Arresti, maxi multe e divieto di cortei rivolta contro Rajoy

Sanzioni fino a 600 mila euro per chi manifesta. Socialisti all’attacco: “Come ai tempi di Franco”

ALESSANDRO OPPES, la Repubblica redazione • 5/7/2015 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Internazionale • 756 Viste

MADRID . Lo Stato minaccioso, il cittadino sospettato permanente, la polizia che- con un potere discrezionale abnorme- stabilisce i confini tra legalità e violazione della norma. Il governo Rajoy sceglie la via della repressione per mettere la sordina alla protesta sociale, diventata pane quotidiano nella Spagna della crisi economica. Il mostro giuridico che ha preso forma nelle stanze del potere del Partito Popolare sotto la dicitura edulcorata di “legge sulla sicurezza dei cittadini”, in realtà ricorda i tempi bui del passato franchista e rimette in discussione principi basilari della convivenza come la libertà di manifestazione e di espressione. Non per niente l’opposizione parlamentare in blocco, che invano ha tentato di bloccarne l’approvazione (presentando poi un ricorso di incostituzionalità) e i movimenti di protesta di piazza l’hanno ribattezzata “ley mordaza”, legge bavaglio.
Da qualche giorno la legge è in vigore, nonostante le pesanti lamentele di organismi internazionali, compreso il Consiglio d’Europa. E per esorcizzarla non è bastato il “cinguettio” che, la sera prima, correva all’impazzata su Twitter rilanciato da centinaia di utenti della rete sociale: “A mezzanotte, non dimenticate di portare indietro le lancette dell’orologio al 1965”.
L’ora “x” è scoccata e c’è poco da scherzare. Il più retrogrado complesso di norme varato nella Spagna democratica prevede un amplissimo ventaglio di multe (da 100 euro fino a un massimo di 600mila) per una serie di azioni classificate come “contravvenzioni lievi, gravi e molto gravi”. È come se il legislatore dicesse: attenti ai vostri movimenti quando uscite di casa, ma neppure tra le mura domestiche potrete stare tranquilli. Tra le azioni considerate più gravi: organizzare manifestazioni non comunicate o proibite nelle vicinanze di “infrastrutture critiche”, tipo centrali nucleari o basi militari (movimenti ecologisti e antimilitaristi sono avvisati). Un gradino sotto (con multe che possono raggiungere i 30mila euro) una raffica di altri comportamenti sui quali si è scatenata la protesta di partiti dell’opposizione e movimenti sociali: manifestazioni nei pressi delle assemblee legislative (nazionale e regionali), anche quando non sia in corso una seduta parlamentare, se «turbano gravemente la sicurezza dei cittadini »; ostacolare l’esecuzione di sfratti da parte della polizia; diffondere su Internet foto di agenti delle forze dell’ordine in azione, quando queste immagini possano «porre in pericolo la loro sicurezza personale o quella delle loro famiglie»; disobbedire o «resistereall’autorità e non identificarsi », anche quando si tratta di sit-in di resistenza pacifica. E poi, con un chiaro avviso rivolto a Greenpeace: protestare «scalando edifici o monumenti senza autorizzazione », sempre che esista il «rischio di procurare danni alle persone o ai beni». L’ultima volta che ci hanno provato è stato proprio il giorno prima dell’entrata in vigore della legge: approfittando della presenza di una gru per lavori di restauro in corso, hanno collocato uno striscione con la scritta «la protesta è un diritto» proprio sulla facciata della Camera dei deputati. Ora una simile performance avrebbe gravi conseguenze.
Ogni divieto ha un suo perché. E sono molti i gruppi e associazioni che si sentono direttamente chiamati in causa: da “Rodea el Congreso”, che negli ultimi tre anni ha organizzato assedi simbolici all’edificio delle Cortes reclamando la fine delle politiche di austerità della destra, alla Plataforma de Afectados por la Hipoteca che ( sotto la guida di Ada Colau, oggi sindaco di Barcellona) ha sensibilizzato la società sul tema degli sfratti. L’aspetto più inquietante della nuova norma è che una serie di reati vengono declassati a contravvenzioni: in questo modo i cittadini non potranno appellarsi ai tribunali per avere giustizia, ma saranno in balia del potere discrezionale della polizia. Che per avere mano libera cercherà di evitare le riprese con videocamera o attraverso gli smartphone. Ma dal suo account Twitter, il leader del Psoe Pedro Sánchez lancia un messaggio rassicurante: «Questa legge avrà la durata dell’esecutivo di Rajoy: appena arriveremo al governo, la abrogheremo». In autunno, saranno gli elettori a decidere il destino della destra e della sua legge liberticida.

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