Palestinesi oggi alla Cpi, primo passo verso l’incriminazione di Israele

Palestinesi oggi alla Cpi, primo passo verso l’incriminazione di Israele

Territori occupati. Il ministro degli esteri Al Maliki avvierà all’ufficio del procuratore della Corte penale internazionale la procedura per l’accertamento di crimini di guerra commessi dai leader politici e militari israeliani. Intanto sale la tensione per la prossima partenza verso Gaza delle navi della Freedom Flotilla

Tra le mani que­sta mat­tina il mini­stro degli esteri dell’Autorità nazio­nale pale­sti­nese, Riyad al-Maliki, strin­gerà un fasci­colo colmo di docu­menti, uno dei più impor­tanti pro­dotti dai pale­sti­nesi nella loro sto­ria recente, senza dub­bio il più temuto dal governo israe­liano. Al Maliki con­se­gnerà quel fasci­colo all’ufficio del pro­cu­ra­tore della Corte penale inter­na­zio­nale (Cpi) dell’Aia avviando la pro­ce­dura per l’accertamento di cri­mini di guerra com­messi da Israele, o meglio dai suoi lea­der poli­tici e mili­tari, nei Ter­ri­tori pale­sti­nesi occu­pati dallo Stato ebraico nel 1967. La richie­sta è in tre parti: la prima si con­cen­tra sulla colo­niz­za­zione ebraica di Cisgior­da­nia e Geru­sa­lemme Est; la seconda sul trat­ta­mento dei pri­gio­nieri poli­tici pale­sti­nesi, la terza sull’offensiva mili­tare israe­liana della scorsa estate a Gaza. La que­stione dei dete­nuti è tor­nata in pri­mis­simo piano con la pro­te­sta di Kha­der Adnan che da 50 giorni rifiuta il cibo. La Croce Rossa Inter­na­zio­nale descrive le sue con­di­zioni “molto gravi”. Adnan, ora in un ospe­dale, divenne noto tre anni fa quando portò avanti per 66 giorni un altro scio­pero della fame ad oltranza in pro­te­sta con­tro il car­cere ammi­ni­stra­tivo (senza pro­cesso) ordi­nato nei suoi con­fronti. Ottenne poi la libertà, ma un anno fa è stato recluso di nuovo, in seguito alle retate lan­ciate da Israele dopo il seque­stro in Cisgior­da­nia di tre gio­vani ebrei.

Annun­ciata a più riprese dall’Anp, prima e dopo l’ingresso della Pale­stina tra i Paesi che ade­ri­scono alla Cpi, la mossa segna il momento di rot­tura più pro­fondo tra i pale­sti­nesi – in que­sta occa­sione i movi­menti Hamas e Fatah sono dalla stessa parte — e l’esecutivo gui­dato da Benya­min Neta­nyahu. Il pre­mier israe­liano con­si­dera que­sta mossa pale­sti­nese parte di quella “Inti­fada diplo­ma­tica” che a suo avviso porta avanti da tempo il pre­si­dente dell’Anp Abu Mazen. E ha già fatto sapere che le ritor­sioni saranno pesanti. I diri­genti pale­sti­nesi però insi­stono. Mustafa Bar­ghouti, uno dei 45 mem­bri del comi­tato che — sotto la pre­si­denza del capo nego­zia­tore Saeb Era­kat, ha ela­bo­rato la richie­sta di incri­mi­na­zione di Israele — ha spie­gato che il rap­porto sul con­flitto di Gaza nel 2014, pre­sen­tato a ini­zio set­ti­mana della Com­mis­sione del Con­si­glio dell’Onu per i Diritti Umani, ha for­nito un altro pila­stro all’iniziativa pale­sti­nese. «Abbiamo a che fare con diversi tipi di reati – ha detto Bar­ghouti — lo sta­tuto di Roma pre­vede una vasta gamma di pos­si­bi­lità per una inda­gine penale. Per noi è impor­tante, in primo luogo, dimo­strare che i cri­mini (di Israele) sono sistematici».

La pre­sen­ta­zione del file nasce come rispo­sta alla richie­sta di infor­ma­zioni fatta dal pro­cu­ra­tore gene­rale della Cpi, Fatou Ben­souda. La denun­cia copre il periodo dal 13 giu­gno 2014 al 31 mag­gio 2015. I casi di alto pro­filo che saranno evi­den­ziati da Riyad al Maliki inclu­dono la deci­sione di Israele di svi­lup­pare un nuovo inse­dia­mento colo­nico di 2.600 unità abi­ta­tive a Givat Hama­tos, nella zona est di Geru­sa­lemme, la costru­zione di altri inse­dia­menti nella Valle del Gior­dano e l’uccisione dei quat­tro bam­bini della fami­glia Bakr lo scorso 16 luglio sulla spiag­gia di Gaza, durante un attacco israe­liano. Ben­souda deve deci­dere se ordi­nare un esame pre­li­mi­nare e poi un’indagine penale com­pleta nei con­fronti di alcuni diri­genti poli­tici e coman­danti mili­tari israe­liani poten­zial­mente col­pe­voli. Da parte sua il governo Neta­nyahu non col­la­bora con Ben­souda, soste­nendo che la Pale­stina non è uno Stato e non può avan­zare richie­ste alla Cpi. Il pre­mier israe­liano in ogni caso è con­vinto che le inda­gini sui cri­mini di guerra si dimo­stre­ranno un boo­me­rang per i pale­sti­nesi, in par­ti­co­lare per Hamas.

La ten­sione è tor­nata a salire in que­sti giorni, non solo per alcuni atti di vio­lenza, mani­fe­sta­zioni pale­sti­nesi disperse da poli­zia ed eser­cito e il lan­cio di un razzo da parte di un gruppo sala­fita, al quale Israele ha rispo­sto bom­bar­dando mar­tedì notte la Stri­scia di Gaza. Peral­tro tra qual­che giorno dovreb­bero arri­vare in vista delle coste di Gaza la “Marianne” e altre due imbar­ca­zioni della Free­dom Flo­tilla. A bordo oltre agli equi­paggi ci sono 12 pas­seg­geri, tra i quali il depu­tato pale­sti­nese alla Knes­set Basel Ghat­tas, della Lista Araba Unita. Una pre­senza che ha sca­te­nato rea­zioni duris­sime in Israele. Il depu­tato è già stato punito con la sospen­sione e sem­pre più voci si levano affin­chè la Marina israe­liana bloc­chi in maniera decisa la nuova mis­sione della FF, volta a rom­pere il blocco navale di Gaza.



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