La Danimarca va a destra Sconfitta la premier, raddoppiano i populisti

La sinistra in calo. Verso un governo di coalizione Campagna elettorale dominata dal tema immigrazione

Maria Serena Natale, Corriere della Sera redazione • 19/6/2015 • Copertina, Europa • 734 Viste

Non le è bastata la spettacolare rimonta delle ultime settimane. La premier socialdemocratica Helle Thorning-Schmidt perde la scommessa delle elezioni anticipate in Danimarca, indette nella speranza di capitalizzare la riconquistata solidità economica, e cede il passo al centro-destra guidato da Lars Lokke Rasmussen. A tarda notte, con oltre il 90% delle schede scrutinate, l’alleanza delle opposizioni poteva contare su più dei 90 seggi necessari a formare una maggioranza nel Parlamento monocamerale di 179 deputati. La formazione liberal-conservatrice di Rasmussen «Venstre», al 19,5%, ora dovrà cercare l’appoggio del «Partito del popolo» euroscettico e nazionalista di Kristian Thulesen Dahl, che balza al 21,1% dei consensi contro il 12,3% ottenuto nel 2011.
Fino all’ultimo la manovra congiunta di liberali e populisti ha dettato l’agenda della campagna elettorale, rilanciando il tema immigrazione e proponendo ancora a poche ore dal voto di ripristinare il Ministero dell’Integrazione abolito dal governo Thorning-Schmidt, una delle principali riforme degli ultimi anni. Strategia mirata a contenere il dibattito sul welfare e convincere gli elettori che il vero pericolo per la piccola Danimarca restano le 15 mila richieste d’asilo e i 65 mila arrivi registrati solo nel 2014. I controlli alle frontiere sono un cavallo di battaglia del «Partito del popolo». La 48enne Thorning-Schmidt ha tenuto duro, rivendicando di aver inasprito le regole sull’asilo per la prima volta in 12 anni e scegliendo la linea «uguali doveri per tutti». Una leader che sembra uscita da «Borgen-Il potere», fiction di culto in Danimarca e Regno Unito che racconta le imprese della prima donna premier a Copenaghen — personaggio ispirato in realtà alla commissaria europea alla Concorrenza Margrethe Vestager (danese), ma l’identificazione con Helle è inevitabile. Thorning-Schmidt aveva riguadagnato 7 punti percentuali in pochi giorni, promettendo la fine dei sacrifici dopo quattro anni di austerità. Oggi l’economia è in buona salute, per il 2015 la crescita prevista è dell’1,7%. Dall’altra parte il 51enne Rasmussen, il premier che perse la maggioranza nel 2011 dopo aver varato un duro programma di tagli alla spesa, ha avuto buon gioco a presentare i risultati del centro-sinistra come effetti delle riforme varate dal suo esecutivo. I due grandi partiti hanno presentato piattaforme molto simili. Thorning-Schmidt ha privilegiato solidarietà e giustizia sociale, Rasmussen riduzione delle tasse e opposizione a una maggiore integrazione europea. Vicini anche per stile, «Luxury Lars» — all’Interno e alle Finanze prima di diventare premier nel 2009, qualche scandalo di rimborsi spese — e «Gucci Helle» — negli ultimi tempi più jeansata che griffata, sposata con il figlio dell’ex leader laburista britannico Neil Kinnock, protagonista del gossip globale innescato dal selfie con David Cameron e Barack Obama (al fianco di un’indispettita Michelle) alla cerimonia funebre di Nelson Mandela nel 2013 a Johannesburg. Esulta il populista Dahl, che dal palco parla sulle note dell’inno del Liverpool You’ll Never Walk Alone : «Una festa per la democrazia».
Maria Serena Natale

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