Petrini: “Expo è il trionfo del capitalismo ma siamo tutti lì, la sedia vuota non serve”

Intervista a Carlo Petrini di Slowfood. «Il nostro padiglione è sistemato in una zona che prevedeva un flusso di visitatori del 30% e invece siamo attorno allo 0,5%. Dobbiamo essere cittadini responsabili e non solo consumatori

Luca Fazio, il manifesto redazione • 6/6/2015 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Globalizzazione,sviluppo, multinazionali • 996 Viste

Carlo Petrini, un mese di Expo è suf­fi­ciente per un primo bilan­cio. Come va al padi­glione Slow Food?
Il nostro padi­glione è siste­mato in una zona che pre­ve­deva un flusso di visi­ta­tori del 30% e invece siamo attorno allo 0,5%. Siamo in fondo all’Expo dove non arri­vano gli auto­bus e nem­meno i taxi, per que­sto abbiamo sof­ferto un primo mese di scarsa affluenza. E’ un pro­blema logi­stico che non pena­lizza solo noi. Da una set­ti­mana però hanno messo un tram per decon­ge­stio­nare l’ingresso prin­ci­pale, e sta andando un po’ meglio. Per il resto, lo vedi anche tu come sta andando.

E come sta andando?

Ci sono stato una volta, l’aspetto è quello di una grande fiera dove le nazioni e i grandi poten­tati ali­men­tari si con­fron­tano. Poi ci sono anche Col­di­retti e il Vati­cano, e ci siamo noi. Insomma l’esposizione è il trionfo del capi­ta­li­smo e forse non poteva essere altri­menti, le con­trad­di­zioni ci sono e sono evi­denti, io l’avrei pen­sata diver­sa­mente da una grande ker­messe. Ma alla fine ci tro­viamo tutti lì, la sedia vuota non paga.

Se l’Expo è una gigan­te­sca fiera dove si ven­dono cibo e poche idee per nutrire il pia­neta, la Carta di Milano pas­serà per la sin­tesi vir­tuosa di que­sti sei mesi di espo­si­zione uni­ver­sale. Slow Food la sottoscriverà?

Così com’è merita ancora di essere discussa. Ci sto riflet­tendo, la pros­sima set­ti­mana pre­sen­terò un docu­mento per sot­to­li­neare alcune carenze della Carta di Milano. Non si dice nulla sulla pro­prietà delle sementi, e que­sto è un pro­blema nodale per le agri­col­ture del mondo. Vor­rei più enfasi sull’economia di pic­cola scala, per valo­riz­zarla. Poco si dice anche sulle logi­che del libero scam­bio (il TTIP) men­tre su quell’altare si sta sacri­fi­cando tutto: lo dice anche il Papa, que­sta eco­no­mia uccide.

Se il libero scam­bio ha ragione d’essere così com’è, senza cor­re­zioni, in campo agri­colo e per le der­rate ali­men­tari diventa ele­mento di sof­fe­renza per milioni di pic­cole entità agri­cole e fami­liari. Le pic­cole realtà oggi sono sotto lo schiaffo delle spe­cu­la­zioni finan­zia­rie sulle der­rate ali­men­tari. La Carta di Milano su que­sti temi dovrebbe mostrare più corag­gio, il mini­stro Mar­tina dice che è un docu­mento ancora aperto, sta­remo a vedere.

Come è cam­biata la vostra asso­cia­zione dopo tutti que­sti anni? Adesso siete molto popo­lari, è una buona noti­zia, ma forse tra il vostro pub­blico oggi viene a man­care quella carica ideale e mili­tante di un tempo. Insomma, qual è lo scotto da pagare per aver avuto tanto successo?

La popo­la­rità fa pia­cere. Siamo stati i primi ad inter­cet­tare e dif­fon­dere tema­ti­che che oggi ven­gono discusse e con­di­vise su scala pla­ne­ta­ria. Noi rap­pre­sen­tiamo cit­ta­dini respon­sa­bili e non solo con­su­ma­tori, ma ci sono asso­cia­zioni che con­di­vi­dono il nostro lavoro, come Via Cam­pe­sina, che rap­pre­sen­tano le comu­nità agri­cole del mondo.

Il suc­cesso è sem­pre croce e deli­zia: è posi­tivo che si discuta di edu­ca­zione ali­men­tare, ma biso­gna stare attenti a non bana­liz­zare il mes­sag­gio agri­colo e gastro­no­mico tra­sfor­man­dolo in uno show commerciale.

Un tempo c’era da un lato il sin­da­ca­li­smo con­ta­dino e dall’altro l’elitarismo dei gour­met, noi abbiamo avvi­ci­nato que­sti due mondi. Di cibo si è sem­pre par­lato, non credo che sia un feno­meno così nuovo, l’importante è che si com­prenda tutta la filiera e non solo l’aspetto ludico della fac­cenda, l’agricoltura, la tra­sfor­ma­zione delle mate­rie prime, il lavoro che spesso signi­fica sfrut­ta­mento e bassi salari. Non basta limi­tarsi a par­lare di ricette.

L’appuntamento più impor­tante di que­sto 2015 par­ti­co­lare l’avete inti­to­lato Terra Madre Gio­vani. Cosa suc­ce­derà dal 3 al 6 ottobre?

La rete di Terra Madre esi­ste dal 2004. Undici anni fa era­vamo pre­senti in ses­santa paesi e col tempo siamo cre­sciuti. Oggi que­sta comu­nità di con­ta­dini, pesca­tori, pic­coli alle­va­tori, ma anche di cuo­chi ed esperti dell’alimentazione è pre­sente in cen­to­set­tanta paesi. In via ecce­zio­nale quest’anno abbiamo deciso di orga­niz­zare un evento di por­tata mon­diale pro­prio a Milano por­tando più di 7 mila per­sone a discu­tere di cibo come avrei voluto che se ne discu­tesse all’Expo. Abbiamo deciso di pun­tare sui gio­vani sotto ai quarant’anni, sono loro i pro­ta­go­ni­sti del futuro.

Discu­tere di cosa in particolare?

Per esem­pio del trat­tato inter­na­zio­nale sul com­mer­cio (TTIP) che così come è con­ce­pito non fun­ziona pro­prio, anzi, rischia di met­tere in ginoc­chio la pro­du­zione agri­cola e soprat­tutto i con­ta­dini euro­pei che dovranno fare i conti con i pro­dotti degli Stati Uniti che non sono sot­to­po­sti ai nostri divieti (pesti­cidi, anti­bio­tici, Ogm). Que­sta logica per cui le der­rate devono viag­giare libe­ra­mente senza troppe regole pena­lizza le realtà che sono vin­co­late a deter­mi­nate regole pro­dut­tive. Discu­te­remo anche di bio­di­ver­sità e cam­bia­menti cli­ma­tici, di acqua, di fer­ti­lità dei suoli.

Il nostro vuole essere un mes­sag­gio forte pro­prio all’Expo: non si può con­ti­nuare a par­lare di nutrire il pia­neta senza coin­vol­gere i con­ta­dini e i pesca­tori. Que­sta espo­si­zione uni­ver­sale è rivolta ai con­su­ma­tori, ci sono padi­glioni che mostrano un’opulenza incre­di­bile e appar­ten­gono pro­prio a quei paesi dove vivono comu­nità agri­cole in forte sofferenza.

Terra Madre Gio­vani sarà all’Expo?

No, sto par­lando di un incon­tro con die­ci­mila per­sone che arri­ve­ranno da tutto il mondo. La ceri­mo­nia inau­gu­rale si terrà il 3 otto­bre al Forum di Assago, poi work­shop e assem­blee si ter­ranno in una ven­tina di tea­tri mila­nesi. Il 6 otto­bre andremo a fare visita all’Expo, così i con­ta­dini potranno valu­tare come i rispet­tivi paesi hanno trat­tato il tema dell’alimentazione. Sarà un evento molto impor­tante e vogliamo che la città di Milano sia coin­volta, per que­sto vor­rei lan­ciare un appello.

Prego, dica pure.

Nei pros­simi giorni lan­ce­remo una cam­pa­gna per chie­dere che que­sti gio­vani con­ta­dini ven­gano ospi­tati nelle case dei mila­nesi. Non pos­siamo per­met­terci di allog­giarli in un albergo. Sarebbe bel­lis­simo se Milano adot­tasse que­ste per­sone per qual­che giorno. Dario Fo ne ospi­terà tre, Adriano Celen­tano quat­tro, e ho già par­lato con il car­di­nale di Milano per chie­der­gli di aiu­tarci ad orga­niz­zare l’accoglienza. E non è tutto, abbiamo biso­gno di un altro tipo di aiuto. Soldi. Un con­ta­dino afri­cano che gua­da­gna 50 euro al mese, se li gua­da­gna, per venire a Milano non deve man­giare per un anno, ecco allora che dob­biamo tro­vare le risorse per per­met­tere a que­ste per­sone di venire nella città dell’Expo, dob­biamo garan­tire loro il diritto al viaggio.

Ecco per­ché abbiamo lan­ciato una rac­colta fondi online, la piat­ta­forma è già attiva sul sito www?.wefeed?the?pla?net?.com. Que­sti gio­vani con­ta­dini vogliono orga­niz­zare una grande tavola con i senza tetto di Milano, per­ché anche in que­sta città ci sono per­sone che hanno pro­blemi con l’alimentazione. Que­sto è il loro mes­sag­gio, altro che osten­ta­zione con­su­mi­stica. Vogliono fra­ter­niz­zare e fare gruppo, non è solo cri­tica all’Expo è un altro modo di essere e di stare nel mondo.

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