Ankara, ora è guerra contro l’Isis

Turchia. Erdogan autorizza l’uso delle basi contro lo Stato islamico al confine con la Siria

Giuseppe Acconcia, il manifesto redazione • 24/7/2015 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi • 563 Viste

Le auto­rità tur­che, forse troppo tardi, stanno usando le loro basi per bom­bar­dare lo Stato isla­mico in Siria. Gli F-16 dell’aeronautica mili­tare sono decol­lati da Diyar­ba­kir ieri per pat­tu­gliare la zona.

L’esercito ha annun­ciato nuove azioni immi­nenti. Il governo turco non aveva mai voluto con­ce­dere le sue basi per per­met­tere alla coa­li­zione inter­na­zio­nale di bom­bar­dare i jiha­di­sti nella Rojava. Tutto que­sto per fer­mare l’esperimento comu­ni­sta di auto­no­mia demo­cra­tica che è in corso nel Kur­di­stan siriano e man­te­nere Kobane sotto asse­dio. Al con­fine tra Tur­chia e Siria è ormai guerra aperta. Un uffi­ciale dell’esercito turco è stato ucciso nella pro­vin­cia di Kilis e altri quat­tro sono rima­sti feriti.

Dieci mili­ziani dello Stato isla­mico ave­vano aperto il fuoco con­tro i sol­dati tur­chi. Ha avuto ini­zio così un vero e pro­prio com­bat­ti­mento tra mili­tari e jiha­di­sti. Anche un mili­ziano di Isis sarebbe stato ucciso. L’esercito turco ha subito indetto una riu­nione di emer­genza alla pre­senza del pre­mier in pec­tore Ahmet Davu­to­glu che ha pas­sato il pome­rig­gio a stu­diare i pros­simi passi con l’Intelligence turca (Mit), accu­sata di aver favo­rito la pre­senza jiha­di­sta nel paese in fun­zione anti-kurda. Il par­tito kema­li­sta (Kilic­da­ro­glu ha ammesso che la pos­si­bi­lità che si formi un governo di coa­li­zione si allon­tana e le ele­zioni anti­ci­pate sono più vicine) ha pre­sen­tato una mozione per sta­bi­lire una com­mis­sione par­la­men­tare di inchie­sta sugli ultimi attac­chi ter­ro­ri­stici nel Kur­di­stan turco.

Simili richie­ste sono venute da Hdp che ha cri­ti­cato il pre­si­dente Recep Taiyyp Erdo­gan per non aver indetto una gior­nata di lutto nazio­nale dopo l’attentato di Suruç. Gli isla­mi­sti mode­rati hanno però dura­mente attac­cato il par­tito di Sala­het­tin Demir­tas per non aver con­dan­nato l’uso della vio­lenza da parte del Pkk con­tro la poli­zia turca. Ma l’impegno per met­tere in sicu­rezza il con­fine con la Siria è ben più ampio.

Abban­do­nata l’iniziale idea di una zona cusci­netto tra i due paesi in fun­zione anti-kurda, le auto­rità tur­che hanno annun­ciato la costru­zione di una dop­pia bar­riera e di pre­pa­rare un sistema inte­grato di sor­ve­glianza aerea per con­trol­lare il con­fine. Lo scopo è di bloc­care il tran­sito di ter­ro­ri­sti, ha assi­cu­rato il vice-premier Bulent Arinç. Da que­sti vali­chi sono pas­sati i jiha­di­sti che hanno ripe­tu­ta­mente attac­cato Kobane e Tel Abyad nelle scorse set­ti­mane men­tre sono stati fer­mati atti­vi­sti, gior­na­li­sti (noi inclusi), coo­pe­ranti e migliaia di pro­fu­ghi in fuga dai com­bat­ti­menti. E che si pro­fi­lino giorni duri per Is, lo ha con­fer­mato anche l’arresto di due foreign fighters ceceni a Kilis men­tre ten­ta­vano di unirsi ai com­bat­tenti di Is. Insomma l’aria per i jiha­di­sti sta cambiando.

Ieri Erdo­gan ha avuto una lunga con­ver­sa­zione tele­fo­nica con il pre­si­dente Usa Obama che aveva per oggetto pro­prio la neces­sità di fer­mare il flusso di foreign fighters verso la Siria in ter­ri­to­rio turco. Que­sto rin­no­vato sforzo Usa per equi­li­brare lo stra­po­tere sau­dita e i suoi finan­zia­menti ai jiha­di­sti sta final­mente avendo dei risul­tati. Dopo l’accordo sul nucleare ira­niano rag­giunto a Vienna il 13 luglio (appro­vato in sede Onu e in discus­sione al Senato Usa), i sau­diti hanno arre­stato decine di mili­ziani Is e avviato un dia­logo con il movi­mento pale­sti­nese Hamas.

Per Washing­ton, fre­nare l’avanzata di Is serve ad evi­tare che l’Iraq imploda ma avrà anche effetti di lungo ter­mine sulla crisi siriana.

Dome­nica 78 par­titi e movi­menti, non solo tur­chi, inclusa la sini­stra del par­tito demo­cra­tico del Popolo e i kema­li­sti scen­de­ranno in piazza a Istan­bul per pro­te­stare con­tro l’attacco di Suruç dello scorso lunedì. Ma la ten­sione con­ti­nua a dila­gare. Ieri notte un jiha­di­sta dello Stato isla­mico è stato ucciso nella città di Adana per mano dei Ydg-h, movi­mento gio­va­nile affi­liato al par­tito dei lavo­ra­tori kurdi (Pkk) che mer­co­ledì aveva riven­di­cato l’uccisione di due poli­ziotti nella città di con­fine di Cey­lan­pi­nar. Le spa­ra­to­rie sono andate avanti tutta la notte a Diyar­ba­kir dove un poli­ziotto è stato ucciso e un altro è rima­sto ferito.

In que­ste con­ti­nue rap­pre­sa­glie dopo il gra­vis­simo atten­tato del cen­tro Amara si ripe­tono le spa­ra­to­rie tra fazioni kurde (inclusi i gruppi radi­cali vicini agli Hez­bol­lah kurdi, Huda Par e Ihya-Der), come è avve­nuto dopo la vit­to­ria elet­to­rale del 7 giu­gno scorso di Hdp e l’attentato della vigi­lia del voto nel capo­luogo del Kur­di­stan siriano. Secondo gli inqui­renti, gli atten­ta­tori di Suruç e Diyar­ba­kir si sareb­bero lun­ga­mente adde­strati insieme e avreb­bero com­bat­tuto in Siria.

Articoli correlati

5 per mille

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This