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Politica estera e spesa per la Difesa: 9 euro su 10 destinati a militari, briciole alla cooperazione

Erano 31 miliardi nel 2005, sono scesi a quota 26 nel 2014 (nonostante le sollecitazioni Nato). Ma solo 2,9 miliardi sono per i Paesi in via di sviluppo

MICHELA SCACCHIOLI, Repubblica.it redazione • 25/6/2015 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Studi, Rapporti & Statistiche • 634 Viste

Erano 31 miliardi nel 2005, sono scesi a quota 26 nel 2014 (nonostante le sollecitazioni Nato). Ma solo 2,9 miliardi sono per i Paesi in via di sviluppo. L’incidenza del decreto missioni è minima: appena il 4 per cento. Il dibattito in parlamento: durante gli ultimi quattro governi non ha mai rappresentato la priorità, appena 26 ore di discussione contro le 70 del decreto Imu, le 81 del Jobs Act e le 133 della legge di Stabilità
ROMA – Trentuno miliardi nel 2005. Poi la cifra ha cominciato a scendere. E nel 2014 si è fermata poco sopra quota 26. A tanto ammonta – secondo la banca dati Sipri – la spesa stanziata per la Difesa in Italia. Numeri che tengono dentro sia i soldi destinati agli interventi militari sia quelli dedicati alla cooperazione (decreto missioni incluso). Ma senza alcun equilibrio tra le due componenti. In percentuale, quel che emerge è che la seconda incide sul totale in maniera decisamente lieve: dieci anni fa rappresentava il 14%, oggi non più dell’11 per cento. In cifre assolute si tratta di 2,9 miliardi contro 23,3: a voler semplificare, è come dire che quasi 9 euro su 10 sono stati incanalati verso attività militari. Il resto – briciole al confronto – alla cooperazione allo sviluppo.

GUARDA  Tutti i grafici interattivi su spesa per la Difesa

Stanziamenti, quelli ai militari, su cui pesa – al di là dei risultati – la sollecitazione della Nato (proprio in questi giorni è in corso il vertice dei ministeri della Difesa) che ha sempre invitato i propri membri a raggiungere un rapporto del 2% fra spesa militare e Pil (Prodotto interno lordo). Obiettivo sottolineato ancora nel summit che si è tenuto in Galles lo scorso anno, visto che molti Paesi – fra cui l’Italia – stanno lentamente scivolando nella direzione opposta. In quei giorni il premier Matteo Renzi se la cavò replicando in conferenza stampa: “Se l’Europa considera la spesa per la Difesa strategica, allora andrebbe tolta dal patto di Stabilità“.

Un altro monito, però, è di queste ore e arriva dal nuovo segretario alla Difesa Usa, Ashton Carter. Giunto in questi giorni in Europa per partecipare a Bruxelles al vertice dell’Alleanza, Carter ha promesso più armi contro la Russia di Vladimir Putin e ribadito che spetta agli europei fornire il grosso delle truppe terrestri non senza dimenticare che la maggior parte degli Stati membri non sta onorando i propri impegni di spesa.

Secondo i dati Openpolis (col contributo di ActionAid) per Repubblica.it, nel 2014 solamente in sei raggiungevano la soglia. Nell’ordine: Stati Uniti, Francia, Grecia, Turchia, Regno Unito ed Estonia. Per quanto riguarda l’Italia, rispetto al primo anno di riferimento (2004), la percentuale del Pil dedicata alla spesa è costantemente scesa, passando dal 2% all’1,5 per cento (nel computo è inclusa l’Arma dei Carabinieri).

(scorri col mouse sui grafici interattivi per visualizzare i dati)
(fonti: OpenAid, Ocse, Sipri, ministero della Difesa, Openparlamento)

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