L’annuncio di Tsi­pras: «Il piano di riforme è pronto»

Grecia. «Le difficoltà non sono tecniche, bensì solo politiche. I greci vedono le differenze tra il governo attuale e i precedenti. E tutti ne sono orgogliosi»

Dimitri Deliolanes, il manifesto redazione • 3/6/2015 • Copertina, Europa, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 593 Viste

Il piano di riforme del governo greco è pronto ed è stato con­se­gnato ieri alle isti­tu­zioni euro­pee. Lo ha annun­ciato Tsi­pras, aggiun­gendo che Atene non attende un piano alter­na­tivo da parte dell’ex troika, magari sotto la forma di un ulti­ma­tum, come soste­ne­vano alcuni gior­nali tede­schi. Il senso delle dichia­ra­zioni del pre­mier è evi­dente: Atene ha esau­rito lo spa­zio di mano­vra per otte­nere un com­pro­messo ono­re­vole. Un ulte­riore passo indie­tro rispetto al pro­gramma di Syriza signi­fi­che­rebbe la sua nega­zione e ren­de­rebbe inu­tile la stessa pre­senza di Tsi­pras a capo del governo. «Siamo di fronte al dilemma tra una pro­spet­tiva rea­li­stica di uscita dalla crisi oppure una divi­sione dell’Europa in una logica di divide et impera che non por­terà ad alcun risul­tato posi­tivo per i popoli europei».

Il lea­der di Syriza ha anche riven­di­cato la sua stra­te­gia di nego­ziare a oltranza con le isti­tu­zioni euro­pee, nella con­vin­zione che sia pos­si­bile ribal­tare l’attuale ege­mo­nia tede­sca e libe­ri­sta: «Tutti i greci vedono le dif­fe­renze tra il governo attuale e quelli pre­ce­denti. E tutti ne sono orgo­gliosi». Sono affer­ma­zioni in piena linea con quanto il pre­mier greco ha scritto nel lungo arti­colo pub­bli­cato dome­nica su Le Monde: il pro­blema greco è un pro­blema euro­peo e dal modo in cui sarà affron­tato dipen­derà anche il futuro camino dell’Ue: «C’è una stra­te­gia che punta alla divi­sione dell’eurozona e dell’Ue — ha scritto Tsi­pras — Il primo passo è la crea­zione di un’eurozona a due velo­cità, dove il nucleo forte imporrà dure con­di­zioni di auste­rità e arri­verà alla nomina di un super mini­stro delle Finanze con poteri illi­mi­tati, in grado cioè di respin­gere le leggi di bilan­cio di paesi sovrani che non si alli­neano ai dogmi del neo­li­be­ri­smo più estremo. Per i paesi che si rifiu­tano di sot­to­met­tersi a que­sto nuovo potere è pre­vi­sta una severa puni­zione: auste­rità impo­sta, limiti nella cir­co­la­zione di capi­tali, prov­ve­di­menti disci­pli­nari, san­zioni, per­fino una moneta paral­lela. Così si pensa di edi­fi­care il nuovo potere euro­peo, la prima vit­tima del quale sarà la Gre­cia, paese che, nelle inten­zioni di alcuni, costi­tui­sce un’occasione d’oro per far vedere il destino che attende tutti i sospetti di indisciplina».

Ancora una volta, Tsi­pras si è rifiu­tato di con­si­de­rare il pro­blema della Gre­cia come una «varia­bile impaz­zita» della stra­te­gia con cui l’Europa ha affron­tato il pro­blema del debito, sot­to­li­neando invece la dimen­sione alter­na­tiva della sua poli­tica, valida per tutti i paesi inde­bi­tati. I con­te­nuti del piano greco non sono noti, ma non dovreb­bero essere lon­tani da quanto ha più volte reso noto Varou­fa­kis. In pra­tica, un impor­tante inter­vento nel sistema fiscale, ma solo misure pon­de­rate nel sistema pen­sio­ni­stico. Il mini­stro del Lavoro Panos Skour­le­tis ha ipo­tiz­zato che, nel caso in cui il piano greco sia rifiu­tato e le isi­tu­zioni insi­stano su misure oltre il pro­gramma di Syriza, allora que­ste ultime dovreb­bero essere poste al giu­di­zio popo­lare. Lo stesso ha ripe­tuto il pre­si­dente dei depu­tati del par­tito di mag­gio­ranza Nikos Filis.

Lo stesso Filis peral­tro è stato, a sor­presa, uno dei 44 fir­ma­tari del gruppo par­la­men­tare di Syriza che ave­vano chie­sto di non nomi­nare l’economista Elena Pana­ri­tis come rap­pre­sen­tante greco al Fmi. Pana­ri­tis era stata scelta da Varou­fa­kis, che in un primo tempo l’aveva anche inclusa nel gruppo dei nego­zia­tori con l’ex troika. Ma la scelta dell’ex depu­tata socia­li­sta ed ex diri­gente della Banca Mon­diale ha pro­vo­cato accese rea­zioni den­tro il governo e in Syriza. Alla fine è stata la stessa Pana­ri­tis a togliere d’imbarazzo il governo annun­ciando che non avrebbe accet­tato la nomina.

Ma è nel fronte della nego­zia­zione che tutti si atten­dono qual­che risul­tato con­creto, man mano che si avvi­cina la sca­denza di venerdì con il ver­sa­mento della prima tran­che di 330 milioni (sui com­ple­sivi 9,2 miliardi entro la fine del mese) per il Fmi. Tsi­pras ha pun­tato tutto sul piano poli­tico, con con­tatti direttti con Mer­kel, Hol­lande e Junc­ker, per sot­to­li­neare il carat­tere poli­tico e non tec­nico della trat­ta­tiva. Nel ver­tice a cin­que (Mer­kel, Hol­lande, Junc­ker, Dra­ghi e Lagarde) che si è tenuto la notte tra lunedì e mar­tedì, l’appello greco ha pro­vo­cato discus­sioni accese.

La lea­der­ship poli­tica dell’eurozona sem­bra aver com­preso che quello di Atene non è un bluff e che è pronta a difen­dere la sua auto­no­mia finan­zia­ria a qual­siasi costo, anche sospen­dendo i paga­menti del debito. Ma ci sono forti resi­stenze dalla parte dei «tec­no­crati» (tra i quali va anno­ve­rata anche la Lagarde) che insi­stono a non deviare dalla linea seguita finora agi­tando il peri­colo di «atti di indi­sci­plina» da parte dei fran­cesi e degli italiani.

Si con­ferma così l’argomento prin­cipe del governo di Atene. Le dif­fi­coltà non sono «tec­ni­che», è in gioco tutta la poli­tica eco­no­mica seguita finora. Una que­stione squi­si­ta­mente politica.

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