato con­si­de­rato come un fiore all’occhiello, frut­tando col­la­bo­ra­zioni di pre­sti­gio e premi inter­na­zio­nali per i risul­tati messi a segno. Ma negli ultimi anni, in forza anche di un cat­tivo uti­lizzo dei finan­zia­menti pub­blici, i conti sono sal­tati, e così l’ultima pro­prietà ha deciso la dismis­sione, con rela­tiva mobi­lità per i 69 dipendenti.

La nuova com­messa di un mese dovrebbe essere svolta in una strut­tura esterna, presso lo Iom (Isti­tuto onco­lo­gico del Medi­ter­ra­neo) di Via­grande, altro cen­tro del cata­nese. I lavo­ra­tori della Myr­mex si rifiu­tano di cam­biare sede, anche per­ché temono che nel frat­tempo il loro labo­ra­to­rio, che hanno difeso fino a occu­parlo, possa essere sman­tel­lato: “Ci oppo­niamo for­te­mente alla con­du­zione degli studi fuori dallo sta­bi­li­mento Myr­mex, rima­sto ina­gi­bile per esclu­siva colpa dell’azienda, e per que­sto impe­di­remo la fuo­riu­scita dai suoi can­celli di qua­lun­que attrez­za­tura”, spiega Mar­ghe­rita Patti, ricer­ca­trice e segre­ta­ria con­fe­de­rale Cgil.

I dipen­denti Myr­mex, pur avendo abban­do­nato il tetto, con­ti­nuano dun­que a pre­si­diare i labo­ra­tori: “Vigi­liamo sui mac­chi­nari – pro­se­gue Patti – e inol­tre man­de­remo dif­fida allo Iom per­ché non accetti di pre­stare i pro­pri labo­ra­tori. È troppo comodo adesso uti­liz­zarci per un mese per­ché c’è una com­messa di 4,5 milioni di euro, per poi farci ripiom­bare di nuovo nella cassa inte­gra­zione quando non saremo più utili, lascian­doci infine senza impiego a par­tire dal pros­simo febbraio”.

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