Land della ex Ddr in bancarotta. E tre milioni di nuovi poveri

Germania. Statistiche illuminanti sul «lato B» dell’unificazione. Effetto Hartz IV per 499 mila anziani. E si allunga la coda degli indigenti

Sebastiano Canetta, il manifesto redazione • 30/6/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza nel mondo, Welfare & Politiche sociali • 699 Viste

È il vero default che pre­oc­cupa Ber­lino. Un fal­li­mento poli­tico, eco­no­mico e sociale ormai con­cla­mato. Un buco nero più pro­fondo di quello di Atene. La Gre­cia? Resta sal­da­mente den­tro i con­fini. E parla — per­fet­ta­mente — tede­sco…
A 25 anni dalla «riu­ni­fi­ca­zione» la Grosse Koa­li­tion fa i conti con la ban­ca­rotta (non solo) dei Land dell’ex Ddr. Il risul­tato è un eser­cito di indi­genti che si ingrossa a vista d’occhio.

Tre milioni di cit­ta­dini sotto la soglia di povertà; 400 mila abi­ta­zioni in cui non si accende nem­meno più il riscal­da­mento; altre 500 mila per­sone fanno i salti mor­tali per met­tere insieme pranzo e cena; altret­tanti pen­sio­nati a cui non basta più l’assegno mensile.

Assi­stiti, soc­corsi, finan­ziati. Tutti a carico dei ric­chi «ter­roni» della Ger­ma­nia del Sud che pagano — a pie’ di lista — la social card con cui campa il 7,6% dei tedeschi.

È il «modello Nord Est» del Paese che guida l’Europa: anche l’ennesimo doppio-standard della Bun­de­sre­pu­blik che vale sol­tanto per chi ha il pas­sa­porto federale.

Nes­sun segreto di Stato, anzi. Basta aver voglia di sfo­gliare, come sem­pre, i dati uffi­ciali. Quelli dif­fusi dal por­tale Sta­ti­sta di Amburgo par­lano da soli. Ana­liz­zano la distri­bu­zione geo­gra­fica dell’Hartz IV (il pac­chetto di aiuti sociali varato 11 anni fa dall’ex can­cel­liere Spd Gerhard Schrö­der) e dise­gnano la mappa dei nuovi e vec­chi poveri della Germania.

Ad aprile 2015 la situa­zione era la seguente: il 16,5% delle inden­nità (399 euro al mese a per­sona) viene assor­bito da Ber­lino, il 14,6% dalla città-stato di Brema, l’11,9% dalla Sas­so­nia Anhalt, l’11,7% dal Mecleburgo-Pomerania Ante­riore e il 10,5% da Amburgo. Seguono Bran­de­burgo (9,6%), Nordreihn-Westfalia (9,4%) Sas­so­nia (9,3) Saar e Turin­gia (8%) insieme allo Schleswig-Holsten (7,9%). Appena sotto la media si clas­si­fi­cano Bassa Sas­so­nia (7,5%) Assia (7,1%) e Renania-Palatinato (5,7%). Di fatto i Land dell’ex Ddr si «man­giano» il 9,9% degli aiuti, men­tre i «cugini» dell’ex Ger­ma­nia Ovest si fer­mano a quota 6,5%.

A pagare, da oltre un decen­nio, sono gli svevi del Baden-Württemberg (4,2%) e i bava­resi che usu­frui­scono solo del 3,5% delle risorse Hartz IV. Un Paese a due velo­cità, pro­prio come l’Europa. E un muro sociale più insu­pe­ra­bile della vec­chia cor­tina di ferro, che divide ancora gli ossi dai wessi.

Ma non basta, per­ché a livello Hartz IV stanno pre­ci­pi­tando anche i pen­sio­nati. Secondo Desta­tis (l’istituto sta­ti­stico fede­rale) a fine 2013 la quota di Over 65 sulla soglia della povertà aveva rag­giunto 499.295 tede­schi (+7,4 rispetto al 2012). Le più col­pite sono le donne e chi vive nelle città-stato come Ber­lino o nelle aree por­tuali di Brema e Amburgo, par­ti­co­lar­mente inve­stite dalla recessione.

A que­sto si aggiun­gono 600 mila per­sone che non hanno i soldi per com­prare un mezzo di tra­sporto, e metà del cam­pione ana­liz­zato che non può per­met­tersi nep­pure una set­ti­mana di vacanza durante l’anno.
L’ultimo sca­lino è occu­pato dalla casta di mise­ra­bili e nul­la­te­nenti «intoc­ca­bili» per­fino dalla sta­ti­stica. Soprav­vi­vono gra­zie agli aiuti della Cari­tas o di Mis­sion, l’equivalente della chiesa evan­ge­lica: fanno la coda dalle 8 del mat­tino ai cen­tri nelle sta­zioni fer­ro­via­rie (a Ber­lino allo Zoo e Ost­bah­nof) per due brio­che e una tazza di tè; rac­col­gono i vuoti delle bot­ti­glie di birra (val­gono 8 cent l’una); aprono la porta o fanno i custodi delle bici­clette di chi entra nelle filiali bancarie.

Un vero e pro­prio dramma come e peg­gio di quello greco, di pub­blico domi­nio almeno da gen­naio. «Il numero di lavo­ra­tori con red­dito appena al di sotto o leg­ger­mente al di sopra dell’Hartz IV è allar­mante» aveva detto sei mesi fa Ulrike Masch­ner, 76 anni, pre­si­dente dell’associazione VdK Deu­tschland, in un’intervista al Saar­brüc­ker Zei­tung.
Fa il paio con la spia accesa sulla rete N24 da Ulrich Sch­nei­der, diret­tore gene­rale del Deu­tsche Pari­tä­ti­sche Wohl­fahrts­ver­band: «Abbiamo biso­gno in primo luogo di aumen­tare il sala­rio minimo (da gen­naio è 8,5 euro all’ora ndr) e dob­biamo accom­pa­gnare que­sta poli­tica con asse­gni fami­liari più ele­vati per le fami­glie a basso red­dito e aumenti dei sus­sidi per l’alloggio». È il lato B dell’inflessibile Ger­ma­nia di Angela Mer­kel. E — para­fra­sando il motto dell’ex bor­go­ma­stro della capi­tale Klaus Wove­reit — l’altra fac­cia della meda­glia di «Ber­lino (sem­pre più) povera e (sem­pre meno) sexy».

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