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«Rifiuto il libero scambio con la Ue Non mi sottometto alla finanza»

In Bolivia, il libero commercio e il neoliberalismo hanno lasciato soltanto fame, miseria e disoccupazione

Sara Gandolfi, Corriere della Sera redazione • 12/6/2015 • Copertina, Internazionale • 917 Viste

 Quattro presidenti e quindici ministri degli Esteri si riuniscono oggi e domani a Milano per la VII Conferenza Italia-America Latina alla ricerca di quella «Visione comune» che dà il titolo all’incontro. Con qualche distinguo, però, come ricorda il presidente della Bolivia Evo Morales, che in margine ai lavori incontrerà il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi .
Presidente, è soddisfatto delle relazioni fra i nostri due Paesi?
«Il nostro maggior desiderio è avere relazioni diplomatiche bilaterali con tutti, rispettando le nostre differenze».
Però è contrario all’accordo di libero scambio con l’Unione Europea che invece altri Paesi latino-americani stanno negoziando. Perché?
«Alcuni Paesi, Cile, Perù, Messico, non tutti. In Bolivia, il libero commercio e il neoliberalismo hanno lasciato soltanto fame, miseria e disoccupazione. Chi in America Latina si sottomette alle imposizioni del settore finanziario e del Fondo monetario internazionale ha molti problemi. In Bolivia decidiamo noi la nostra politica economica, non il Fmi né la Banca mondiale. Ci siamo liberati dell’ambasciatore Usa. E stiamo meglio di prima. Abbiamo smesso di essere uno Stato mendicante. Questo non significa che non accettiamo la cooperazione e gli investimenti stranieri, ma non sono più loro a definire il nostro futuro» .
Non è una contraddizione che un anticapitalista come lei oggi vada a parlare alla Bocconi, l’università del capitalismo italiano?
«Appartengo alla cultura del dialogo, dell’incontro. Non ho motivo di scappare. È un diritto avere differenze ideologiche. Se poi la nostra esperienza di socialismo comunitario viene ritenuta importante chiunque può farla propria».
Quando è diventato presidente, la Bolivia era uno dei Paesi più poveri dell’America Latina, oggi ha uno dei tassi di crescita più alti del continente. Qual è il segreto della sua «Revolución democratica y cultural»?
«Sul piano politico, la rifondazione della Bolivia che da Stato coloniale e mendicante è diventata uno Stato plurinazionale e con la sua dignità. Sul piano economico, la nazionalizzazione delle risorse naturali e dei servizi di base, che non possono essere un business privato. Sul piano sociale, la ridistribuzione della ricchezza» .
Lo scenario in America sta cambiando molto: da un lato è in corso il disgelo tra Usa e Cuba, dall’altro c’è tensione fra Usa e Venezuela. La Bolivia dove si colloca?
«La mia prima responsabilità è l’economia nazionale. Bisogna pianificare, fare in modo che ci sia cibo, acqua, energia. Così il popolo è felice. La crescita economica della Bolivia oggi sfiora il 5%, alcuni Paesi vicini sono all’1-2%».
Non teme il calo dei prezzi di gas e petrolio?
«No, e la Bolivia presto diventerà il centro energetico del Sudamerica» .
Avete un accordo con Mosca sul nucleare…
«Sì, avremo centrali ed esporteremo energia» .
Lei è stato rieletto per la terza volta in ottobre con più del 60% dei voti, ma al voto locale, in marzo, il suo partito Mas ha registrato un brusco calo. L’idillio è finito?
«Molte persone dicono di non appartenere al partito Mas, ma sono “evistas”, votano per me. Non mi piace ma è così. Forse c’è un fattore Evo» .
Si ripresenterà per la quarta volta alle prossime presidenziali?
«Costituzionalmente non posso, ma mi sottometto alla decisione del popolo» .
Qual è il contributo della Bolivia al tema di Expo: «Nutrire il pianeta, energia per la vita»?
Mostra il vassoio davanti a sé, ricolmo di foglie di coca. «Non fa male, è cibo e medicina. Ed è ecologica, come molti altri prodotti che abbiamo portato ad Expo» .
Lei rivendica la liberalizzazione delle coltivazioni di coca. Ma i narcotrafficanti?
«Li combattiamo e il nostro modello di lotta è rispettato dall’Europa e dall’Onu. Non dagli Stati Uniti, che usano il narcotraffico per fini geopolitici. Mi hanno perfino accusato di essere il Bin Laden andino» .
Come Fidel Castro, non si fida di Obama?
«No, finché non cambia la mentalità coloniale di sottomissione del governo Usa» .
Ha più fiducia nell’Unione Europea?
«Sì, abbiamo appena firmato un accordo da 80 milioni di dollari per la lotta contro il narcotraffico. Ma senza alcun condizionamento» .
Ma è meglio fare affari con la Cina…
«Vende prodotti meno cari, offre facilitazioni, crediti più morbidi…».
Sara Gandolfi

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