Meno preferenze sulla scheda E l’astensione toglie voti al Pd

I flussi dell’Istituto Cattaneo nelle città Anche la Lega cresce a spese dei dem Molti gli elettori che non indicano nomi

redazione • 3/6/2015 • Copertina, Politica & Istituzioni • 671 Viste

È il partito del non voto ad aver sottratto, in misura maggiore, consensi alle principali formazioni. A cominciare dal Pd, che è stato il simbolo più votato di queste Regionali, ma è quello che, nel confronto con le Europee di un anno fa, ha lasciato a casa più consensi (circa 2 milioni, voti quasi dimezzati). Il partito di Matteo Renzi ha sofferto soprattutto verso l’astensione, ma non solo: in alcune Regioni perde elettori a favore dei Cinque Stelle o della Lega. Anche il Movimento lascia al non voto un discreto pacchetto di consensi, ma dall’astensione riesce ancora, sebbene meno, a pescare. Mentre la Lega, unica ad aver ingrossato il bottino elettorale, ruba un po’ a tutti.
Questo il quadro che emerge dall’analisi dei flussi elettorali dell’Istituto Cattaneo, che ha confrontato i dati delle Europee 2014 con quelli delle Regionali in alcune città: La Spezia (per la Liguria), Padova (Veneto), Livorno (Toscana), Perugia (Umbria), Napoli e Salerno (Campania), Foggia (Puglia). Per rispondere al quesito: dove sono andati i voti persi dai partiti (o, per la Lega, da dove provengono)?
Il Pd è, appunto, il partito che ha più «flussi in uscita», cioè che rispetto alle Europee ha perso più consensi. «Come poteva non essere così? — commenta Piergiorgio Corbetta, del Cattaneo — . In Italia un partito del 41%, il risultato straordinario del Pd nel 2014, non si è mai visto negli ultimi 20 anni». I dem pagano il confronto con il loro record. In ogni caso le perdite vanno soprattutto verso l’astensione: con vette a Padova (il 10% dell’elettorato) e Livorno (11,7%). Potrebbero aver pesato le polemiche interne al partito e i conflitti della sinistra con il governo, che hanno disorientato parte dell’elettorato. Ma i dem cedono anche ai cinquestelle, in 6 casi su 7 (a Salerno però è De Luca ad attrarre voti grillini), con picchi in Toscana e in Liguria: a La Spezia danno il 4% al M5S; a Livorno il 2,8%. In queste due città cedono anche alla Lega: in Liguria il 3%. Qui gli elettori ex Pd seguono più il Carroccio di un ex pd: a Luca Pastorino e alla sinistra, dai dem, va il 2,3% degli elettori.
«Alle Europee il Pd aveva guadagnato voti anche a discapito dei 5 Stelle. Potrebbero essere tornati a casa: allora Renzi era la novità, ora è al governo. Poi possono aver giocato gli scandali o il caso impresentabili», spiega Corbetta. Per il flusso dal Pd alla Lega, invece, «può aver avuto un peso la protesta contro l’immigrazione o la criminalità, che trova un’accoglienza nell’elettorato popolare, più esposto a questo conflitto, anche per la crisi».
Quelli di protesta, in ogni caso, sono voti volatili. Ne sa qualcosa il M5S, che in queste elezioni, pur consolidandosi con percentuali tra il 10,4 e il 22,3, perde quasi 900 mila consensi rispetto alle Europee. Molti finiti all’astensione: soprattutto a Livorno (6,3%) e Foggia (9,9%). Ma dal non voto il Movimento prende ancora (a La Spezia, il 5,3% degli elettori). «Come se ci fosse una contiguità tra la protesta e il voto ai Cinque Stelle, un elettorato a cavallo che sceglie di volta in volta», per Corbetta.
La Lega, che in alcuni casi sottrae voti al Pd, prende anche dall’area «di protesta», da Grillo e dall’astensione. Appare invece basso il travaso di voti da Forza Italia al Carroccio. In Campania e Puglia le vittorie di Emiliano e De Luca sono state accompagnate dal successo delle liste a loro collegate, capaci di attrarre da più direzioni (dall’astensione, da Grillo e, in Campania, anche da FI) .
Da segnalare poi il ricorso, sempre minore, al voto di preferenza. Il «tasso di preferenza» (che misura quanto gli elettori abbiano usato questa possibilità, indicando uno o più nomi) va dal 25,7% in Umbria al 44,6% nelle Marche. Non supera mai la metà degli elettori. In Campania, dove è esploso il caso impresentabili, l’uso delle preferenze è passato dal 76,9% del 2005 al 38,6% in dieci anni. A usarle di più sono gli elettori Pd. Meno Lega e M5S .

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