Scru­tini, il 90% dei docenti sciopera contro il Ddl Scuola

Un duro colpo a Renzi e alla sua visione della società: solo il 38% di chi si astiene è iscritto ai sindacati. Le ragioni della mobilitazione: contro il «preside-manager» e la chiamata diretta

Roberto Ciccarelli, il manifesto redazione • 10/6/2015 • Copertina, Istruzione & Saperi, Sindacato • 824 Viste

La marea del «No» alla riforma della scuola del par­tito demo­cra­tico si è alzata. I primi dati dell’adesione allo scio­pero uni­ta­rio degli scru­tini indetto da Flc-Cgil, Cisl e Uil scuola, Gilda e Snals, e poi da Cobas, Uni­co­bas, Usb, Cub, atte­stano un gigan­te­sco con­senso dell’opposizione con­tro Renzi. Nelle prime due gior­nate di scio­pero in Emilia-Romagna e in Molise, e nella prima gior­nata nel Lazio e in Lom­bar­dia, circa il 90% degli scru­tini sono stati bloc­cati in maniera com­patta. A Bolo­gna, dove con­ti­nua lo scio­pero della fame a staf­fetta tra docenti, stu­denti e geni­tori con­tro il Ddl, la Flc-Cgil con­ferma l’adesione allo scio­pero in mol­tis­sime scuole secon­da­rie di secondo grado. Quasi tutti gli scru­tini pro­gram­mati sono stati rinviati.

Piero Ber­noc­chi dei Cobas prova a trat­teg­giare un primo bilan­cio: «Gli iscritti ai vari sin­da­cati della scuola non supe­rano il 38% — afferma — e in que­sti giorni solo il 10% dei docenti ha col­la­bo­rato, svol­gendo gli scru­tini, all’eutanasia della pro­pria pro­fes­sione». Le ragioni di un’eccedenza rispetto al per­so­nale sco­la­stico sin­da­ca­liz­zato ven­gono spie­gate così dal lea­der dei Cobas: «La scia­gu­rata pro­spet­tiva di un pre­side padrone che assume, licen­zia, pre­mia e puni­sce a suo insin­da­ca­bile giu­di­zio è il motivo pre­va­lente dell’attuale mobi­li­ta­zione». Viene espressa anche una pre­oc­cu­pa­zione rispetto alla dege­ne­ra­zione della pro­fes­sio­na­lità del diri­gente sco­la­stico: «La con­ces­sione dei super-poteri distrug­ge­rebbe ogni col­le­gia­lità negli isti­tuti e un pro­fi­cuo lavoro comune — con­ti­nua Ber­noc­chi — La nostra impres­sione pre­va­lente è che la mag­gio­ranza dei pre­sidi non voglia que­sti super-poteri e ne com­prenda l’inapplicabilità e la negatività».

Le ipo­tesi di emen­da­menti pro­po­ste dal Pd non sem­pli­fi­cano la situa­zione Anzi. C’è la pos­si­bi­lità che siano costretti a cam­biare sede ogni tre o sei anni. Un’ipotesi che demo­li­rebbe i loro pro­getti sulle scuole dirette. La scuola ver­rebbe tra­sfor­mata in una comu­nità iper-verticistica diretta dal Miur. Una pro­spet­tiva che non piace a nessuno.

Il pas­sag­gio a vuoto del governo ieri in com­mis­sione affari costi­tu­zio­nali al Senato, dov’è stato boc­ciato un parere di costi­tu­zio­na­lità del Ddl, ha rin­vi­go­rito l’opposizione negli isti­tuti, stu­denti e tra i sin­da­cati. «La scuola è il primo tema sul quale il governo arre­tra — afferma Danilo Lam­pis (Unione degli stu­denti) –Auspi­chiamo che si con­ti­nui a osteg­giare il Ddl, c’è biso­gno di uno scatto di sin­cera demo­cra­zia per fer­mare l’autoritarismo del governo». Quanto all’«apertura» di Renzi sul Ddl, da discu­tere nei cir­coli Pd e non con la scuola e sin­da­cati, le rea­zioni sono ispi­rate al prin­ci­pio: «Fac­cia pure, non andrà da nes­suna parte». Di chia­mata diretta dei docenti, que­sto è il punto, i sin­da­cati non ne vogliono sen­tire parlare.

«Se è un espe­diente per fiac­care la pro­te­sta, Renzi sba­glia — afferma Dome­nico Pan­ta­leo (Flc-Cgil) — Stralci il decreto sulle assun­zioni dei pre­cari e sul resto del Ddl si prenda tempo per modi­fi­carlo radi­cal­mente. Il testo è anche, per certi versi, inco­sti­tu­zio­nale». «Dubito che ci saranno grandi novità — sostiene Rino Di Meglio (Gilda) — Comun­que se appro­vano la riforma ci daremo da fare per un refe­ren­dum abro­ga­tivo e ci rivol­ge­remo alla corte costi­tu­zio­nale». Sor­ride, invece, Mas­simo Di Menna (Uil scuola), davanti «alla favola dell’ascolto» rac­con­tata da Renzi. «Le ragioni di que­sta pro­te­sta così dif­fusa sono asso­lu­ta­mente chiare, così come sono chiare le pro­po­ste di modi­fica radi­cale dell’impianto. Que­sta “Buona scuola” è una sto­ria nata male che rischia di con­clu­dersi peg­gio». Fran­ce­sco Scrima (Cisl) chiede un nuovo con­fronto con il governo per affron­tare le cri­ti­cità del provvedimento.

L’Unicobas, che ha con­vo­cato pre­sidi di pro­te­sta il 15, 16 e 17 giu­gno in Piazza delle 5 Lune, davanti al Senato, appro­fon­di­sce gli ele­menti dell’«incostituzionalità» riscon­trate ieri anche in com­mis­sione: «C’è una palese dispa­rità di trat­ta­mento sulla tito­la­rità d’istituto tra docenti e per­so­nale Ata — afferma il segre­ta­rio Ste­fano d’Errico — non­chè rispetto al diritto alla per­ma­nenza sul posto di lavoro fra docenti e resto del pub­blico impiego». «Inter­ve­nire per legge su molti isti­tuti eco­no­mici, nor­ma­tivi e di stato giu­ri­dico, signi­fica anche vio­lare uni­la­te­ral­mente, con­tro ogni norma del diritto del lavoro, il con­tratto nazio­nale vigente e tutte le norme poste costi­tu­zio­nal­mente a garan­zia della fun­zione docente in ordine alla sal­va­guar­dia della libertà di inse­gna­mento». Quanto al preside-manager, gli viene attri­buita «una discre­zio­na­lità asso­luta che ricorda quei sistemi tota­li­tari che met­tono i docenti al pro­prio servizio».

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