«Le commissioni pilotate Così hanno gestito 90 milioni»

«Le commissioni pilotate Così hanno gestito 90 milioni»

ROMA Accordi tra schieramenti politici opposti per modificare le commissioni aggiudicatrici e spartirsi la torta degli appalti. Era questo uno dei sistemi, forse il principale, utilizzati al Campidoglio, alla Regione Lazio e al Viminale per accaparrarsi gli affari milionari legati alla gestione dei centri di accoglienza per i migranti, ma anche di altre commesse pubbliche come quella del Recup, il centro unico di prenotazione della Pisana.
I «patti segreti»
per la spartizione
Gli atti processuali dell’inchiesta sull’organizzazione criminale di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati rivelano in che modo siano riusciti a portare il proprio fatturato annuo oltre i 90 milioni di euro, riconoscendo ai propri referenti una percentuale tra il 5 e il 10 per cento. Nei provvedimenti di perquisizione che ieri hanno portato i carabinieri del Ros nelle sedi delle cooperative che si sono aggiudicate i bandi e nelle case e negli uffici degli indagati è ben delineato quali fossero i «patti corruttivi» che i magistrati della procura di Roma contestano nel nuovo filone d’indagine a quei politici che hanno «pilotato» le gare.
Ma anche il livello di minaccia che Buzzi esercitava sui responsabili delle altre cooperative che non accettavano le sue condizioni sulla divisione dei vari lotti messi a disposizione dalle amministrazioni pubbliche. Capitolo a parte riguarda il sottosegretario all’Agricoltura Giuseppe Castiglione, indagato già da vari mesi dai pubblici ministeri di Catania competenti per il centro di Mineo dove agiva incontrastato il delegato del ministero dell’Interno, Luca Odevaine.
Venafro, Gramazio
e il commissario
Uno degli accordi contestati dai pm è quello tra il consigliere Pdl alla Regione, Luca Gramazio, finito in carcere, e il capo di gabinetto Maurizio Venafro, che per questo è stato indagato. Al centro, il Recup da 60 milioni di euro nel quale Buzzi e soci si aggiudicarono il terzo lotto, esattamente come avevano chiesto. Secondo la contestazione per ottenere questo risultato si decise di cambiare i componenti della commissione, garantendo la presenza di Angelo Scozzafava accusato di essere uno dei funzionari a libro paga e per questo arrestato due giorni fa.
Il 19 marzo scorso viene interrogata Elisabetta Longo — presidente della commissione indagata per favoreggiamento e false dichiarazioni ai pm — «la quale ammette di aver inserito il dottor Scozzafava quale componente della commissione di gara su indicazione del capo di gabinetto del presidente della Regione Maurizio Venafro». Poco dopo i pubblici ministeri ascoltano lo stesso Venafro. Annotano adesso nel decreto di perquisizione: «Venafro ha riconosciuto di aver fornito “l’indicazione alla dottoressa Longo e che lo stesso gli era stato fornito da Gramazio, inizialmente capogruppo Pdl, ma rimasto principale interlocutore anche dopo le divisioni intervenute nel Pdl”. Venafro ha aggiunto che “le uniche lamentele venivano dagli attuali gestori del servizio che erano preoccupati che altri avrebbero potuto vincere la gara a discapito della qualità del servizio. In particolare ho incontrato più volte Marotta della cooperativa Capodarco”». L’indicazione a Gramazio per inserire Scozzafava arrivò da Buzzi perché, questa è l’accusa, «il funzionario era a disposizione del sodalizio».
Castiglione, Odevaine
e «La Cascina»
Al Viminale il ruolo chiave per l’assegnazione degli appalti legati ai centri di accoglienza mostra di averlo Odevaine. Lui stesso si vanta di aver orientato in alcuni casi le scelte dell’allora sottosegretario Castiglione. E il 21 marzo 2014 all’amico commercialista Stefano Bravo, l’uomo che gli gestisce i conti e si occupa di trasferire per lui i soldi delle «mazzette» all’estero, racconta di aver parlato con il soggetto attuatore, onorevole Castiglione: «Gli ho detto: dobbiamo assolutamente valorizzare tutte le realtà locali, fare un Consorzio di Cooperative che gestisca, però ‘sta roba qua non può essere affidata solo a piccole cooperative locali, consorzi, perché così andiamo… perché qua se qui non se fa una cucina la Croce Rossa andrà via e si porterà via la cucina allora c’erano 2.000 persone se qui non se fa una roba che c’abbia una sua professionalità rischiamo un disastro… non se po’ fa per cui alla fine lui capisce gli dico noi dobbiamo creare un gruppo poi facciamo la gara, però certo favoriamo le condizioni per cui ci sia un gruppo forte per cui gli presento, ne parlo con questi dell’Arciconfraternita a Roma e loro nel frattempo si erano appunto fusi con “La Cascina”».
L’obiettivo di Odevaine appare chiaro: mettere d’accordo chi affida le gare e chi è disposto a pagare per vincerle. E a quanto sostiene, raggiunge lo scopo. A Bravo dice: «Ho conosciuto loro e gliel’ho presentati a Castiglione e lui si è avvicinato molto a Comunione e Liberazione, insieme ad Alfano e adesso loro, Comunione e Liberazione di fatto sostiene strutturalmente tutta questa roba di Alfano e del centrodestra, stanno proprio finanziando e Castiglione fa il sottosegretario all’Agricoltura però ed è il loro principale referente in Sicilia cioè quello che poi gli porta i voti, perché poi i voti loro ce li hanno tutti in Sicilia. Per cui diciamo io li ho messi insieme e si è strutturata questa roba e dopo di che abbiamo fatto questa cosa di Mineo. La prima gara io ho fatto il presidente della Commissione e poi c’è stata una seconda gara e poi adesso questa è la terza gara che si fa e in tutte e tre io ci so’ stato in Commissione. Perché poi alla fine il referente per Mineo ero io, perché Castiglione, cioè, lui era il soggetto attuatore però poi lui a sua volta mi ha subdelegato a me a gestire tutto».
Fiorenza Sarzanini


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