Prove di rilancio per l’« Europa sociale»

by redazione | 4 Giugno 2015 9:14

Non solo auste­rità, ma anche una Ue con «un pila­stro sociale» forte, per­ché la «società viene prima dei mer­cati e non vice­versa». Cin­que mini­stri degli Affari euro­pei appar­te­nenti a governi (più o meno) di centro-sinistra pro­vano a rilan­ciare l’Europa sociale in vista del Con­si­glio del 25–26 giugno.

Il testo, dif­fuso ieri, è fir­mato dall’italiano San­dro Gozi, dal fran­cese Har­lem Désir, dallo slo­vacco Miro­slav Laj­cak, dal ceco Lubo­mir Zao­ra­lek e dal tede­sco Michael Roth.

I mini­stri degli Affari euro­pei, pre­oc­cu­pati dal disa­more cre­scente verso l’Europa, affer­mano che c’è la neces­sità di «rico­struire la fidu­cia dei cit­ta­dini nella Ue» e che que­sto passa per un rilan­cio della difesa del «modello sociale», messo in dif­fi­coltà dagli anni di crisi e dalla disoccupazione.

L’Unione eco­no­mica e mone­ta­ria deve diven­tare «più equa e più demo­cra­tica», dice il testo, deve soste­nere la «cre­scita eco­no­mica», essere «rivolta alle per­sone» e non solo più con­cen­trata sui tec­ni­ci­smi dell’equilibrio di bilancio.

Per com­bat­tere l’idea di un’indifferenza delle poli­ti­che euro­pee ai destini dei cit­ta­dini, che tanto male ha fatto al pro­getto stesso di Europa, i cin­que mini­stri si accor­gono ora che «la crisi e le poli­ti­che di auste­rità hanno col­pito seve­ra­mente le vite di milioni di per­sone in diversi paesi euro­pei»: que­sto «ha mostrato l’urgenza di una vera dimen­sione sociale dell’Unione eco­no­mica e mone­ta­ria, che offra solu­zioni alle sfide sociali con­tem­po­ra­nee, prima tra tutte quella della disoc­cu­pa­zione», un’unione eco­no­mica che «inco­raggi la crescita».

I mini­stri pro­pon­gono «stan­dard sociali minimi» comuni, come un «sala­rio minimo accet­ta­bile» (rispetto al livello eco­no­mico dei sin­goli stati), un mag­giore coor­di­na­mento delle poli­ti­che eco­no­mi­che, mag­giori tutele verso gli «errori» del sistema ban­ca­rio, un raf­for­za­mento del ruolo del Par­la­mento euro­peo, più coor­di­na­zione con i par­la­menti nazionali.

Nel testo ritorna la pro­po­sta della Tassa sulle tran­sa­zioni finan­zia­rie, anche se i governi di appar­te­nenza, a comin­ciare dalla Fran­cia, hanno fatto di tutto per sabo­tarla e svuo­tarla di ogni sostanza.

Una poli­tica sociale euro­pea spe­ci­fica non esi­ste e l’embrione, che era con­te­nuto nel Trat­tato costi­tu­zio­nale, è stato messo da parte dopo il «no» ai refe­ren­dum di Fran­cia e Olanda nel 2005.

Per il momento, ci sono solo auspici di «con­ver­genza» (la Ger­ma­nia, per esem­pio, ha adot­tato di recente un sala­rio minimo).

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