Scru­tini, il 90% dei docenti sciopera contro il Ddl Scuola

Scru­tini, il 90% dei docenti sciopera contro il Ddl Scuola

La marea del «No» alla riforma della scuola del par­tito demo­cra­tico si è alzata. I primi dati dell’adesione allo scio­pero uni­ta­rio degli scru­tini indetto da Flc-Cgil, Cisl e Uil scuola, Gilda e Snals, e poi da Cobas, Uni­co­bas, Usb, Cub, atte­stano un gigan­te­sco con­senso dell’opposizione con­tro Renzi. Nelle prime due gior­nate di scio­pero in Emilia-Romagna e in Molise, e nella prima gior­nata nel Lazio e in Lom­bar­dia, circa il 90% degli scru­tini sono stati bloc­cati in maniera com­patta. A Bolo­gna, dove con­ti­nua lo scio­pero della fame a staf­fetta tra docenti, stu­denti e geni­tori con­tro il Ddl, la Flc-Cgil con­ferma l’adesione allo scio­pero in mol­tis­sime scuole secon­da­rie di secondo grado. Quasi tutti gli scru­tini pro­gram­mati sono stati rinviati.

Piero Ber­noc­chi dei Cobas prova a trat­teg­giare un primo bilan­cio: «Gli iscritti ai vari sin­da­cati della scuola non supe­rano il 38% — afferma — e in que­sti giorni solo il 10% dei docenti ha col­la­bo­rato, svol­gendo gli scru­tini, all’eutanasia della pro­pria pro­fes­sione». Le ragioni di un’eccedenza rispetto al per­so­nale sco­la­stico sin­da­ca­liz­zato ven­gono spie­gate così dal lea­der dei Cobas: «La scia­gu­rata pro­spet­tiva di un pre­side padrone che assume, licen­zia, pre­mia e puni­sce a suo insin­da­ca­bile giu­di­zio è il motivo pre­va­lente dell’attuale mobi­li­ta­zione». Viene espressa anche una pre­oc­cu­pa­zione rispetto alla dege­ne­ra­zione della pro­fes­sio­na­lità del diri­gente sco­la­stico: «La con­ces­sione dei super-poteri distrug­ge­rebbe ogni col­le­gia­lità negli isti­tuti e un pro­fi­cuo lavoro comune — con­ti­nua Ber­noc­chi — La nostra impres­sione pre­va­lente è che la mag­gio­ranza dei pre­sidi non voglia que­sti super-poteri e ne com­prenda l’inapplicabilità e la negatività».

Le ipo­tesi di emen­da­menti pro­po­ste dal Pd non sem­pli­fi­cano la situa­zione Anzi. C’è la pos­si­bi­lità che siano costretti a cam­biare sede ogni tre o sei anni. Un’ipotesi che demo­li­rebbe i loro pro­getti sulle scuole dirette. La scuola ver­rebbe tra­sfor­mata in una comu­nità iper-verticistica diretta dal Miur. Una pro­spet­tiva che non piace a nessuno.

Il pas­sag­gio a vuoto del governo ieri in com­mis­sione affari costi­tu­zio­nali al Senato, dov’è stato boc­ciato un parere di costi­tu­zio­na­lità del Ddl, ha rin­vi­go­rito l’opposizione negli isti­tuti, stu­denti e tra i sin­da­cati. «La scuola è il primo tema sul quale il governo arre­tra — afferma Danilo Lam­pis (Unione degli stu­denti) –Auspi­chiamo che si con­ti­nui a osteg­giare il Ddl, c’è biso­gno di uno scatto di sin­cera demo­cra­zia per fer­mare l’autoritarismo del governo». Quanto all’«apertura» di Renzi sul Ddl, da discu­tere nei cir­coli Pd e non con la scuola e sin­da­cati, le rea­zioni sono ispi­rate al prin­ci­pio: «Fac­cia pure, non andrà da nes­suna parte». Di chia­mata diretta dei docenti, que­sto è il punto, i sin­da­cati non ne vogliono sen­tire parlare.

«Se è un espe­diente per fiac­care la pro­te­sta, Renzi sba­glia — afferma Dome­nico Pan­ta­leo (Flc-Cgil) — Stralci il decreto sulle assun­zioni dei pre­cari e sul resto del Ddl si prenda tempo per modi­fi­carlo radi­cal­mente. Il testo è anche, per certi versi, inco­sti­tu­zio­nale». «Dubito che ci saranno grandi novità — sostiene Rino Di Meglio (Gilda) — Comun­que se appro­vano la riforma ci daremo da fare per un refe­ren­dum abro­ga­tivo e ci rivol­ge­remo alla corte costi­tu­zio­nale». Sor­ride, invece, Mas­simo Di Menna (Uil scuola), davanti «alla favola dell’ascolto» rac­con­tata da Renzi. «Le ragioni di que­sta pro­te­sta così dif­fusa sono asso­lu­ta­mente chiare, così come sono chiare le pro­po­ste di modi­fica radi­cale dell’impianto. Que­sta “Buona scuola” è una sto­ria nata male che rischia di con­clu­dersi peg­gio». Fran­ce­sco Scrima (Cisl) chiede un nuovo con­fronto con il governo per affron­tare le cri­ti­cità del provvedimento.

L’Unicobas, che ha con­vo­cato pre­sidi di pro­te­sta il 15, 16 e 17 giu­gno in Piazza delle 5 Lune, davanti al Senato, appro­fon­di­sce gli ele­menti dell’«incostituzionalità» riscon­trate ieri anche in com­mis­sione: «C’è una palese dispa­rità di trat­ta­mento sulla tito­la­rità d’istituto tra docenti e per­so­nale Ata — afferma il segre­ta­rio Ste­fano d’Errico — non­chè rispetto al diritto alla per­ma­nenza sul posto di lavoro fra docenti e resto del pub­blico impiego». «Inter­ve­nire per legge su molti isti­tuti eco­no­mici, nor­ma­tivi e di stato giu­ri­dico, signi­fica anche vio­lare uni­la­te­ral­mente, con­tro ogni norma del diritto del lavoro, il con­tratto nazio­nale vigente e tutte le norme poste costi­tu­zio­nal­mente a garan­zia della fun­zione docente in ordine alla sal­va­guar­dia della libertà di inse­gna­mento». Quanto al preside-manager, gli viene attri­buita «una discre­zio­na­lità asso­luta che ricorda quei sistemi tota­li­tari che met­tono i docenti al pro­prio servizio».



Related Articles

Esplode la gioia dell’altra Europa

Gli altri. Per le delegazioni straniere giunte ad Atene il risultato delle elezioni rappresenta una speranza da importare nei propri Paesi. «E’ la prova che anche i piccoli possono fare la storia e cambiare il mondo»

UN RAPPORTO MONTIANO

Una lettura maliziosa potrebbe interpretare il Rapporto Censis come un bilancio più chiaro che scuro del governo Monti. La crisi è durissima, ma, sostiene Giuseppe De Rita, ora dobbiamo metterci tutti insieme per uscirne, evitando di disperdere «nelle venature conflittuali delle prossime vicende elettorali» il lavoro fatto.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment