Battaglia per i profughi alla periferia di Roma la polizia si scontra col muro di CasaPound

Battaglia per i profughi alla periferia di Roma la polizia si scontra col muro di CasaPound

ROMA . A Casale San Nicola hanno già deciso: «Chi mi dice che questi non sono stupratori? Mia nipote sta a casa da sola tutto il pomeriggio.
Te ce li faresti uscire i ragazzini a giocare adesso? Con queste bestie qui?». Due donne e due uomini, età tra i 60 e i 70, parlano osservando il fumo che si alza da una balla di fieno in fiamme. Gli scontri, in questa via stretta e alberata a due passi dalla Cassia, lontana 25 km dal centro di Roma, sono appena finiti.
Da una parte sassi, biglie, ombrelli, sedie, pile, saluti romani, dall’altra scudi, manganelli, spintoni, qualche persona trascinata via. Residenti, comprese donne e anziani, supportati da una cinquantina di ragazzi di CasaPound, molti con magliette di ordinanza degli Zeta Zero Alfa («Figli di un amore disperato», «Una nera estate romana»), contro polizia in assetto antisommossa: finisce con due arrestati, Giorgio Mori, esponente locale di Fratelli d’Italia, un altro giovane vicino al gruppo ultrà romanista di estrema destra “Opposta fazione”, e 14 agenti contusi. Tra loro, colpito in fronte da un sasso, anche un dirigente del commissariato Prati. Nelle prossime ore potrebbero esserci altri fermi per i militanti di CasaPound.
In mezzo ci sono 19 giovani che arrivano da Gambia, Nigeria, Bangladesh, alcuni in Italia già da un anno, trasferiti da una struttura in via Tiburtina in un’ex scuola, immersa nel verde, lontana almeno 4 km dalle fermate dei mezzi pubblici e isolata dal resto degli abitanti di questa periferia a nord di Roma. Aspettano dentro a un pullman per 2 ore, poi, dopo gli scontri vengono lasciati passare. Uno di loro, dagli ultimi posti, mostra il dito medio alla folla. E si riaccende la tensione, con pietre contro i vetri del mezzo e la gente che urla: «Tanto je menamo dopo ».
Non siamo a Tor Sapienza, dove lo scorso autunno scoppiarono proteste anti-profughi. Qui, dicono dalla Questura, «non ci sono altri centri, nè prostitute, nè campi rom». Ci sono campi da tennis, ville con doppi cancelli, macchine di grossa cilindrata, cavalli nei recinti. L’unico rumore è il verso, incessante, delle cicale. Le 250 famiglie residenti lamentano l’isolamento, la mancanza di illuminazione, i servizi che non ci sono. E temono con l’arrivo dei rifugiati (contro cui protestano da 3 mesi) l’aumento dei furti: «Siamo abbandonati, qui la polizia non passa mai».
Da ieri sera, invece, manterrà un presidio fisso con 5-6 blindati davanti all’ingresso del nuovo centro. Nei prossimi giorni, già oggi, dovrebbero arrivare altri ospiti. «Non più di cento – dice il prefetto Franco Gabrielli – L’obiettivo è redistribuire i migranti a Roma, allegerendo alcuni municipi troppo congestionati. In città non ci possono essere zone di serie A e di serie B. Quelle di ieri sono state scene indecenti».


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