Gre­cia, un nuovo esecutivo per attraversare l’accordo con Bruxelles

Gre­cia, un nuovo esecutivo per attraversare l’accordo con Bruxelles

Alla fine Ale­xis Tsi­pras ha deciso. Il suo sarà un governo di mino­ranza. L’opposizione interna di Syriza appog­gerà le ini­zia­tive legi­sla­tive del governo quando con­corda, si dis­so­cerà quando lo vorrà. L’esecutivo non dovrebbe incon­trare pro­blemi nella sua azione, visto che potrà disporre di un’ampia mag­gio­ranza, inclu­dendo anche i par­titi dell’opposizione favo­re­vole all’austerità.

In que­sto modo Tsi­pras ha evi­tato di tra­sfor­mare il deciso passo indie­tro decre­tato nell’ultimo fine set­ti­mana in una disa­strosa rotta in grado di tra­vol­gere il suo governo. Se il pro­getto dell’estrema destra libe­ri­sta, domi­nante nell’eurozona, era quello di liqui­dare un governo sco­modo, almeno su que­sto punto deve reg­strare un fallimento.

È evi­dente però che la situa­zione all’interno di Syriza non è asso­lu­ta­mente tran­quilla. Ci sarà la con­vo­ca­zione del Comi­tato Cen­trale e già da adesso si sa che la posi­zione del pre­si­dente è a rischio. Il «par­la­men­tino» del par­tito è spac­cato esat­ta­mente a metà, con una leg­gera mag­gio­ranza in favore dei dis­si­denti. Non si può esclu­dere in fondo al viale una vera e pro­pria scis­sione di Syriza e la pre­senza di due liste alle ele­zioni che tutti danno per sicure, forse in autunno, forse più tardi.

Tsi­pras vive que­sta situa­zione con grande sof­fe­renza. Per chi cono­sce le abi­tu­dini e lo spi­rito che carat­te­riz­zava fino a ieri que­sto par­tito sa quanto siano trau­ma­ti­che certe rot­ture, non solo poli­ti­che ma anche per­so­nali. Ieri, nel seguire i ten­ta­tivi di spe­gnere i grandi incendi che imper­ver­sa­vano in tutta la Gre­cia cen­trale, il pre­mier ha dato luce verde anche alla nuova com­po­si­zione del governo.

Alcuni nuovi ingressi sono di tipo tec­no­cra­tico, gente in grado di dare una mano al governo nella gestione della dif­fi­cile situa­zione del paese. Ma ci sono anche diri­genti di Syriza e per­fino uno dei Greci Indi­pen­denti, un sot­to­se­gre­ta­rio pre­po­sto al risa­na­mento del sistema pen­sio­ni­stico. In sostanza, un nuovo ese­cu­tivo per affron­tare il duro periodo di appro­va­zione delle (brutte) misure impo­ste dai cre­di­tori ma non di più: si direbbe che è evi­dente il suo carat­tere tran­si­to­rio e di fatto preelettorale.

Tsi­pras si è con­vinto che se c’è un modo per ripren­dere il filo con i dis­si­denti del suo par­tito e con­so­li­dare l’ampio con­senso popo­lare otte­nuto con la dura trat­ta­tiva con i cre­di­tori, è quello delle riforme interne. Riforme vere, non i tagli alle pen­sioni e i licen­zia­menti nel set­tore pub­blico che ha impo­sto per mezzo decen­nio la troika. Rifor­mare lo stato greco, prima ple­to­rico, cor­rotto e inef­fi­ciente, ora ridotto, ancora cor­rotto e sem­pre inef­fi­ciente: come hanno dimo­strato le dif­fi­coltà dei vigili del fuoco a spe­gnere i grandi incendi scop­piati ieri. Solo il suo governo, estra­neo agli scambi di favori con gli oli­gar­chi e alle logi­che clien­te­lari, può effet­ti­va­mente cam­biare l’amministrazione e sgan­ciarla dalle logi­che per­verse del vec­chio regime.

Ieri, gior­nata dei fuo­chi, avrebbe dovuto essere pre­sen­tato il nuovo piano per la distri­bu­zione delle fre­quenze. È un punto cen­trale per il risa­na­mento della vita poli­tica greca, col­pendo a fondo l’artiglieria pesante dell’oligarchia, le emit­tenti Tv pri­vate. Su que­sto ter­reno il governo non comin­cia da zero: ha già chie­sto il ver­sa­mento di tasse arre­trate dovute dal 2011, gua­da­gnan­dosi l’ostilità perenne del sistema tele­vi­sivo privato.

Ma in que­sto scon­tro Tsi­pras ha un ampio soste­gno popo­lare: le Tv pri­vate hanno perso del tutto ogni bri­ciolo di cre­di­bi­lità che le era rima­sto con la cam­pa­gna goe­bel­siana per il sì al refe­ren­dum: i loro ascolti sono mise­ra­mente crol­lati men­tre quelli della Tv pub­blica Ert sen­si­bil­mente saliti. Senza pub­bli­cità pub­blica, senza cre­diti da parte di ban­che com­pia­centi, senza accesso pri­vi­le­giato ai for­ni­ture e appalti pub­blici per finan­ziarlo, lo stru­mento prin­ci­pale della pro­pa­ganda della mise­re­vole classe diri­gente greca sta già in pro­fonda crisi.

Le misure di giu­sti­zia fiscale sono essen­ziali nella stra­te­gia del governo. Fino a oggi la troika usava l’estesa eva­sione dell’Iva pro­prio per pre­mere in favore dell’aumento delle ali­quote. Men­tre sta con­clu­den­dosi la terza set­ti­mana con le ban­che chiuse, si è sco­perto che il paga­mento elet­tro­nico, pro­po­sto da Varou­fa­kis per le zone turi­sti­che ma boc­ciato dai cre­di­tori, sta diven­tando popo­lare. Si potrebbe insi­stere su que­sto tasto.

Anche nel set­tore pen­sio­ni­stico c’è un vasto campo di atti­vità per un governo riformatore.

Tsi­pras ha già dichia­rato che «andare in pen­sione a 55 anni non è di sini­stra» e si pre­para a tagliare con deci­sione i pre­pen­sio­na­menti clien­te­lari, ma non le pen­sioni infe­riori alla media: il pic­colo sup­ple­mento alle pen­sioni minime chia­mato Ekas è stato depen­nato dalla troika ma Tsi­pras ha otte­nuto la sua sosti­tu­zione con una spe­cie di sala­rio minimo.

È que­sto il nuovo ter­reno di scon­tro per la sini­stra gover­na­tiva greca. Se rie­sce a pie­gare le resi­stenze dei poteri forti, riu­scirà a recu­pe­rare anche gran parte del dis­senso interno. Ha dalla sua un forte soste­gno popo­lare e il totale disarmo dell’opposizione di destra. Sta a lei dimo­strare che la sini­stra può gover­nare, secondo il suo pro­gramma, anche in un ambiente euro­peo ostile.



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