Tur­chia, anche i movimenti in parlamento

Turchia. Al via il caos politico. Sparatorie tra kurdi a Diyarbakir, 3 morti. Demirtas condanna

Giuseppe Acconcia, il manifesto redazione • 10/6/2015 • Copertina, Internazionale • 838 Viste

Ten­sione alle stelle per le strade del capo­luogo del Kur­di­stan turco. A Diyar­ba­kir sono tre i morti di una duplice spa­ra­to­ria nel cen­tro urbano. Un ten­ta­tivo di spac­care i par­titi kurdi all’indomani della vit­to­ria elet­to­rale di Hdp: lo hanno bol­lato dalla sede del par­tito. Uomini armati hanno attac­cato la sede di un’associazione isla­mica Ihya-Der della galas­sia degli Hez­bol­lah kurdi in Turchia.

Ucciso nella spa­ra­to­ria il lea­der del gruppo, Aytac Baran che aveva subito minacce alla vigi­lia delle ele­zioni. I soste­ni­tori di Hez­bol­lah per ven­detta hanno assal­tato un caffé nel quar­tiere di Shei­tik fre­quen­tato da soste­ni­tori Hdp. Un gior­na­li­sta è morto e tre per­sone sono rima­ste ferite tra cui un poli­ziotto e alcuni soste­ni­tori del par­tito che pro­te­sta­vano con­tro l’assalto. Sela­hat­tein Demir­tas ha subito con­dan­nato le violenze.

Secondo Hdp, in que­sta fase il ten­ta­tivo dei Ser­vizi segreti tur­chi (Mit) sarebbe di incol­pare il Par­tito dei lavo­ra­tori kurdi (Pkk) degli attac­chi e di pro­vo­care un con­flitto tra kurdi.

Poche ore prima il lea­der del par­tito di sini­stra che ha supe­rato lo sbar­ra­mento e otte­nuto 80 seggi in par­la­mento aveva accu­sato lo Stato isla­mico (Isis) di essere respon­sa­bile delle esplo­sioni che lo scorso venerdì hanno cau­sato 4 morti e cen­ti­naia di feriti. Stessa mano sarebbe die­tro alcuni degli attac­chi alle sedi di par­tito alla vigi­lia del voto per il ruolo che i guer­ri­glieri kurdi tur­chi hanno avuto nelle bat­ta­glie in Siria con­tro i jiha­di­sti. Nella città del Kur­di­stan turco di San­liurfa (e anche ad Hatay), dove il par­tito isla­mi­sta mode­rato Akp ha trion­fato, sareb­bero decine i soste­ni­tori di Isis che hanno tro­vato rifu­gio dopo i com­bat­ti­menti che hanno visto pre­va­lere in alcune aree i com­bat­tenti kurdi. I jiha­di­sti godono anche di un certo soste­gno da parte della popo­la­zione locale di ori­gine siriana.

Que­sti epi­sodi allon­ta­nano la pos­si­bi­lità che si formi un governo di coa­li­zione con a capo il pre­mier uscente Ahmet Davu­to­glu che possa in qual­che modo con­tare sul soste­gno esterno di Hdp in cam­bio di grandi con­ces­sioni sul tema del pro­cesso di pace.

E avviano in Tur­chia una sta­gione di insta­bi­lità poli­tica. Borsa e lira turca con­ti­nuano a per­dere sui mer­cati finan­ziari e se entro 45 giorni non si tro­vasse una solu­zione alter­na­tiva si andrebbe ad ele­zioni anti­ci­pate. Per que­sto Borsa e lira turca con­ti­nuano a maci­nare per­dite sui mer­cati finanziari.

Sarà già l’elezione del pre­si­dente del par­la­mento il primo test per i par­titi tur­chi. Entro i pros­simi quat­tro giorni ver­ranno pre­sen­tati i nomi dei can­di­dati e poi si pro­ce­derà al voto a scru­ti­nio segreto. Nelle prime due vota­zioni, l’elezione richiede i voti dei due terzi dei depu­tati. Solo un accordo tra isla­mi­sti di Akp e kema­li­sti di Chp potrebbe per­me­tere di rag­giun­gere il quo­rum neces­sa­rio. Alla quarta vota­zione si pro­ce­de­rebbe al bal­lot­tag­gio tra i due can­di­dati più votati.

Il voto che ha per­messo al par­tito filo-kurdo di entrare in par­la­mento ha pro­dotto un ter­re­moto poli­tico senza pre­ce­denti in Tur­chia. Il lea­der di Hdp Demir­tas ha saputo andare oltre i soste­ni­tori tra­di­zio­nali del Pkk. Hdp si è dimo­strato non solo un par­tito kurdo ma anche un par­tito urbano, con com­po­nenti mar­xi­ste, e soste­ni­tore dei diritti di tutte le mino­ranze. Si tratta di un avver­ti­mento in senso inclu­sivo che dalla Tur­chia arriva a tutti i par­titi com­bat­tenti kurdi dall’Iran all’Iraq fino alla Siria.

La scon­fitta di Erdo­gan che con­ti­nua però ad essere il lea­der del primo par­tito turco avrà delle con­se­guenze rile­vanti in poli­tica estera. Prima di tutto si potrebbe ridurre nei pros­simi mesi il soste­gno turco alle oppo­si­zioni siriane in fun­zione anti-Assad dopo le recenti rive­la­zioni del quo­ti­diano di oppo­si­zione Cum­hu­ry­iet sull’invio di armi in Siria. Eppure il governo turco è uno dei pochi nella regione ad aver saputo con­dan­nare il golpe mili­tare in Egitto e a con­ti­nuare a soste­nere gli isla­mi­sti di Tri­poli in Libia.

E così que­sta scon­fitta elet­to­rale di Akp non segna la fine dell’islamismo poli­tico ma rap­pre­senta una richie­sta che viene soprat­tutto dalle classi disa­giate di meno libe­ri­smo e clien­te­li­smo. In altre parole i par­titi isla­mi­sti mode­rati dovreb­bero ascol­tare di più la loro base elet­to­rale anzi­ché asse­con­dare gli inte­ressi del grande capi­tale. È impor­tante ricor­dare che negli anni di governo di Erdo­gan le disu­gua­glianze sociali in Tur­chia sono dimi­nuite (vedi indice di Gini da 0,42 a 0,38 in dieci anni).

L’ingresso della sini­stra filo-kurda è in ultima ana­lisi un bene per la demo­cra­zia turca. I movi­menti di Gezi sono final­mente appro­dati in qual­che modo in par­la­mento e hanno pro­dotto per­meando il nuovo Hdp qual­cosa di più ori­gi­nale dei movi­menti gio­va­nili nati dalle pro­te­ste di piazza in Egitto e Tuni­sia del 2011. I kurdi con­ti­nuano a rea­gire alle bombe con grande civiltà e pro­prio la loro inclu­sione in par­la­mento avvi­cina la Tur­chia all’Europa come mai prima d’ora.

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